I sindacati propongono un maggior sfruttamento per i dipendenti dello Stato
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Anche per il sindacato dei lavoratori statali la nuova parola d’ordine, di fronte alla crisi capitalistica ed al continuo peggioramento delle condizioni di vita della classe operaia, è «privilegiare l’occupazione sui salari».
In quanto ai salari non ci sono discussioni, gli aumenti sono stati certamente contenuti per gli statali che hanno ottenuto (sulla carta) nel gennaio 1976, 20.000 lire per il contratto 73/75 e ancora non si parla di aumenti salariali per il contratto 76/78; gli ex dipendenti della Trezza, d’altra parte, integrati dal 1973 nell’organico statale e che dal ’69 non avevano avuto alcun aumento salariale, hanno avuto 10.000 lire di aumento per il contratto 1973/75. Anche per le categorie dell’industria si parla ormai apertamente di 30.000 lire scaglionate in 3 anni.
Quindi sul punto salari siamo d’accordo: di fronte al continuo aumento del costo della vita, i sindacati hanno rinunciato a difendere i salari e quindi il livello di vita operaio nel nome della sacrosanta Economia Nazionale.
Vediamo ora come lorsignori i bonzi «privilegiano» l’occupazione. Citiamo dal documento presentato dalla Segreteria della Federazione Statali CGIL-CISL-UIL al Ministro per la riforma della Pubblica Amministrazione, Sen. Morlino: «Le eventuali assunzioni dovranno comunque effettuarsi per concorso – previa verifica, sentite le Organizzazioni Sindacali – delle effettive esigenze, quando non si possa sopperire utilizzando la mobilità settoriale e territoriale del personale». Questo è quanto richiedono le Organizzazioni Sindacali al Governo: Limitare le assunzioni nello Stato, utilizzare meglio il personale esistente, nel nome del riassestamento del Ministero delle Finanze e dell’Economia italiana. La loro preoccupazione è evidentemente quella di salvare questo sporco regime; «Siamo tutti sulla stessa barca» dicono. I loro posti di grandi burocrati sono sicuri e ben pagati ed il milione di disoccupati che tira la cinghia, secondo loro che hanno la pancia piena, può ben attendere il rilancio dell’economia nazionale per riempirla a sua volta. Per adesso che aspetti pazientemente i loro intrallazzi nei corridoi ministeriali e apprezzi i loro sforzi di salvatori della Patria.
L’impostazione di un Sindacato di classe, avente una visione generale della situazione della classe operaia e ben deciso a difenderne ogni giorno le condizioni di vita, deve essere ovviamente ben diversa. Invece di lottare contro nuove assunzioni facendo spostare il personale, aumentando lo straordinario e costringendo il personale a farlo, dati i salari da fame, invece di chiedere tutto questo come fanno i sindacati attuali, il Sindacato di Classe deve lottare per l’abolizione dello straordinario, per aumenti consistenti del salario, adeguati all’aumento dei prezzi, per nuove assunzioni di personale, in modo da lottare contro la disoccupazione coprendo così i vuoti che attualmente vi sono negli uffici, opponendosi ad ogni mobilità del personale. A questo proposito il documento sindacale prosegue: «Il sindacato nel ribadire il proprio orientamento favorevole alla mobilità settoriale e territoriale della manodopera anche nella P.A. sottolinea l’opportunità che, a partire dai prossimi concorsi le assunzioni avvengano con l’entrata del personale in ruoli unificati presso la Presidenza del Consiglio, in modo da assicurare che, nel futuro, ci siano una circolazione e una migliore distribuzione dei dipendenti pubblici».
A questo punto si sono ridotti i bonzi nella loro smania di servitori del padrone, a chieder che si prendano lavoratori da Bari, da Reggio, da Palermo, da Cagliari e si sbattano a Torino, Milano, Firenze con 180.000 lire di stipendio, naturalmente per il bene dell’economia nazionale, «per una circolazione e migliore distribuzione dei dipendenti pubblici», cioè, in altre parole, per un miglior sfruttamento del personale.
Ecco come i sindacati lottano contro la disoccupazione, ecco come si oppongono all’emigrazione! Non sono forse infatti degli emigrati gli operai del Sud costretti a lavorare a mille chilometri da casa, nelle grandi metropoli del Nord? Ma ormai i nostri amati dirigenti sindacali non possono più permettersi le mezze misure. Il momento è grave e quanto più le cose vanno male tanto più pesanti sono i colpi da vibrare alla classe operaia ed essi, i bonzi, dalle loro poltrone di aspiranti funzionari statali, fanno da tramite tra Stato-padrone e lavoratori.
Naturalmente il trasferimento di personale servirà anche contro i «sovversivi», contro i lavoratori più coscienti, quelli che nelle assemblee osano opporsi alla linea sindacale; adesso che i sindacati sono pane e cacio con l’Amministrazione statale basterà una parolina ed il disturbatore sarà spedito lontano. I lavoratori statali, i giovani costretti ad emigrare per non perdere il posto, costretti a vivere lontano da casa con uno stipendio da fame, devono capire che per cambiare le cose il primo nemico da combattere sono proprio i bonzi sindacali, degli autonomi come dei confederali, poiché essi sono i primi che ogni lavoratore cosciente dei suoi interessi di classe si trova davanti quando prova a ribellarsi allo Stato-padrone.