Partito Comunista Internazionale

Un’autentica battaglia proletaria dei tranvieri fiorentini, e nostra

Categorie: CGIL, Union Activity

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I bonzi sindacali sono rimasti stupefatti delle simpatie che, in poco meno di un mese, buona parte degli operai dell’azienda tramviaria di Firenze hanno rivolto al “Tramviere Rosso”, bollettino dei nostri compagni iscritti alla C.G.I.L. Ma ancor più si sono meravigliati (e sbalorditi) che proprio attorno al “Tramviere Rosso” si siano stretti gli operai e i proletari più avanzati, promuovendo un’azione rivendicativa e salariale che usciva dagli schemi abituali imposti dalle dirigenze opportuniste ed era condivisa da tutti i tramvieri. È stata finora una battaglia dura, e più lo sarà in avvenire, nella quale l’opportunismo ha messo in atto le armi più ignobili, non esclusa la denigrazione, la calunnia e la provocazione nei confronti del rappresentante più qualificato e coraggioso del nostro gruppo. I dirigenti hanno così dimostrato di temere assai più la viva e fervida fiammata della base verso cui usano armi che mai dirigono e mai dirigeranno contro le direzioni padronali, che l’intero sistema difensivo capitalistico, nel quale anzi non tralasciano occasione di farsi assorbire.

I tramvieri non hanno avanzato richieste catastrofiche, né spinto il sindacato sull’orlo della rivoluzione, per suscitare una reazione così violenta da parte dei “capi”. Hanno chiesto un aumento eguale per tutti di diecimila lire al mese, il prolungamento dei tempi di lavoro, l’abolizione del lavoro straordinario, e soprattutto l’impegno formale e solenne del sindacato di non accettare nessuna tregua salariale, né alcuna castrazione della lotta, né alcuna ignobile mutilazione delle rivendicazioni.

Il nostro rappresentante, delegato degli operai, ha sostenuto con forza questi punti calorosamente approvato dall’assemblea: li ha sostenuti mentre i bonzi sparavano a zero contro le posizioni difese dagli operai rifiutandosi di impegnarsi tanto sul programma rivendicativo, quanto sui suoi mezzi di attuazione, fra cui lo sciopero senza preavviso da continuarsi anche durante le trattative, fino all’accoglimento globale delle richieste.

I “dirigenti” sperano di stancare i lavoratori per farli rientrare nei ranghi e farli desistere dalle loro posizioni avanzate (che essi definiscono “anarco-sindacaliste”!!) mandando per le lunghe l’agitazione, convocando separatamente le assemblee dei vari settori e distanziandole di vari giorni l’una dall’altra. Ma, sia detto a onore degli operai, questa impennata di orgoglio di classe dura ormai da un mese, durante il quale essi sono riusciti ad attirare sulle loro posizioni perfino un certo numero di attivisti fra i più sensibili alle esigenze della lotta proletaria. Va ascritto a loro merito l’aver capito che, per lottare seriamente e con decisione, bisogna inevitabilmente cozzare contro gli opportunisti sindacali e politici, quelli che sono stati fino ad ora, anziché i rappresentanti degli operai, i loro veri avversari.

L’esito economico di questa lotta, quale che sia, non potrà mai offuscare il significato prezioso di questa autentica battaglia proletaria, che indica chiaramente a tutti i lavoratori la funzione disgregatrice e sabotatrice dell’opportunismo, e, d’altra parte, l’incommensurabile e gigantesca forza di cui gli operai dispongono quando trovano condizioni ambientali e di guida favorevoli. Infine, l’episodio è una nuova prova che l’attuale equilibrio instabile dei rapporti sociali si risolverà a favore del proletariato a condizione che in esso lieviti e si potenzi l’operante azione politica del partito comunista rivoluzionario.

Il nostro partito non mancherà al compito storico di dirigere i proletari oltre il salario, oltre l’immediata e aleatoria conquista economica, verso la rivoluzione, verso il socialismo. “Invece della parola d’ordine conservatrice: ‘Un salario equo per una giornata di lavoro equo!’ iscriveremo allora sulla rossa bandiera operaia la parola d’ordine rivoluzionaria: ‘Abolizione del salariato!'” (Marx, Salari, prezzi e profitti).