Dittatura proletaria e partito di classe Pt.3
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V.
La nozione marxista di sostituzione dei corpi parlamentari con organi di lavoro non ci riconduce neppure ad una “democrazia economica” che adatti gli organi dello Stato ai luoghi di lavoro, alle unità produttive o commerciali ecc., eliminando da ogni funzione rappresentativa i padroni sopravvissuti e gli individui economici che ancora dispongono di una proprietà. La soppressione del padrone e del proprietario non definisce che la metà del socialismo; l’altra metà, e la più espressiva, consiste nell’eliminazione dell’anarchia economica capitalista (Marx). Quando la nuova organizzazione socialista sorgerà ed ingrandirà, il partito e lo Stato rivoluzionario essendo in primo piano, non ci si limiterà a colpire soltanto i padroni ed i loro contromastri di un tempo, ma soprattutto si ridistribuiranno in modo affatto originale e nuovo i compiti e gli oneri sociali degli individui.
La rete di imprese e di servizi, cosi come sarà ereditata dall’ambiente capitalista, non potrà quindi essere posta a base di un apparato di cosiddetta “sovranità”, di delegazione di poteri nello Stato e fino ai suoi organi centrali. È appunto la presenza dello stato uniclassista, e del partito solidamente e qualitativamente unitario ed omogeneo, ad offrire il massimo di condizioni favorevoli al riordinamento della macchina sociale, guidato il meno possibile dalla pressione degli interessi limitati dei piccoli gruppi ed il più possibile dai dati generali e dal loro studio scientifico applicato al benessere collettivo. I cambiamenti nell’ingranaggio produttivo saranno enormi; basti pensare al programma di reversione dei rapporti fra città e campagna sul quale Marx ed Engels hanno tanto insistito e che è in perfetta antitesi con la tendenza attuale in tutti i paesi conosciuti.
La rete aderente ai luoghi di lavoro è dunque un’espressione insufficiente che ricalca le antiche posizioni proudhoniane e lassalliane che il marxismo si è gettato da molto tempo alle spalle.
VI.
La definizione dei tipi di collegamento con la base degli organi dello Stato di classe dipende soprattutto dagli apporti della dialettica storica, e non può essere dedotta dai “principi eterni”, dal “diritto naturale” o da una carta costituzionale sacra e inviolabile. Ogni dettaglio in merito non sarebbe che utopistico. Non c’è un granello di utopia in Marx, dice Engels. La stessa idea della famosa delega di potere dell’individuo isolato (elettore) grazie a un atto platonico derivante dalla libera opinione, quando l’opinione è in realtà un riflesso delle condizioni materiali e delle forme sociali, quando il potere consiste in un intervento di forza fisica, deve essere abbandonata alle brume della metafisica.
La caratterizzazione negativa della dittatura operaia è stabilita nettamente: borghesi e semiborghesi non avranno più diritti politici, si impedirà loro con la forza di riunirsi in corpi di interessi comuni o di agitazione politica, non potranno mai alla luce del giorno votare, eleggere, delegare altri a non importa che “posto” e funzione. Ma neppure il rapporto fra lavoratore, membro riconosciuto ed attivo della classe che ha il potere, e l’apparato statale manterrà il carattere fittizio ed ingannatore di una delega ad essere rappresentato da un deputato, da una lista, da un partito. Delegare è, in effetti, rinunciare alla possibilità di azione diretta, la pretesa funzione “sovrana” del diritto democratico non è che un’abdicazione, per lo più a favore di un mariolo.
I membri lavoratori della società si raggrupperanno in organismi locali, territoriali, secondo la residenza, in certi casi secondo lo spostamento imposto dalla loro partecipazione all’ingranaggio produttivo in piena palingenesi. Grazie alla loro azione ininterrotta, senza intermittenze, si realizzerà la partecipazione di tutti gli elementi sociali attivi agli ingranaggi dell’apparato statale, e per ciò stesso alla gestione e all’esercizio del potere di classe. Disegnare questi ingranaggi prima che il rapporto di classe si sia concretamente determinato è impossibile.
VII.
La Comune stabilì come criteri della più alta importanza (Marx, Engels, Lenin) la revocabilità in ogni momento dei suoi membri e dei suoi funzionari, e la limitazione della mercede di questi al salario operaio medio. Ogni separazione fra produttori alla periferia e burocrati al centro è così soppressa mediante rotazioni sistematiche. Il servizio dello Stato dovrà cessare d’essere una carriera e perfino una professione. È certo che, in pratica, questi controlli creeranno difficoltà insormontabili. Lenin ha espresso da tempo il suo disprezzo per i progetti di rivoluzione senza difficoltà! I conflitti inevitabili non saranno completamente risolti redigendo scartoffie regolamentari, costituiranno un problema storico e politico, un rapporto reale di forza. La rivoluzione bolscevica non si è fermata davanti all’assemblea costituente, e l’ha dispersa. I consigli di operai contadini e soldati erano sorti. Dal villaggio a tutto il Paese la formazione di questo tipo originale, apparso già nel 1905, di organi di Stati per stadi sovrapposti di unità di territorio, nati nell’incendio della guerra sociale, non rispondeva a nessuno dei pregiudizi sul “diritto degli uomini” sul suffragio “universale, libero, diretto e segreto”! Il partito comunista scatena e vince la guerra civile, occupa le posizioni-chiave in senso militare e sociale, moltiplica per mille, in virtù della conquista di stabilimenti, edifici ecc., i suoi mezzi di propaganda e di agitazione, forma senza perder tempo e senza fisime procedurali i “corpi di operai armati” di Lenin, la guardia rossa, la polizia rivoluzionaria. Alle assemblee dei Soviet diventa maggioranza sulla parola d’ordine “tutto il potere ai Soviet!”. È, questa maggioranza, un fatto giuridico, un fatto freddamente e banalmente numerico? Niente affatto! Chiunque, spia o illuso in buona fede, voti che il Soviet deponga, o fornichi, il potere conquistato col sangue dei combattenti proletari, sarà buttato fuori a colpi di calcio del fucile dai suoi compagni di lotta. Ne ci si fermerà a calcolarlo nella “minoranza legale”, colpevole ipocrisia di cui la rivoluzione fa a meno, la controrivoluzione si pasce.
VIII.
Dati storici diversi da quelli russi del 1917 – caduta recentissima del dispotismo feudale, guerra disastrosa, ruolo dei capi opportunisti – potranno determinare, sulle stesse direttive fondamentali, altre configurazioni pratiche della rete di base dello Stato. Da quando si e buttato dietro le spalle l’utopismo, il movimento proletario assicura la propria via ed il proprio successo con l’esperienza esatta del modo attuale di produzione, della struttura dello Stato presente e degli errori della strategia della rivoluzione proletaria, sia sul campo della guerra sociale “calda”, sul quale i federati del 1871 caddero gloriosamente, che “fredda”, sul quale abbiamo perduto, dopo il 1917 e fino al 1926, la grande battaglia di Russia fra l’Internazionale di Lenin e il capitalismo del mondo intero, sostenuto in prima linea dalla complicità miserabile di tutti gli opportunisti.
I comunisti non hanno costituzioni codificate da proporre. Hanno un mondo di menzogne e di costituzioni cristallizzate nel diritto e nella forza dominante da abbattere. Sanno che, mediante un apparato rivoluzionario e totalitario di forza e di potere, senza esclusione di mezzi, si lotterà per impedire che i relitti infami di un’epoca di barbarie ritornino a galla, che il mostro del privilegio sociale risollevi la testa, affamato di vendetta e di servitù, lanciando per la millesima volta il mentitore grido di libertà.