Partito Comunista Internazionale

Un indirizzo di classe agli operai disoccupati

Categorie: Unemployment, Union Question

Questo articolo è stato pubblicato in:

Che i fondi di disoccupazione siano in mano allo Stato dei padroni dimostra che le sorti degli operai sono regolate dalla classe borghese, secondo i suoi interessi generali e non secondo i bisogni dei lavoratori. Questa potente leva economica serve allo Stato a dividere gli operai, a mettere gli operai occupati contro quelli disoccupati, a condizionare il salario, a disorganizzare i proletari. A questo stesso scopo tende l’intenzione delle Centrali sindacali di formare «sindacati dei disoccupati». Questa proposta ha come conseguenza immediata la separazione degli operai in due tronconi, quelli occupati da quelli disoccupati, impedisce agli operai disoccupati di godere della solidarietà effettiva di tutta l’organizzazione, impedisce loro di avere una visione generale delle condizioni di classe, induce i disoccupati ad occuparsi solo del loro stato, come una specie di organizzazione di carità laica, di centro assistenziale.

La stessa politica sindacale delle centrali, infatti, con il cosiddetto «privilegiamento dell’occupazione rispetto agli aumenti salariali» lascia credere che gli aumenti dei salari ai lavoratori occupati danneggerebbero le condizioni dei lavoratori disoccupati. È una chiara menzogna per nascondere il preciso intento dei vertici sindacali di non volere difendere integralmente gli interessi operai, come lo attestano peraltro le opposizioni dei bonzi alle richieste salariali dei lavoratori chimici, metalmeccanici e dei ferrovieri, quelle dei lavoratori della scuola e delle amministrazioni statali. Al contrario un aumento reale dei salari che recuperi il loro attuale e crescente svilimento, essendo possibile soltanto con una lotta potente e senza limiti di mezzi, metterebbe in movimento tutta la classe, anche i disoccupati. Ma i sindacati non mirano affatto alla difesa delle condizioni materiali ed economiche, sociali e organizzative dei proletari. Uno dei più qualificati funzionari sindacali, il Dr. Lucio Carlini (si veda Rinascita del 6 dicembre) osa scrivere che «Quando si cominciò a discutere delle scelte di fondo sui contratti, qualcuno pensò che l’autunno avrebbe potuto essere solo un’occasione di ridistribuzione del reddito (cioè, aumenti salariali – Ndr). Questa concezione non è mai stata nostra, ma comunque mantenerla oggi sarebbe delittuoso». Capite? «Sarebbe delittuoso» rivendicare un salario adeguato al rincaro del costo della vita! E continua il «dottore» (ora si capisce perché primeggiano tra i bonzi i dottori!): «Ecco perché il terreno principale della lotta contrattuale è stato individuato nei poteri di controllo e contrattazione del sindacato, nella fabbrica e nel territorio, per dirigere un processo di riconversione industriale». Il sindacato, quindi, abdica ad una delle sue funzioni costitutive e primarie, quella della difesa del salario, per abbracciare quella, tipicamente padronale, di «dirigere un processo di riconversione industriale». Il Sindacato-imprenditore, o comunque il Sindacato «partecipe», «protagonista», usando termini di moda, che è stata la funzione dei sindacati fascisti, ed è la rivendicazione della centrale sindacale neo-fascista della Cisnal!

È palese il terrore che bonzerie sindacali e partitacci, alimentato dai partiti borghesi, hanno delle masse in movimento, della mobilitazione di classe, anche per una rivendicazione minima.

Per questo è contrario alla reale organizzazione di classe la costituzione di un sedicente sindacato dei disoccupati. Gli operai disoccupati devono restare inquadrati nei rispettivi sindacati di categoria. Questa proposta di classe si aggiunge all’altra di tipo economico, quella della rivendicazione del salario integrale ai disoccupati e della solidarietà di classe, consistente nella costituzione di un fondo a favore dei lavoratori disoccupati finanziato con la devoluzione di una parte del salario dei lavoratori occupati.

Ma questa proposta sappiamo bene che cozza contro gli interessi conservatori e anticlassisti dei sindacati tricolore, pronti a richiedere agli operai il sacrificio di una giornata di lavoro a favore del Vietnam o dei carcerati antifranchisti, ad aumentare gli stipendi dei loro bonzi e sottobonzi, ma alieni dall’organizzare la solidarietà di lotta tra gli sfruttati.

L’indirizzo comunista rivoluzionario è: lotta contro il regime capitalistico e solidarietà economica di classe, cemento insostituibile per legare saldamente i proletari tra loro e per impedire che l’infame politica ricattatoria del nemico e dei suoi lacché divida i lavoratori e li metta gli uni contro gli altri.