حزب کمونیست انترناسیونال

Dittatura proletaria e partito di classe Pt.1

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I.

Ogni lotta di classe è una lotta politica (Marx).


La lotta che si limita ad ottenere una diversa ripartizione dei guadagni economici, in quanto non sia diretta contro la struttura sociale dei rapporti di produzione, non è ancora una lotta politica.

Lo sconvolgimento dei rapporti di produzione propri di un’epoca sociale e del dominio di una determinata classe è lo sbocco di una lotta politica prolungata e spesso alterna, la cui chiave è la questione dello Stato, il problema: “chi ha il potere! ” (Lenin).

La lotta del proletariato moderno si manifesta e si generalizza come lotta politica con la formazione e l’attività del partito di classe. La caratterizzazione specifica di questo partito risiede nella seguente tesi: il fatto dello spiegamento completo del sistema capitalista industriale e del potere della borghesia, discendente dalle rivoluzioni liberali e democratiche, non solo non esclude storicamente ma prepara ed acuisce sempre più lo svolgersi del contrasto fra gli interessi di classe in guerra civile, in lotta armata.

II.


Il partito comunista, definito da questa previsione e da questo programma, finché la borghesia conserva il potere assolve i seguenti compiti:

a) elabora e diffonde la teoria dello sviluppo sociale, delle leggi economiche caratterizzanti il sistema attuale dei rapporti produttivi, dei conflitti di forze di classe che ne sgorgano, dello Stato e della rivoluzione;

b) assicura la unità e persistenza storica dell’organizzazione proletaria. La unità non è il raggruppamento materiale degli strati operai e semi-operai che subiscono, per il fatto stesso del dominio della classe sfruttatrice, l’influenza di direzioni politiche e di metodi di azione dissonanti, ma lo stretto legame internazionale delle avanguardie pienamente orientate sulla linea rivoluzionaria integrale. La persistenza è la rivendicazione continua della linea dialettica senza rotture che lega le posizioni di critica e di battaglia assunte successivamente dal movimento nella serie delle condizioni mutevoli; 

c) prepara di lunga mano la mobilitazione e l’offensiva di classe con l’impiego armonico di ogni possibilità di propaganda, di agitazione e di azione in ogni lotta particolare scatenata dagli interessi immediati, culminando nell’organizzazione dell’apparato illegale ed insurrezionale per la conquista del potere. 

Quando le condizioni generali ed il grado di solidità organizzativa, politica e tattica del partito di classe pervengono a far scoppiare la lotta generale per il potere, il partito, che ha condotto nella guerra sociale la classe rivoluzionaria vittoriosa, la dirige egualmente nel compito fondamentale di infrangere e demolire gli organi di difesa armata e di amministrazione in generale, di cui lo Stato capitalista si compone. Questa demolizione colpisce ugualmente la rete, qualunque essa sia, di pretesa rappresentanza delle opinioni o degli interessi corporativi attraverso corpi di delegati. Lo Stato borghese di classe, mentitrice espressione interclassista della maggioranza dei cittadini, o dittatura più o meno confessa esercitata da un apparato di governo che si pretende rivestito di una missione nazionale razziale o socialpopolare, dev’essere allo stesso titolo distrutto; se ciò non avviene, è la rivoluzione che rimane schiacciata.

III.

Nella fase storica successiva alla dispersione dell’apparato di dominio capitalista, il compito del partito politico operaio rimane ugualmente fondamentale, poiché la lotta fra le classi continua, dialetticamente rovesciata.

La linea caratteristica della teoria comunista sullo Stato e la rivoluzione esclude: anzitutto l’adattamento del meccanismo legislativo ed esecutivo dello Stato borghese alla trasformazione socialista delle forme economiche (socialdemocratismo). Ma esclude ugualmente la possibilità di identificare in una breve crisi violenta la distruzione dello Stato, ed il mutamento dei rapporti economici tradizionali che fino all’ultimo ha protetto (anarchismo) o l’abbandono del processo di generazione della nuova organizzazione produttiva all’azione spontanea e sparpagliata dei raggruppamenti di produttori per azienda o per mestiere (sindacalismo).

Ogni classe sociale il cui potere è stato rovesciato, anche col terrore, sopravvive a lungo nel tessuto dell’organismo sociale, e non abbandona la speranza di rivincita ed i tentativi di riorganizzazione politica, di restaurazione violenta ed anche mascherata. È passata da classe dominante a classe vinta e dominata, ma non è scomparsa di colpo.

Il proletariato, che con l’organizzazione del comunismo sparirà a sua volta come classe, e con ogni altra classe, nel primo stadio dell’epoca postcapitalista si organizza esso stesso in classe dominante (Manifesto). È, dopo la distruzione del vecchio Stato, il nuovo Stato proletariato, è la dittatura del proletariato. 

Per andar oltre il sistema capitalista, prima condizione è il rovesciamento del potere borghese e la distruzione del suo Stato. Per la trasformazione sociale profonda e radicale che si inaugura, la condizione è la creazione di un apparato di Stato nuovo, proletario, capace come ogni Stato storico di impiegare la forza e la costrizione.

La presenza di un simile apparato non caratterizza la società comunista, ma la sua fase di costruzione. Assicurata questa, non esiste più classe né dominazione di classe. Ma l’organo per la dominazione di classe è lo Stato – e lo Stato non può essere altro. Perciò lo Stato proletario preconizzato dai comunisti – ma la cui rivendicazione non ha affatto il valore di una credenza mistica, di un assoluto, di un ideale – sarà uno strumento dialettico, un’arma di classe, e si dissolverà lentamente (Engels) attraverso la stessa realizzazione delle sue funzioni, man mano che, in un lungo processo, l’organizzazione sociale si trasformerà da un sistema sociale di costrizione degli uomini (com’è stato sempre dopo la preistoria) in una rete unitaria, scientificamente costruita, di esercizio delle cose e delle forze naturali.