Discorso di Bordiga al congresso di Marsiglia del PCF, delegato della 3ª IC - Pt.1
Compagni,
non è necessario adornare di frasi queste semplici parole: io vi saluto in nome dell’IC. D’altra parte la forma di quello ch’io debbo dirvi non potrebbe non risentire del fatto ch’io non mi servo della mia lingua materna.
Voi mi permetterete tuttavia di intrattenervi su alcuni problemi all’ordine del giorno sul terreno internazionale, concernenti il movimento comunista di tutti i paesi del mondo.
Esaminerò in modo molto rapido e sintetico la situazione mondiale della lotta di classe nel momento attuale e le conclusioni che se ne possono dedurre riguardo alla dottrina e alla tattica dell’IC.
Da una parte noi abbiamo il primo Stato, nel quale il proletariato si sia impadronito del potere, la Repubblica soviettistica di Russia, avanguardia gloriosa della rivoluzione mondiale; dall’altra osserviamo i diversi battaglioni d’assalto della rivoluzione proletaria, che sostengono ancora la lotta contro il potere borghese stabilito in tutti gli altri paesi del mondo.
In questo duplice campo ci troviamo di faccia ai nostri avversari, che pretendono dedurre dalla situazione attuale dei fatti gli argomenti contro i principii ed i metodi dei comunisti. Non bisogna però temere d’accettare la sfida e discendere su questo terreno di discussione, in cui si può dimostrare, al contrario, che la situazione per se stessa, che gli avvenimenti medesimi riprovano ancora una volta la verità e la forza del nostro pensiero e dei nostri metodi di azione rivoluzionaria.
La situazione attuale della rivoluzione russa
Si afferma che la politica della Repubblica dei Soviety, del Partito Comunista ch’è al potere in Russia, è stata modificata, rettificata recentemente. Si aggiunge che la rivoluzione russa in questo momento subisce una sosta.
È vero, noi riconosciamo questo fatto. Ma qual è il valore degli avvenimenti che si verificano, dal punto di vista del nostro metodo critico, dal punto di vista dell’esame marxista? Noi cercheremo di dirlo in poche parole.
Bisogna partire dalla considerazione fondamentale che un duplice compito si impone alla rivoluzione proletaria: un compito politico ed un altro economico. Sia l’uno che l’altro non possono essere considerati che su scala mondiale, internazionale.
Si può concepire la rivoluzione russa solamente come il primo capitolo della rivoluzione proletaria mondiale; il suo cammino ed il suo sviluppo non ci riveleranno il loro senso se non li ricolleghiamo al cammino della lotta proletaria, nel mondo intiero, vista nel suo insieme.
La rivoluzione economica è considerata dal marxismo come una riorganizzazione delle forze produttrici della maggior parte del mondo; quest’organizzazione comunista suppone come condizione primordiale che il proletariato abbia conquistato il potere politico almeno nei grandi paesi, dove il capitalismo è sviluppato. Giammai un marxista potrebbe aspettarsi di vedere un’economia comunista stabilirsi in un paese dove il proletariato s’è impadronito del potere, mentre negli altri paesi il capitalismo continua ad esistere.
La costituzione della dittatura del proletariato in Russia è il risultato della situazione mondiale della lotta proletaria: essa ha il valore di una tappa, non nel senso che permetta d’erigere un modello d’organizzazione economica comunista, ma nel senso ch’è una prima vittoria politica del proletariato mondiale, un punto d’appoggio per altre vittorie nella guerra mondiale di classe.
Evidentemente, sulla base del potere politico e mentre quest’ultimo doveva difendersi contro gli attacchi della reazione mondiale, s’è cominciato a intraprendere in Russia l’opera economica, cominciando con la trasformazione dell’economia molto arretrata del paese, nel senso, non diremo del comunismo, ma d’un regime socialista. In effetti, dato il ritardo del cammino della rivoluzione negli altri paesi, noi abbiamo dovuto constatare questo fatto: che mentre il progresso realizzato in quest’opera economica fino all’ultimo anno ci sembrava abbastanza considerevole, oggi invece si è dovuto rinunciare a misure, che s’eran prese, e si è dovuto permettere che certe forme capitaliste e borghesi facessero la loro riapparizione, mentre noi avevamo forse creduto ch’esse fossero scomparse per sempre.
Tuttavia, non soltanto questo fatto non contraddice la nostra concezione marxista del cammino internazionale della rivoluzione, ma noi possiamo anche ritrovare in questi avvenimenti ancora una volta la verità della nostra dottrina, la quale afferma essere lo Stato proletario il centro dirigente della riorganizzazione economica: ebbene, nel punto stesso che lo Stato proletario è stato forzato a disarmare una parte del proprio apparato di attività economica, forme borghesi hanno incominciato a rinascere, ciò che ci dimostra come sia soltanto la forza del potere politico proletario quella che può domare le tendenze all’intrapresa individualista ed all’anarchia della produzione, proprie del dominio economico borghese.
Tuttavia, grandi vantaggi realizzati dall’opera di organizzazione economica dei compagni russi restano ancora, vantaggi, che paragonati alle difficoltà di ogni genere, debbono sembrarci immensi. Tutto ci autorizza a dichiarare che la ritirata economica, come la si chiama, è compiuta col solo scopo di prendere fiato per la ripresa dell’avanzata, che non mancherà d’effettuarsi. Se noi poi veniamo al lavoro politico che la rivoluzione russa ha compiuto, constatiamo ch’esso s’erge ancora tutto intiero davanti a noi. Gli sforzi della controrivoluzione borghese mondiale non han potuto nemmeno scalfirlo, e gli avversari della rivoluzione hanno dovuto riconoscere che giammai essi riusciranno a rovesciare il potere proletario in Russia, né con la guerra, né coi complotti della controrivoluzione interna, né col blocco e tutte le risorse dell’inganno e la violenza.
I risultati dell’opera politica del proletariato russo meritano un triplice titolo di riconoscenza del proletariato degli altri paesi. In primo luogo la rivoluzione russa segna il ritorno del movimento proletario, disorientato e disorganizzato durante la guerra mondiale, alla vera dottrina ed al vero metodo d’azione rivoluzionaria; in secondo luogo, il movimento rivoluzionario russo ha aiutato noi tutti, comunisti di tutti i paesi d’Europa e del mondo intero, a ricostruire la nostra organizzazione internazionale, perfezionando l’arma possente della lotta proletaria mondiale; in terzo luogo, la rivoluzione russa ci può anche presentare quest’attivo formidabile: che mentre il proletariato degli altri paesi malgrado tutti gli sforzi non giungeva a scuotere il dominio capitalista, essa, la rivoluzione russa, ha attirato su di sé tutti gli sforzi della reazione internazionale, ed ha tenuto testa a tutti i nemici del proletariato. Da questo punto di vista la rivoluzione russa è ancora il più grande avvenimento della storia.
Ci si dice che oggi la politica della Repubblica dei Soviety si adatta ai compromessi, e che i rappresentanti dello Stato proletario s’incontrano coi rappresentanti degli Stati borghesi. Ma è colpa loro, è colpa del proletariato russo se i suoi delegati non possono incontrarsi con i rappresentanti d’altri Stati proletari? No, evidentemente, compagni. Se l’errore è di qualcuno, esso è di noi altri, comunisti e proletari degli altri paesi, che non abbiamo ancor fatto la rivoluzione. Ma, in realtà, l’errore è solamente degli avvenimenti, che sono al di sopra della volontà e delle forze umane e, tra le cause di questa situazione, la nostra critica trova al primo piano l’opera di quei leaders del proletariato, che hanno deviato le masse dal loro cammino rivoluzionario, che senza aver vinto la lotta per il potere, firmano ogni giorno compromessi con la borghesia e i governi del loro paese.
La causa di questa situazione, che ravvicina materialmente i rappresentanti della Russia con quelli dei partiti borghesi, si trova nella situazione economica della Russia. Questo paese, dopo anni ed anni di guerra esterna e civile, di blocco, dopo che un terribile flagello s’è venuto ad abbattere su di essa ed ha aggravato la sua miseria e la sua carestia, non può fare a meno dei rapporti di commercio con il resto del mondo. La Russia è costretta a rompere la catena del suo isolamento economico, se vuol vivere, giacché attorno a sé trova soltanto potenze borghesi.
Ma non soltanto in una concessione unilaterale dello Stato rivoluzionario davanti alla forza degli avvenimenti bisogna ricercare il significato del fatto che i suoi rappresentanti devono accettare di trattare con borghesie straniere: se essi si incontrano con i delegati dell’imperialismo mondiale e della reazione controrivoluzionaria, tra i quali noi vediamo in prima linea il vostro sig. Briand, ministro della più reazionaria repubblica borghese, bisogna pur anche constatare che questi signori, dopo una campagna di menzogne, che si è prolungata per degli anni, sono costretti a riconoscere ufficialmente l’esistenza e la potenza di quei banditi, di quei criminali, di quei campioni del sovvertimento sociale, che, malgrado tutti gli sforzi, non sono stati capaci di espellere dalla storia.
Da tutto questo insieme di fatti, come noi l’abbiamo or ora esposto ed interpretato, non si può nulla dedurre contro la dottrina ed i metodi comunisti, che rimangono inconcussi.
Un recente articolo di Lenin ha dimostrato che le conversazioni politiche e le concessioni economiche al capitalismo straniero lasciano intatto il contenuto dei nostri metodi rivoluzionari, e non implicano la rinuncia del movimento comunista ad alcuno dei suoi principii. Quali che siano le difficoltà dell’opera economica e sociale della rivoluzione proletaria, noi affermiamo sempre ch’essa è possibile soltanto sulla base della dittatura rivoluzionaria del proletariato, la quale può essere stabilita soltanto con le armi e l’insurrezione rivoluzionaria.
I rapporti fra la Russia e le potenze borghesi non ci dicono nulla contro la convinzione fondamentale dell’IC, che cioè noi attraversiamo una crisi mondiale rivoluzionaria, la quale può sboccare soltanto nell’ascesa al potere del proletariato in tutti i paesi. Soltanto attraverso l’esperienza russa e le sue fasi favorevoli ed avverse noi conosciamo meglio le difficoltà della lotta ed i mezzi per superarle.
Tutta la nostra costruzione marxista resta ritta. Gli avvenimenti, che sono citati dai nostri avversari, ci hanno confermato i termini fondamentali della nostra concezione storica: noi siamo, oggi, come sempre, per la lotta di classe, la quale, nata sul terreno economico, si sviluppa nella lotta politica della classe lavoratrice contro il potere dei suoi sfruttatori. Noi sosteniamo sempre ch’è necessario infrangere con la forza rivoluzionaria la macchina del governo borghese, e far sorgere sulle rovine di esso un nuovo apparato statale, che sarà fondato non più sulla menzogna democratica del parlamentarismo abbracciante tutte le classi, ma che sarà l’organizzazione dello Stato di una sola classe, della classe di coloro che producono.
Gli insegnamenti datici dall’esempio del proletariato russo ci hanno confermato la verità dei nostri principii, che ci dicono come il proletariato abbia bisogno, per questo compito immenso, di un’organizzazione efficace di lotta, che può essere soltanto il partito politico di classe. Esso è il partito comunista, il quale non serve soltanto all’agitazione e alla propaganda, ma è anche l’istrumento della lotta di classe e dell’insurrezione proletaria contro la resistenza dello Stato borghese.
Così noi siamo sempre più convinti che anche dopo il trionfo politico della rivoluzione il proletariato, per continuare ad assolvere i suoi compiti sul cammino della sua liberazione, avrà bisogno di un apparato di Stato proletario e di un partito proletario, i quali gli daranno la struttura delle forze necessarie all’organizzazione della società novella, all’abolizione delle classi stesse, e, nel corso della storia, di tutte le forme di sfruttamento economico ed infine anche di costrizione politica.