حزب کمونیست انترناسیونال

Il Comunista 1922-04-08

L’Intesa e le Internazionali

BERLINO, 5.

La prima riunione della Conferenza socialista internazionale è stata assai interessante in quanto ha fornito gli elementi per la caratterizzazione di tutti i gruppi che hanno partecipato ad essa, così in generale come in relazione al problema del fronte unico proletario.

La posizione della Internazionale comunista è stata molto chiara e precisa: essa non ha nascosto la fondamentale differenza che separa le organizzazioni rivoluzionarie da quelle opportunistiche, ma – seguendo il comando dell’ora, essa ha proposto la lotta comune per degli scopi comuni immediati.

«Proletari Unitevi tutti, tutti, tutti! Unitevi perché si sta per strappare dalla nostra bocca l’ultimo pezzo di pane! Unitevi per difenderlo!».

Questa è stata la parola della Internazionale comunista. E questa era la reale posizione del fronte unico proletario.

In modo molto diverso si è presentata la seconda Internazionale. E – purtroppo – il suo atteggiamento assomigliava all’«atteggiamento della classe dominante». Il borghese Vandervelde ha creduto opportuno di guidare, anziché un attacco contro l’offensiva borghese, un attacco contro la Internazionale comunista. Questo attacco, accompagnato dal falso patos e dai falsi gesti di un attore di provincia, è stato così ricco di insegnamenti che noi consigliamo ad ogni operaio di studiare con attenzione il resoconto stenografico completo del discorso di Vandervelde. In sostanza Vandervelde si dimenticò che egli non doveva parlare come ministro reale del Belgio, ma come un dirigente operaio.

Che cosa è che fa girare oggi tutte le teste? Lo sfacelo economico dell’Europa. E quale è il più grande ostacolo per la ricostruzione economica? La pace di Versailles. Questo fatto è stato riconosciuto già dai migliori economisti politici delle borghesie dell’Intesa: Keynes, Nitti, Caillaux, per non parlare dei tedeschi. E sapete voi, operai (anche voi operai socialdemocratici che appartenete alla seconda Internazionale), che cosa ha detto il borghese Vandervelde di quella pace vergognosa, brigantesca e pazza che è stata dettata dalla brama di profitti degli usurai francesi? Sapete voi che cosa ha detto delle riparazioni?

Egli ha detto che non è così facile parlare di questa questione (cioè della lotta per cancellare la vergogna di Versailles), perché … c’è il pericolo di favorire gli interessi di Stinnes!!! E la guerra non è poi stato un male tanto cattivo: tanto è vero che ora esiste un Parlamento della Repubblica tedesca!

Queste «premesse» della politica di Vandervelde sono le stesse della politica del capitale dell’Intesa. Ognuno lo capisce, ognuno lo sente. Interessante però il sapere che cosa pensa in proposito la socialdemocrazia tedesca. Oppure la «politica dell’adempimento delle promesse» si è già estesa così largamente nelle file della seconda Internazionale?

Ma se intesistiche sono state le premesse, lo stesso si deve dire del resto.

In buona compagnia con i signori capitalisti dell’Intesa ci si unisce per porre al potere dei Soviet delle «condizioni preliminari» e per chiedere ad esso delle garanzie. Perché il signor Vandervelde, fedel cavaliere di donna Intesa, non è giunto fino a questo punto?

Era comico udire come egli tuonava! Un così illustre «signore»! un così realistico uomo di Stato! Ma il bello della situazione stava in ciò, che le minacce che egli faceva erano irrealizzabili. Noi comprendiamo bene perché il signor Vandervelde è per la pace di Versailles: egli l’ha firmata! Era una cosa inumana chiedere ad un uomo simile di condurre una eroica lotta contro sé stesso. Ma anche il comico ha i suoi limiti, signor Vandervelde!

Ci pensano i capitalisti dell’Intesa a condurre una adeguata propaganda di accuse contro la Russia dei Soviet. E di che accuse si tratta? E quale è la vera base economico-brigantesca di queste accuse?

Il grande fine «civilizzatore» che il capitale dell’Intesa si propone di raggiungere è il furto delle sorgenti di nafta di Baku. A questo fine corrisponde la richiesta di «liberazione» della Georgia dal potere del proletariato. La Georgia è la chiave di Baku. Da ciò l’amore speciale che si nutre per i menscevichi della Georgia, i quali, fianco a fianco con i bianchi hanno condotto la lotta contro il proletariato.

La migliore «garanzia» contro la rivoluzione proletaria è la formazione di una catena di «Stati bianchi». Perciò le preoccupazioni per la liberazione dei piccoli popoli da parte dei signori che brutalmente sfruttano e opprimono l’India, l’Irlanda, le colonie e milioni di uomini di colore. Un’altra «garanzia» contro lo sviluppo della rivoluzione proletaria è che la Russia dei Soviet rimanga disorganizzata. Da ciò l’appoggio, anche finanziario, dato agli eroi del curaro.

Così si presentano le cose agli imperialisti. E, punto per punto, le richieste e le cause della borghesia assetata di sangue corrispondono a quelle presentate da Vandervelde per la seconda Internazionale.

E la Due e mezzo? Nelle parole di Adler è stata anticapitalistica; nella sua dichiarazione è stata controrivoluzionaria.

Non c’è che dire! I capitalisti di tutto il mondo fanno sforzi disperati per mobilizzare tutte le loro forze contro il proletariato e contro la Russia dei Soviet, che raccoglie in sé le maggiori forze del proletariato stesso. Le organizzazioni operaie dovrebbero dunque rivolgere tutte le loro forze contro il capitale. No! I Vandervelde ed i Paul Faure in questo momento dirigono le loro forze contro la Russia dei Soviet e contro la terza Internazionale! Non sembra di essere in una casa di matti? Ma ciononostante noi ripetiamo insistentemente le nostre domande:

volete voi condurre insieme con noi la lotta per il pezzo di pane?

Volete voi condurre la lotta comune contro l’offensiva del capitale?

Volete voi protestare contro lo strozzamento della classe operaia tedesca?

Nostro scopo è ottenere l’unità di lotta di tutti i proletari. Chi, su questa questione provoca una scissione commette un delitto contro il proletariato.

NICOLA BUCHARIN