Sgambetti fra cugini
Categorie: Iran, Pakistan, UK, USA
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Non è una novità che, alla base della splendida alleanza anglo-americana, c’è il graduale, inevitabile passaggio delle posizioni imperiali britanniche agli Stati Uniti. L’Inghilterra ha ripetutamente protestato contro questo gioco, già in corso durante la II guerra mondiale che pur segnò il vertice di quell’alleanza (si vedano le conferenze di Teheran e Yalta), ma non ha potuto mai fare nulla per impedire un corso che si fonda sulla netta prevalenza economica e finanziaria americana e che, da altro canto, impedisce il passaggio delle posizioni imperiali in oggetto nella cerchia di altre influenze.
Il processo è tuttora in corso e l’ultimo episodio, mentre nell’Iran gli Stati Uniti lavorano per la sostituzione di un ente internazionale per la gestione dei pozzi e delle raffinerie petrolifere (nel quale ente la partecipazione azionaria americana sarebbe pari a quella britannica) all’ex Anglo-Iranian, è quello del lavorio che si sta svolgendo fra Washington e il Pakistan, recentemente erettosi in Repubblica indipendente nel quadro del Commonwealth, per un collegamento militare ed economico di quel Paese agli Stati Uniti. Si è parlato addirittura della cessione di basi militari in cambio di aiuti americani per la riorganizzazione e istruzione e riarmo dell’esercito pakistano per costi valutati a 250 milioni di dollari — qualcosa di simile agli accordi ispano-americani. Le voci sono state smentite ma, come osserva Relazioni Internazionali, in una «forma che equivaleva a una conferma» e, comunque, l’orientamento filo-americano del nuovo governo del Pakistan è indiscutibile, e rafforzato dalle difficoltà economiche che il Paese attraversa e che lo spingono a chiedere aiuti per la propria… autonomia all’imperialismo più forte e più interessato per ragioni diverse alla sua stabilità. Ce ne stupiremo? È il vecchio gioco dei contrasti imperialistici, non alieni dallo sfruttare a tale scopo anche i movimenti di tentata indipendenza nazionale delle colonie.