Roma, venerdì 23 febbraio
Oggi il sindacalismo di base ha chiamato allo sciopero nazionale i lavoratori di quattro categorie: una del settore privato, la logistica (SI Cobas e ADL Cobas), e tre del settore statale: scuola, sanità e vigili del fuoco (Usb).
È un fatto molto positivo che nella mobilitazione dei lavoratori della scuola – e parzialmente anche della sanità pubblica – tutti i sindacati di base (Confederazione Cobas, Cub, Usb, Sgb, Unicobas, SI Cobas, Usi-Ait) abbiano ritrovato l’unità d’azione organizzando uno sciopero in una unica data, superando le misere contrapposizioni fra le loro dirigenze che l’autunno scorso hanno impedito uno sciopero generale unitario. Nella scuola ciò ha permesso l’adesione anche della opposizione di sinistra in Cgil, consentendo un ulteriore rafforzamento dello sciopero.Un altro elemento positivo è che l’Usb, unico sindacato di base ad aver accesso al tavolo di trattativa nazionale nella categoria dei vigili del fuoco, non ha firmato il rinnovo contrattuale, così come precedentemente non aveva firmato per quello del comparto delle Funzioni Centrali, siglato dai Confederali il 23 dicembre scorso.
Tutti i quattro scioperi infatti sono stati convocati riguardo al rinnovo contrattuale delle categorie, nonostante che per tre su quattro – logistica, scuola e vigili del fuoco – i sindacati di regime (Cgil, Cisl, Uil) abbiano già apposto la loro firma su contratti “a perdere”, che avallano l’ulteriore diminuzione di potere d’acquisto dei salari, in atto da anni.
Per gli statali – che hanno subìto per 8 anni il blocco contrattuale – la Cgil non ha vergogna d’affermare di “aver riconquistato il diritto al contratto”, volendo dare a bere che non fosse già intenzione dello stesso padronato in veste statale procedere a tali rinnovi, naturalmente alle sue condizioni.
Per il contratto nazionale della logistica è da sottolineare come questi sindacati tricolore – in linea con quanto fatto almeno dalla fine degli anni settanta – si siano premurati di sottoscrivere una ulteriore limitazione della libertà di sciopero, inserendo una parte delle lavorazioni del settore nell’insieme delle attività che debbono sottostare alle leggi anti-sciopero 146/1990 e 83/2000, che già colpiscono tutto il pubblico impiego, con l’evidente intento di fermare la forza crescente del movimento operaio in questa categoria, sviluppatasi in questi anni grazie al sindacato SI Cobas.
Se questo sciopero non riuscirà a riaprire i tavoli negoziali esso servirà in ogni caso a propagandare fra i lavoratori delle categorie coinvolte che vi sono dei sindacati che non hanno accettato e che rigettano con la lotta questi schifosi rinnovi contrattuali.
L’unione nello sciopero di quattro differenti categorie e, in questa giornata, del sindacalismo di base sono un piccolo passo avanti verso l’unità d’azione della classe lavoratrice e verso un fronte unico sindacale di classe, due condizioni necessarie e fondamentali affinché i lavoratori tornino ad avere la forza per difendersi.
Ma su questa strada vi è ancora molto da fare e molti errori, e nemici, da superare e sconfiggere.
Scioperi unitari del sindacalismo di base per i lavoratori del pubblico impiego – di comparto e generali – avrebbero dovuto essere organizzati prima della fase finale di rinnovo dei contratti nazionali. Ciò non è stato possibile – in questi otto anni di blocco contrattuale – per le divisioni fra le dirigenze delle varie organizzazioni che vengono superate solo allorquando la gravità della situazione lo rende inevitabile, ma riaffiorano puntualmente dopo, a sconfitta subita, impedendo la costruzione di un movimento che si muova per tempo e sviluppi la forza adeguata a rispondere all’azione concertata del padronato e dei sindacati di regime.
Anche nella giornata di oggi una compiuta unità d’azione si è avuta solo per i lavoratori della scuola, con l’organizzazione, oltre allo sciopero unitario, di una manifestazione nazionale comune. Nella sanità invece non è stata organizzata una manifestazione unitaria e vi sono state alcune defezioni dallo sciopero, di parte della Confederazione Cobas e dell’Usi-Ait.
Inoltre, in questi due comparti, ma non solo, gli scioperi non dovrebbero limitarsi ad impegnare solo i dipendenti pubblici ma dovrebbero coinvolgere anche i sempre più numerosi lavoratori degli istituti privati di questi settori, per spingere a una equiparazione delle condizioni d’impiego a quelle di miglior favore.
Infine, l’impegno delle organizzazioni sindacali in fronti unici politici o elettorali – anche quando si pretendono anticapitalisti – è una fattore di freno e arretramento, niente affatto di avanzamento, sulla strada dell’unità d’azione dei lavoratori e del sindacalismo conflittuale, base necessaria e fondamentale per la costruzione di un fronte unico sindacale di classe. La dirigenza di un sindacato può infatti legittimamente dichiarare di aderire ad un partito ed esprimere la sua preferenza per un dato fronte di partiti, ma non deve impegnare il sindacato, le sue energie e le sue strutture a sostenerlo, perché va così ad aprire una divisione all’interno del sindacato, con gli iscritti che a quella parte politica non appartengono, ed eleva un ostacolo all’adesione di altri lavoratori al sindacato, che facilmente ravvedono in esso lo strumento di un partito e non della generale difesa della classe. Si va poi ad imboccare una strada opposta a quella del fronte sindacale di classe: quella della guerra fra ibridi sindacati-partiti, che è quanto oggi avviene nel sindacalismo di base.
La lotta in difesa delle condizioni di vita e d’impiego della classe lavoratrice è in sé anticapitalista e tendenzialmente rivoluzionaria, e tanto più quanto sviluppa l’unità d’azione dei lavoratori. L’autentico partito comunista rivoluzionario persegue questo obiettivo col suo peculiare indirizzo sindacale classista – che preconizza il fronte unico sindacale di tutta la classe – e denuncia le alchimie politiche tipiche dell’opportunismo, fatte di fronti unici fra partiti e gruppi, e il suo vizio connaturato di mettere al loro servizio – danneggiandoli – il movimento operaio e le sue organizzazioni sindacali.
A Roma, venerdì 23 febbraio
Il 23 ed il 24 febbraio sono state due giornate di mobilitazione del sindacalismo di base in Italia.
Il 23 sono scesi in sciopero nel settore pubblico i lavoratori della scuola, della sanità e i vigili del fuoco e nel settore privato i lavoratori della logistica.
Lo sciopero dei lavoratori della scuola è stato convocato da tutti i sindacati di base – Confederazione Cobas, Cub, Unicobas, Usb, Sgb – e ad esso si sono unite anche le correnti di opposizione di sinistra nella FLC CGIL. Inoltre è stata organizzata una unica manifestazione nazionale, venerdì 23 a Roma, ben riuscita, alla quale i nostri compagni hanno distribuito questo volantino. Come vi è scritto questa unità d’azione del sindacalismo di base e conflittuale, molto positiva,avrebbe dovuto essere messa in atto però assai prima, non a firma del contratto nazionale già avvenuta (il 9 febbraio).
Nel comparto pubblico della sanità d’altronde non si è riusciti ad ottenere nemmeno questo risultato. Lo sciopero è stato proclamato dalla Confederazione Cobas Pubblico Impiego, dalla Cub, da Usb e dal SI Cobas, ma non dall’Usi Ait, dall’Sgb, né dalla Confederazione Cobas Sanità e Ricerca, che a novembre 2016 aveva rotto il legame associativo con la Confederazione Cobas. Né è stata organizzata alcuna manifestazione unitaria nazionale. L’Usb ha indetto per conto suo una manifestazione sotto il ministero della sanità, cui non hanno partecipato nemmeno tutte le strutture provinciali del sindacato nel settore, come ad esempio quella di Genova, e che si è risolta in un inoffensivo presidio.Nei vigili del fuoco l’unico sindacato di base presente, l’Usb (a parte la Cub che organizza però solo alcuni cosiddetti “discontinui”, cioè precari), pochi giorni prima aveva preso la giusta decisione di non firmare la parte economica del rinnovo contrattuale, ha proclamato lo sciopero ma non ha organizzato alcuna manifestazione.
Certamente la scelta migliore sarebbe stata quella di organizzare una manifestazione unitaria del sindacalismo di base e dei lavoratori dei tre comparti pubblici in sciopero, per unire le forze deboli e frammentate per luoghi di lavoro e settore, ma sono mancate le energie e, soprattutto, la volontà in tal senso.
Nella logistica i lavoratori sono stati mobilitati dal SI Cobas e dal piccolo ADL Cobas. Anche qui lo sciopero è stato proclamato all’interno della vertenza per il rinnovo del contratto nazionale, scaduto dal 31 dicembre 2015. Va premesso al riguardo che il Ccnl 2013-15, firmato da Cgil, Cisl e Uil, oltre ad essere, come norma generale degli ultimi decenni, peggiorativo, molto spesso non viene applicato nei magazzini, con la complicità degli stessi sindacati di regime firmatari, ed il SI Cobas si è in moltissimi casi ritrovato a dover lottare per far rispettare un contratto che non condivide e non ha firmato. Laddove ha sviluppato una ragguardevole forza – come nei gruppi Bartolini, GLS, TNT, ed SDA – è invece riuscito a siglare accordi nazionali migliorativi rispetto al contratto nazionale. Va puntualizzato anche il fatto che tali accordi debbono essere poi applicati magazzino per magazzino, la qual cosa non è scontata, ma sempre dipende dai rapporti di forza.
A fine ottobre i sindacati tricolore (Cgil, Cisl e Uil) hanno proclamato due giornate di sciopero nazionale a sostegno della vertenza per poi proclamarne altre due a dicembre.
Il SI Cobas, diversamente da quanto fatto in altri frangenti, ad esempio durante lo sciopero il 24 novembre presso il magazzino Amazon a Castel S. Giovanni (PC), ha boicottato questi scioperi ed proclamato quattro giornate di astensione dal lavoro, divise per gruppi di imprese, dal 4 al 7 novembre.
Non ci pare da biasimare questa scelta, dato il grado di corruzione e complicità col padronato raggiunto da Cgil, Cisl e Uil in questa categoria di lavoratori e per il fatto che in essa la forza raggiunta dal SI Cobas è comparabile se non maggiore a quella dei sindacati di regime. Questo sindacato di base è quindi in grado di organizzare scioperi che non risultano minoritari e colpiscono realmente l’attività produttiva.
Analogo indirizzo d’azione è invece sbagliato in quelle categorie in cui il sindacalismo di base è ancora minoritario. In questi casi l’indirizzo sindacale del nostro partito è di aderire agli scioperi promossi dal sindacalismo di regime, arrecandovi le corrette rivendicazioni classiste, e non organizzare scioperi separati, fortemente minoritari che non fanno alcun danno al padrone.
Significativamente, la notte del 3 novembre Cgil, Cisl e Uil hanno siglato il rinnovo contrattuale, revocando le giornate di sciopero previste per dicembre. Le 4 giornate di sciopero organizzate dal SI Cobas sembrano essere andate bene, anche meglio di analoghe, e comunque riuscite, giornate di lotta nazionali proclamate negli anni passati a sostegno della lotta per il rinnovo contrattuale di categoria. Tuttavia la forza messa in campo – per quanto vi siano non pochi sintomi testimoni del fatto che preoccupi padronato, sindacati di regime e regime politico borghese – non appare ancora sufficiente a far saltare il sistema di relazioni sindacali fra aziende e sindacati di regime, che hanno potuto ancora una volta andare avanti per la loro strada.
Formalmente Filt Cgil, Fit Cisl e Uil Trasporti hanno firmato la notte del 3 novembre il nuovo Ccnl “con riserva”, affermando di scioglierla solo dopo aver svolto le assemblee fra i lavoratori, entro il 1° febbraio. In realtà ben poche sono state le assemblee svoltesi e si è trattato del consueto vuoto formalismo per dare il suggello della democrazia ad un contratto peggiorativo.
Il SI Cobas avrebbe avuto quindi quasi tre mesi di tempo, dal 7 novembre al 31 gennaio, per cercare di fermare il rinnovo contrattuale organizzando un nuovo sciopero. Ha invece atteso fino al 23 febbraio, quando la riserva era stata sciolta da quasi un mese.
Questa attesa si spiega in parte con l’organizzazione per il giorno successivo lo sciopero, sabato 24 febbraio, di una manifestazione nazionale a Roma, di carattere più politico che sindacale, non a caso a ridosso del giorno delle elezioni, il 4 marzo. Il carattere politico della manifestazione si denota, anche, nel titolo del comunicato di convocazione – “Per un fronte di lotta anticapitalista” – diverso, e che si contrappone, all’indirizzo pratico del nostro partito che è “Per un fronte unico sindacale di classe”.
La posizione politica che caratterizzava la manifestazione era l’indirizzo astensionista, per altro formulato in termini equivoci, come evidenzia la frase finale del comunicato: “Le conquiste e i diritti si strappano con la lotta; in sua assenza il voto non può che portare illusioni e delusioni”. Dal che se ne dovrebbe dedurre che, quando la classe operaia tornerà a lottare, sarà invece utile partecipare alle elezioni.
Come scritto in un altro nostro volantino, quello che qui riportiamo in prima pagina, distribuito il 24, è legittimo che la dirigenza di un sindacato esprima la propria appartenenza politica. Non lo è – in quanto dannoso – che usi il sindacato, le sue strutture organizzative, le sue energie – di militanti, iscritti e finanziarie – a sostegno di un partito o di un fronte di gruppi e partiti, quando la classe non abbia maturato questo orientamento e schieramento, venendosi a determinare una grave divisione all’interno della base del sindacato stesso e del generale movimento operaio.
Il caratterizzarsi del sindacato in senso partitico non favorisce il suo sviluppo e un rafforzarsi del movimento operaio. Un sindacato non è “ancora più” “di classe” perché si fa portavoce e sostenitore del comunismo rivoluzionario, ma in quanto sa tradurre le posizioni politiche del comunismo rivoluzionario nell’adeguato indirizzo pratico di lotta sindacale.
La manifestazione è stata un successo, con una ottima partecipazione, segno della fiducia dei lavoratori in questo sindacato e delle sforzo organizzativo dispiegato. Ma ciò non inficia la validità di quanto affermiamo.
Se ad oggi i lavoratori iscritti al SI Cobas dimostrano fiducia in questo sindacato, col tempo questa caratterizzazione in senso partitico genererà inevitabilmente divisioni, disagio, malumori. Determina poi un problema nel rapporto col resto della classe la cui adesione ad esso più facilmente può essere inibita dalle organizzazioni sindacali di regime le quali hanno buon gioco a dipingere il SI Cobas come un’organizzazione manovrata da gruppi politici ai propri scopi. Insomma, è un’azione destinata, nella misura in cui si perseveri con essa, a puntellare l’isolamento del sindacato.
L’iniziativa inoltre è stata presa dalla dirigenza del SI Cobas anche per rispondere alla decisione della dirigenza dell’Usb di dare sostegno al cartello elettorale Potere al Popolo, nel quale è confluita la cosiddetta Piattaforma Sociale Eurostop. La manifestazione è stata quindi convocata mescolando le parole d’ordine sindacali con quelle politiche per rendere più attraente la mobilitazione per gli iscritti, che meno invogliati sarebbero stati a mobilitarsi dietro a parole d’ordine prettamente politiche.
In maniera analoga si comportò l’Usb: proclamò lo sciopero generale il 10 novembre puntando però tutti i suoi sforzi sulla manifestazione politica nazionale del cartello Eurostop il giorno successivo a Roma.
Si volle dare a bere ai lavoratori che quella manifestazione politica fosse la manifestazione dello sciopero. Invece li si faceva marciare dietro a parole d’ordine politiche, reazionarie, quali l’uscita dell’Italia dall’Euro e dalla NATO.
Questi metodi delineano una pericolosa guerra fra partiti-sindacati che va a danneggiare la classe lavoratrice e il movimento sindacale, ostacolando la sua emancipazione dal sindacalismo di regime.