Partito Comunista Internazionale

PiSdC – Netturbini a Fiume scioperano e si organizzano

Categorie: Croatia, Union Activity

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Anche se al momento la classe operaia in Croazia potrebbe sembrare passiva, come risultato di un’offensiva borghese durata decenni e del lungo tradimento dei suoi interessi di classe da parte delle principali dirigenze sindacali, alcuni fatti recenti dimostrano che è ancora in grado di prendere l’iniziativa.

Il 20 settembre i netturbini di Rijeka (Fiume) sono scesi in sciopero senza preavviso, a oltranza e fuori dal controllo del locale sindacato di regime, per ottenere un aumento salariale del 30%.

La raccolta dei rifiuti a Rijeka è affidata a un’azienda municipalizzata, la Čistoća (tanto per offrire una ennesima smentita ai fautori delle nazionalizzazioni in regime capitalista).

L’amministrazione socialdemocratica della città non ha fatto nulla per alleviare le pessime condizioni di questi operai, ulteriormente peggiorate a causa dell’inflazione crescente. I prezzi dei beni e dei servizi di base in Croazia sono aumentati del 7,8% tra agosto 2022 e agosto 2023; rispetto all’estate del 2020 i prezzi sono aumentati di quasi il 25%. Nel contempo gli aumenti salariali nel settore dei servizi pubblici di Fiume sono stati trascurabili.

Dopo il primo giorno di sciopero, quando montagne di spazzatura soffocavano già la città, il sindaco Marko Filipović ha dichiarato: «Si tratta di un’azione illegale in quanto per attuare uno sciopero sono necessarie delle preliminari formalità e un preavviso. I lavoratori hanno interrotto il lavoro spontaneamente, senza la mediazione dei sindacati». Poi la sera in TV ha accennato alla possibilità di ricorrere alla precettazione.

Ma il rischio era di accendere ancor più il fuoco della lotta, invece di spegnerlo, vista l’adesione completa allo sciopero di tutti i 440 lavoratori dell’azienda, compresi gli impiegati.

I netturbini di Rijeka si sono organizzati fuori dal sindacato di regime SPGK (Sindikat Primorsko Goranskih Komunalaca). Tuttavia, l’SPGK ha sostenuto pubblicamente lo sciopero e ha offerto consulenza legale ai lavoratori che eventualmente avessero subito ritorsioni.

Dopo le prime 24 di sciopero l’amministrazione comunale ha offerto un aumento immediato del 15% dei salari, con un altro 15% in attesa di un futuro voto del consiglio comunale. I lavoratori hanno capito che l’altro 15% non sarebbe mai arrivato e hanno così continuato lo sciopero.

Dopo altri due giorni di sciopero l’amministrazione è tornata con un’offerta migliore: un aumento immediato del 20% per gli operai e più graduale per gli impiegati, a loro volta divisi fra quelli con salari più bassi, che avrebbero ricevuto l’aumento più rapidamente, e quelli con salari più alti, che l’avrebbero ricevuto più gradualmente.

I lavoratori hanno accettato questa proposta che, anche se non è stato raggiunto l’aumento del 30% e operando la tipica divisione utile al padronato fra operai e impiegati, per quanto mitigato dal giusto criterio di trattamento migliore per i peggio pagati, è comunque una parziale vittoria.

Ciò che più conta, ad ogni modo, non è il risultato immediato, quanto la ritrovata fiducia nella lotta e nella loro forza da parte dei salariati.

Non è la prima volta che i netturbini scendono in sciopero a oltranza in Croazia. Uno sciopero simile è stato organizzato a Zagabria nello scorso gennaio, che ha portato a una rapida vittoria sulla giunta “sinistra verde” locale.

Sembra che i lavoratori dei servizi pubblici in Croazia stiano tornando a capire quale sia la forza della classe operaia e siano sempre più pronti a disfarsi dei sindacati collaborazionisti. Un esempio per le altre categoria della classe lavoratrice.