Il Congresso del P.C. di Francia discute della tattica sindacale
La seconda giornata
PARIGI, 29.
Nella seduta antimeridiana, il Congresso si occupa della propaganda fra le donne e della propaganda antimilitarista. Hanno parlato vari compagni e compagne, ed in ultimo si è deciso di rimandare la discussione ad una seduta notturna.
Un messaggio dell’Internazionale Comunista
Nella seduta pomeridiana, Loriot prende la parola per annunziare che leggerà un importante messaggio inviato al Congresso dell’Esecutivo dell’E.C.
Il documento è ascoltato dal Congresso in religioso silenzio. Il manifesto comincia con il porre in rilievo come siano andati a finire i compagni che si sono staccati dal partito. Essi avevano affermato che malgrado la scissione sarebbero rimasti dei rivoluzionari e degli amici della Rivoluzione russa. Ma l’opposizione ai principi comunisti che li trascinava fiori dai ranghi del partito purificato, non tardò a trasformarli in controrivoluzionari aperti. Ogni giorno sulle loro labbra si trovano le frasi che i nemici più accaniti pronunciano contro la Rivoluzione proletaria. I dissidenti fanno del loro partito il «trait-d’union» fra l’Internazionale di Vienna e la II Internazionale, quella dei ministri e dei re. In seguito il manifesto esprime tutta la gioia dell’Internazionale per il magnifico sforzo compiuto nell’organizzazione del partito comunista francese che raggruppa ormai 130 mila aderenti. Il manifesto soggiunge però che questi risultati non possono tuttavia coprire le debolezze e le lacune manifestatesi nel primo anno di vita del partito. L’Internazionale non si accontenta di inviare ai compagni saluti e felicitazioni: suo compito – dice l’appello – è di segnalare fraternamente ai compagni le loro debolezze per cercare in stretta collaborazione con essi di farle scomparire, guidati unicamente dallo scopo di lavorare per la Rivoluzione mondiale. L’Esecutivo internazionale analizza quindi tutte le manchevolezze dell’azione del partito. Parlando della direzione del partito, dice che dal Congresso di Marsiglia essa deve diventare più risoluta nei suoi atti ed effettuare un controllo politico rigoroso sui lavori parlamentari. È suo dovere di assumere un chiaro, preciso atteggiamento su tutti i problemi che si presentano sulla piattaforma politica nazionale ed internazionale. Sarà compito anche della nuova direzione di sviluppare nel partito un fermo spirito di disciplina: i comunisti devono sentirsi innanzi tutto membri del partito e agire come tali nella vita pubblica ed in quella privata.
Ma il problema più importante trattato dal manifesto è quello della politica sindacale. Il partito deve adottare una precisa linea di condotta. Esso non ha diritto di disinteressarsi dei problemi operai. È suo dovere di rivendicare altamente davanti alla classe operaia il diritto e il dovere di occuparsi di questi problemi. Non è più possibile tollerare che i membri del partito comunista possano sostenere la politica dei Jouhaux e dell’Internazionale di Amsterdam. Si deve dire chiaramente a quelli che sono d’accordo con Jouhaux che il loro posto è nel partito di Renaudel, di Thomas e di Longuet. Un altro compito del partito è quello di combattere pure con estrema energia le idee anarchiche o sindacaliste che negano il compito del partito nella azione rivoluzionaria. Il Partito deve chiaramente affermare che la sua volontà e quella dell’Internazionale comunista non è di subordinare i Sindacati al Partito.
Il Partito deve cercare la collaborazione con i sindacalisti che hanno modificato il loro punto di vista rivoluzionario al contatto della storia di questi ultimi anni discutendo fraternamente con essi su tutti i problemi rivoluzionari. Se questa tattica sarà seguita è indubitabile che numerosi sindacalisti comunisti che oggi guardano con sospetto il partito finiranno per aderirvi. L’Esecutivo di Mosca approva le tesi presentate sul problema sindacale dal C.D. e suggerisce anche al Congresso di approvarle. Con ciò sarà compiuto un primo atto chiarificatore su una questione che è fondamentale. Il manifesto parla quindi del controllo della stampa comunista da parte del C.E. francese, riferendosi soprattutto alla posizione polemica sssunta dai giornali La Vague di Brissino e del Journal du Peuple di Fabre, che seguono punti di vista discordi con quelli del Partito e dell’Internazionale. L’appello chiede al Congresso di assumere su questa questione una posizione precisa: «Ritardare la soluzione di questo problema, soggiunge il C.E., è tanto più grave dato l’orientamento del Journal du Peuple che raggruppa intorno a sé un gruppo di collaboratori opportunisti, che piangono tuttora l’atto di Tours, l’allontanamento dei dissidenti e di Serrati e sostengono la collaborazione aperta coi partiti della borghesia, con la costituzione di un blocco di sinistra». Il manifesto conclude dicendo che l’Internazionale comunista spera che Marsiglia rappresenti una data ancora più importante di quella di Tours nella storia del movimento operaio in Francia, la Internazionale è sicura che il partito francese farà tutto il suo dovere per la liberazione totale dei lavoratori.
La lettura del manifesto è accolta da un caloroso applauso da parte dei delegati.
Vaillant-Couturier
Ripresa la discussione, dopo brevi osservazioni di alcuni oratori, ha la parola Vaillant-Couturier.
Egli nota la differenza di atteggiamento e di tendenze esistente fra i giovani e gli adulti. Nota che i primi debbono il massimo rispetto ai secondi ma ciò non può impedir loro di notare gli atti di indisciplina degli altri comunisti. Afferma che non bisogna esagerare nel combattere gli «opportunisti di sinistra». Esso in gran parte eccede, perché è malcontento della C.D. Si augura che la C.D. esca dal Congresso rafforzata nella fiducia degli iscritti e nelle intenzioni di fare opera proficua e fattiva.
Frossard
Ha poi la parola Frossard, segretario del Partito. Egli dichiara di aver atteso con ansia il Congresso, perché spera che esso dissiperà l’atmosfera di sfiducia sulla quale era impossibile lavorare proficuamente. Che se ciò non avvenisse egli lascerebbe volentieri la C.D. Afferma che tutti i membri della C.D. sono responsabili della sua politica.
Polemizza con Loriot che ha detto che «si potrebbe fare di Cachin e Frossard dei comunisti»; ricorda che dall’età di 17 anni egli si è dedicato al comunismo.
Parlando della delega di Souvarine a Mosca, dice che Souvarine voleva essere delegato, e ci riuscì perché egli non è sempre acre, ma sa anche essere mellifluo e seducente: difatti – nota Frossard – egli s’è messo in saccoccia tutta la delegazione a Mosca.
Parlando della stampa, dice che essa deve essere libera per tutti i compagni; ma essi non hanno il diritto di ingiuriarsi l’un l’altro.
Combatte la proposta del «praesidium» avanzata da Loriot. Sostiene che delegare a pochi membri del C.D. la funzione di dirigere tutta l’attività politica del Partito, significherebbe imitare la dittatura di poche persone.
Propone invece di attribuire la soluzione dei conflitti ad una apposita commissione.
Conclude riaffermando la necessità della fraterna unione di tutti gli elementi iscritti al Partito.
Parla poi Raul Verfuil, che muove alcune osservazioni a Frossard e rimprovera a Loriot di non aver difeso con sufficiente calore Frossard a Mosca.
Giorgio Pioch prende poi la parola per trattare di alcuni argomenti riguardanti la Federazione della Senna.
Loriot
Ha quindi la parola Loriot. Egli promette che per risolvere le questioni pendenti nel P.C. di Francia, è necessario usare la massima franchezza. Rispondendo all’accusa di non aver abbastanza difeso Frossard, nota che egli a Mosca partecipando soprattutto come membro della C.E. della III Internazionale.
Tornato in Francia, si è accorto che il C.D. non ottempera menomamente alle decisioni dei Congressi Internazionali. Dimostra come sulla stampa comunista francese abbiano potuto, ad esempio, svolgersi delle campagne anticomuniste.
Un’altra decisione dell’Internazionale consisteva nella creazione del «praesidium». Fa l’analisi del progetto che ha incontrato l’opposizione di Frossard. Critica il controprogetto di Frossard. Alcuni compagni – dice Loriot – credono che la politica comunista può variare a seconda dei varii partiti comunisti. Ciò non è esatto: non esistono «i Partiti comunisti». Esiste il Partito Comunista mondiale. Esso deve essere il fortissimo Stato Maggiore della Rivoluzione mondiale.
Il discorso di Loriot termina tra vivissimi applausi.
Dopo alcuni altri brevi discorsi la seduta vien tolta.
La terza giornata
Presiede Jules Blanc.
Un delegato dell’Alsazia-Lorena protesta contro le persecuzioni esercitate dalla polizia ai danni dei comunisti.
Frossard, a nome del Congresso, si associa a questa protesta.
Clamamus, relatore su questo tema, dà alcune spiegazioni sulla sua relazione scritta. Polemizza con coloro che han chiesto la soppressione dell’Internazionale.
Renaud Jean sostiene invece la proposta di immediata soppressione dell’Internationale, se la Federazione della Senna non si impegna di sopportarne in parte il deficit.
Concludendo, chiede che l’Humanitè faccia delle edizioni regionali, e che siano soppressi gli organi che, come l’Internationale, vivono una vita assai grama.
Vari oratori parlano poi pro o contro la soppressione dell’Interntionale. Alcuni, fra le proteste di Frossard, accennano a cumuli di stipendi che, a parer loro, si verificano.
(Seduta pomeridiana)
Parla per primo Georges Levy, che porta il saluto del P.C. inglese.
Poi Frossard comunica che solo la Federazione della Sennza ha presentato un elenco di candidati al C.D. Gli altri elenchi possono essere consegnati alla Presidenza del Congresso.
Amedeo Dunois
Sulla questione dei rapporti fra sindacati e Partito, ha la parola il relatore, Amédéè Dunois.
Egli esordisce citando un brano di Lassalle, in cui è detto che il proletariato è la base sulla quale sarà costruita la città dell’avvenire.
Ritiene indispensabile l’autonomia sindacale, resa necessaria dalle esigenze del fronte unico proletario.
Noi abbiamo detto nelle tesi che noi siamo l’avanguardia rivoluzionaria. Ma poiché ciò ha irritato alcuni sindacalisti, noi siamo pronti a modificare questa espressione. Ma come gli anarchici ed i sindacalisti son padroni di difendere il loro punto di vista, così il P.C. può pretendere che i suoi iscritti non seguano le direttive di Jouhaux.
Ernesto Lafont
Prende poi la parola Ernest Lafont della Federazione della Loire. Egli sostiene la tesi dell’autonomia sindacale ed afferma che il medesimo Loriot ha presentato alcuni mesi or sono delle tesi in termini meno aspri ma Dunois è ancora meno aspro di quanto Loriot non sia stato allora: tanto meglio. L’oratore è per l’azione liberamente coordinata dei sindacati e del partito.
Dunois interrompe esclamando: «È la mia idea».
Lafont risponde: «Se questa è la tua idea, non sei riuscito ad esprimerla con chiarezza. L’oratore sostiene che la tesi del C.D. dovrebbe essere sfrondata con la esposizione storica più completa e particolareggiata. Egli afferma che l’influenza dei teorici è nulla. Gli operai in lotta fanno in un giorno assai più comunismo di quanto non ne facciamo noi in cinque di congresso. L’oratore combatte decisamente l’affermazione contenuta nelle tesi del C.D. circa la preminenza della funzione del partito sui sindacati. Rimprovera il C.D. di non essersi accontentato della mozione di Souls relativa ai sindacati. Nota nella tesi di Dunois la contraddizione di essersi turbato dinanzi alla parola «Stato maggiore» e di aver usato invece due volte quella di «Avanguardia». Rivolto a Dunois esclama: «Non negarlo, Dunois, tu non sei d’accordo con Loriot». Tornando a polemizzare sulla tesi dell’influenza del Partito nei sindacati afferma che si vorrebbe imporre loro una parola d’ordine. Questo, secondo l’oratore, non sarebbe coordinazione ma ingiustificata ingerenza. Concludendo afferma che il Partito comunista non ha il diritto di dire ai sindacati: «costituite i Consigli di fabbrica, alla stessa guisa che non ha il diritto di dire: fate uno sciopero generale!». E riafferma che è suo parere che il Partito è divenuto troppo teorico e poco si preoccupa delle reali condizioni delle masse, insistendo nella sua tesi dell’autonomia sindacale.
Majoux
Esordisce affermando che i comunisti non hanno alcuna lezione da dare ai sindacalisti rivoluzionari. Polemizza con la formula: né opportunismo di destra né di sinistra, che somiglia stranamente con l’altra: né reazione né rivoluzione. Il Partito comunista non ha da fare alcuna concessione alla borghesia. Afferma che in Francia non è applicabile la tesi sindacale russa. Confuta vari punti della tesi presentata dal C.D. che definisce «maldestra».
Tasca per il P.C. italiano
Tasca prende la parola a nome del Partito comunista italiano. Espone tutta l’importanza che i comunisti italiani danno al movimento comunista francese. Prosegue affermando che l’esperienza dei comunisti italiani può essere utilissima a quelli francesi. Bordiga ha riconosciuto che la situazione in Francia non è la stessa di un anno fa. La colpa è del Partito comunista che non fu, quando sarebbe stato necessario, all’altezza della situazione. L’oratore parla a lungo dei Consigli di fabbrica e del controllo operaio del settembre 1920. dimostra che il movimento fallì perché mancava un partito politico rivoluzionario fortemente organizzato. Egli riconosce che l’occupazione delle fabbriche fu prodotta dalle circostanze più che dalla volontà dei compagni: ma essa non poteva essere rivoluzionaria senza la integrale presa di possesso del potere politico.
Noi siamo per l’unità sindacale. Per questo siamo rimasti nei sindacati riformisti e controrivoluzionari: per esercitarvi una costante influenza comunista. So bene che la situazione in Francia è diversa, perché il sindacalismo francese è assai più importante del sindacalismo italiano, ma anche in Francia è necessario che il P.C. prenda un deciso atteggiamento. L’oratore passa poi a trattare la situazione creata in Italia dal fascismo e spiega l’atteggiamento del Partito comunista che nell’infuriare della reazione non ha tentennato un solo istante. Conclude affermando che se il Sindacato è necessario nella lotta contro il padronato, il partito di classe è del pari indispensabile perché esso è lo strumento e la sintesi necessaria della rivoluzione mondiale.