Partido Comunista Internacional

Nelle file dell’Internazionale Pt.2

Categorías: Third International

Parte de: Nelle file dell’internazionale Comunista

Este artículo ha sido publicado en:

Rivista quindicinale del lavoro di organizzazione e dello sviluppo dei Partiti Comunisti in tutto il mondo

Nella SVIZZERA il 5 e 6 marzo fu tenuto, a Zurigo, il Congresso che sanzionò la fusione dell’ala sinistra della socialdemocrazia con il Partito Comunista. 

Il nuovo partito, che ha preso il nome di Partito Comunista di Svizzera, s’è costituito sulla base del programma dell’antico Partito Comunista e delle risoluzioni del Secondo Congresso internazionale di Mosca. 

Non più di 4 o 5000 appena il 10 % sono i secessionari dalla socialdemocrazia svizzera; ciò dipende dal fatto, come fu già osservato, che la gran maggioranza di essa è formala da elementi piccolo borghesi ed impiegati che mirano al miglioramento economico immediato, non è certo dal Partito Comunista che possono aspettarselo! 

Le feste di Pasqua hanno dato occasione a vari Congressi. 

Nei PAESI SCANDINAVI si sono tenuti quelli del Partito di sinistra di Svezia e del Partito Operaio Norvegiano: ambedue tra i primi ad aderire alla Internazionale di Mosca, ma che tutt’ora dovevano mettersi in regola con le sanzioni da essa emanate. 

Nella SVEZIA l’accettazione completa dei 21 punti e la conseguente adozione del nome di Partito Comunista di Svezia ha provocato l’uscita degli elementi opportunisti-parlamentari: Vennertrom ha creato un terzo partito. 

II Sindaco di Stoccolma Lindhagen farà invece banda a sé. 

Nella NORVEGIA, dove gli elementi riformisti sono usciti, in gran parte, di loro iniziativa alcuni mesi fa per creare un partito socialdemocratico, le decisioni del Congresso sono state meno recise perché s’è permesso di rimanere disciplinati ai centristi, e s’è mantenuto, per opportunità, il vecchio nome di Partito Operaio. 

Pure durante le feste Pasquali in INGHILTERRA si tenne l’annunciato Congresso del Partito Operaio Indipendente (I.L.P.) che, come era già previsto, respinse a grande maggioranza l’adesione a Mosca e alle sue condizioni, e provocò l’uscita immediata della minoranza che ha deciso di fondersi con il partito comunista della Gran Bretagna, fondato nel gennaio scorso a Leeds. 

Non sappiamo pel momento quanta sarà questa forza che va ad ingrossare le file degli aderenti della Terza Internazionale in quella Inghilterra che sta traversando proprio in questi giorni la più grave crisi da quando esiste come stato tipicamente capitalistico. 

II Congresso che doveva tenere in SPAGNA il Partito Comunista si è dovuto rimandare causa il raddoppiato terrore che ha seguito l’esecuzione di Dato ed il conseguente arresto di vari dirigenti del Partito medesimo. 

Si attende il Congresso del Partito Operaio Socialista che vorrà fissare, una buona volta, il suo rifiuto di aderire a Mosca e mettere così gli elementi di sinistra, primo il dondolone Anguiano. nella alternativa di decidersi o di restare nel vecchio partito o di venire coi comunisti. 

Si progetta anche, in unione col neo Partito Comunista del PORTOGALLO, di costituire un unico partito comunista per tutta la regione Iberica.

Nella CECO-SLOVACCHIA il primo passo risolutivo è stato fatto al Congresso di Reichenberg dove s’è costituito il Partito Comunista di Ceco- Slovacchia, Sezione tedesca. 

I compagni slovacchi già nel gennaio scorso avevano aderito alla Terza Internazionale. 

Tuttora esitante è la sinistra ceca – il leader di essa Smeral serrateggia e mena per le lunghe la convocazione del Congresso nazionale che dovrà affasciare in un unico partito comunista tutte le molteplici nazionalità tedesca, slovacca, magiara che rendono questo novello Stato etnicamente il più tipico erede della dualistica monarchia d’Absburgo. 

Nella RUMENIA il Partito Socialista è l’unico che, dopo la guerra. non ha ancora tenuto un Congresso nazionale, e la questione della Internazionale è restata sino ad oggi insoluta. 

Aveva inviato una delegazione in Russia ed essa s’era accodata anche un ex-ministro della Transilvania, certo Fluerasch: ma fu a Mosca Messo bellamente alla porta e Zinovief così lo congedò: «Spero che avremo così creato un precedente e che i signori ministri che chiamano socialisti non verranno più a battere alle porte della Internazionale Comunista, dove non c’è posto per loro». 

La delegazione è tornata propugnando l’adesione, e i socialdemocratici si sono affrettati ad uscire dal Partito e partecipare in massa al Congresso di Vienna della Internazionale 2 ½.

Ma dubitiamo che neppure ora questo Congresso che dovrebbe sancire l’adesione a Mosca si potrà tenere, perché col reciso atteggiamento del Partito se iniziata una reazione che temiamo condurrà, anche in Rumenia, a togliere la possibilità di qualsiasi attività legale al partito della sorella minore latina. 

Per il mese prossimo è stato convocato, in GRECIA, a Salonicco, il Congresso che dovrà por termine all’opportunismo degli attuali dirigenti, i Benaroya ed i Sideris ed uniformare il Partito strettamente ai deliberati di Mosca. 

Almeno tale opportunismo lo denunciano gli estremisti di sinistra che si sono staccati, qualche mese fa, ed ora pubblicano una loro rivista: il «Comunismo». 

Non si può parlar più di Congresso del partito nella JUGOSLAVIA perché, come fu già riferito, dal dicembre scorso questo partito è stato legalmente disciolto e la sua stampa è stata soppressa. 

Si danno un gran da fare invece i socialdemocratici, espulsi recentemente e che hanno avuto la sfrontatezza di atteggiarsi a rappresentanti del proletariato della Jugoslavia al Congresso della Internazionale 2 1/2 di Vienna. 

Nella RUSSIA, infine, come fu rimarcato al IX Congresso del Partito Comunista si va maturando il processo d’assorbimento dei vari partiti che sono posti nell’alternativa o di fondersi con il Partito Comunista, custode della Internazionale proletaria, o di finire nelle file della controrivoluzione.

Si sono successivamente sciolti, aderendo al Partito Comunista. gli «internazionalisti», la Lega dei Massimalisti, i Borotbisti ucraini, e in questi giorni, proprio i socialisti rivoluzionari di sinistra che fanno capo a Kamkof e Karelin. 

Queste adesioni unite alla partecipazione sempre maggiore delle grandi masse dei «fuori partito» sono al lavoro di ricostruzione – sono la prova tangibile del consolidamento del potere dei Soviet. 

I vari Schneider che rappresentatore a Vienna i s.r., i vari Martof che hanno ora piantate in Germania le proprie tende, fatalmente dovranno fare la miseranda fine dei Savinkof, quella di agenti prezzolati della controrivoluzione. 

La decisione del Bund, nel suo Congresso di Minsk, di sciogliersi e fondersi nel Partito Comunista di Russia è l’epilogo della conversione a sinistra che la più antica organizzazione ebraica, ch’era stata fondata già nel 1897, aveva iniziato da un paio d’anni. 

Anche l’altro partito ebraico: il Poule Zion (i lavoratori di Sion), segue la stessa evoluzione verso il comunismo, e non sarà lontano il momento in cui la Sezione ebraica del Partito Comunista russo, potrà raggruppare attorno al suo Ufficio tutto quel proletariato che è stato il pioniere del movimento rivoluzionario nella Russia czarista. 

Secondo Plehve, il primo ministro russo, l’80 % delle rivoluzionarie erano ebree