Partito Comunista Internazionale

Lo stato mangione

Categorie: Credit capital, Finance, Italy

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Una solenne stangata le posizioni liberistiche, difese dalle piccole e medie imprese private, se la sono presa con la conferma ed appesantimento del vincolo di portafoglio imposto alle banche a favore della Banca d’Italia. Per effetto di tale disposizione le banche sono obbligate ad investire in titoli di Stato almeno il 42% degli incrementi dei loro depositi. Una quota enorme: detratto poi da quanto rimane la riserva obbligatoria, la liquidità necessaria a titolo prudenziale, prestiti ad enti pubblici e grandi imprese, che da soli assorbono circa un altro 25%, alle banche calcolano che non resti libera giurisdizione che su poco più del 15% (La Repubblica, 10-6). È come bandire un prestito nazionale, ma obbligatorio.

Altro che difesa della piccola industria, in tempo di crisi la concentrazione avanza con tutti i mezzi, primo fra tutti l’appoggio esplicito dello Stato alle grandi imprese, private e no, e il parallelo nella finanza: è la Banca d’Italia, la banca delle banche che riduce la funzione degli istituti minori a semplici canali di raccolta della liquidità, togliendo loro qualsiasi autonomia nel deciderne la destinazione e la misura del tasso di interesse.

Il costo delle misure per contenere l’inflazione si scarica tutto sui piccoli risparmiatori, i piccoli impresari; lo Stato saccheggia a man bassa; la grande industria, l’unica che può competere sul mercato mondiale, ci guadagna anche con l’inflazione, come ci guadagnerà con l’industria degli armamenti e durante il successivo loro utilizzo.

Marx rimproverò i comunardi di non essersi impossessati della Banca di Francia: nell’impossibilità di occupare tutto il paese intanto se ne poteva prendere il portafoglio. Non commisero lo stesso errore i bolscevichi. Nell’occidente sarà molto più semplice, inflazione al 100% e annullamento del valore di tutti i titoli e banconote, buono per il consumo ai soli lavoratori.