La discussione sul fronte unico nel P.C. di Francia
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PARIGI, 27.
Ieri demmo uno sguardo generale ai due opposti atteggiamenti sorti sul P.C. di Francia, di fronte alla proposta di fronte unico per la difesa proletaria contro la reazione borghese.
È bene esaminare più da presso gli argomenti dei quali, nelle discussioni avvenute nella Conferenza dei segretarii federali si son serviti i due principali oratori delle opposte correnti, compagni Frossard e Rappoport.
Frossard, innanzi tutti, pone una questione di competenza. Egli crede che non la conferenza indetta dal C.E. della III Internazionale pei primi di febbraio, ma il IV Congresso dell’I.C. può decidere sulla questione del fronte. Egli nota inoltre che contemporaneamente alla convocazione della Conferenza mondiale si sono già fatti passi verso l’Internazionale 2 ½ e quella di Amsterdam.
Frossard si pone poi il quesito: «cos’è dunque il fronte unico?». E trova risposta in alcuni brani di Radek, nei quali, dopo aver accennato al compito attuale dell’I.C., che non è la preparazione e l’allenamento delle forze che sferreranno un giorno questo assalto, ne deduce che nella odierna situazione rivoluzionaria, ai comunisti è assolutamente impossibile guadagnare le masse, in quei paesi in cui le organizzazioni socialdemocratiche hanno profonde radici: quindi ai comunisti conviene incoraggiare l’andata al potere dei socialdemocratici.
Frossard respinge questa tesi, affermando che quand’anche egli pensasse che in Francia od in Germania i socialdemocratici stessero lì lì per prendere il potere, egli non direbbe mai che quella gente deve prendere il potere prima di noi.
Fa suo il concetto del fronte unico, per quel che concerne la necessità di andare verso le masse, preoccupandosi delle loro rivendicazioni immediate.
E subito dopo si pone il quesito più delicato ed importante: «Il fronte unico deve consistere nell’azione di massa, senza e contro i capi, ovvero l’azione d’accordo coi capi?». Citando numerosi brani di Zinoviev, delle tesi proposte dal C.E. dell’I.C. sul fronte unico, l’oratore dimostra che il fronte unico dovrebbe avere ripercussioni elettorali, parlamentari, governamentali.
Riferendo tale questione alla situazione francese, Frossard dimostra che l’attuazione del fronte unico così inteso, sarebbe la rovina del movimento comunista francese. Non è possibile pretendere che organizzazioni sorte da una scissione si uniscano di nuovo con la parte dalla quale al loro sorgere di separarono. La unità di azione ricondurrebbe all’unità di organizzazione.
Frossard constata che non tutti i partigiani del fronte unico in Francia sono uomini di destra, ma che «tutta la destra del Partito, tutti coloro che sperano nel risorgere dell’unità, sono per il fronte unico».
L’Esecutivo dell’I.C. pensa che la tattica del fronte unico, l’offerta di agire in comune ci permetterà di smascherare i socialdemocratici di fronte alle masse, Frossard repsinge tale presupposto machiavellico.
Passando poi a considerare la tattica del fronte unico dal punto di vista internazionale, l’oratore constata che essa almeno in questo campo presenta gli stessi inconvenienti. Afferma a nome del Comitato direttivo del P.C. di Francia, che nessuno dei componenti di esso andrà alla Conferenza indetta dall’Internazionale 2 ½.
Frossard ricorda che uno dei principali motivi della caduta del governo proletario in Ungheria fu, per esplicita dichiarazione di Bela Kun e di Rakovski, nel fatto che socialdemocratici parteciparono al governo. Afferma che i partiti che tentennano nel conservare atteggiamenti intransigenti, si serviranno del fronte unico per eseguire ogni conversione a destra.
Concludendo, l’oratore sostiene la necessità di documentare all’Internazionale tutti quei pericoli, allo scopo di evitare ogni possibile futura indisciplina nell’azione. Quando la decisione sarà presa, noi piegheremo: ma fino ad allora abbiamo intero il diritto di discussione.
Nell’azione di massa, il fronte unico si realizzerà automaticamente quando sarà imposto dalla necessità. Ma la politica del fronte unico ci farà apparire come un partito di combinazioni politiche.
Concludendo Frossard afferma che la politica del fronte unico dividerebbe le sezioni dell’Internazionale.
Rappoport, che non ha votato per la risoluzione del C.D., parla in difesa del fronte unico. Confuta l’argomento di Frossard, secondo il quale l’unità d’azione determinerà l’unità d’organizzazione.
L’oratore crede precisamente l’opposto. A dimostrazione della sua tesi, constata che la comunanza coi deputati borghesi non ha costretto i comunisti a mescolarsi con essi.
Nota che in Germania non si tratta di costituire un governo insieme ai socialdemocratici, ma di creare un movimento di massa che conduca ad un governo cui partecipino i diversi partiti. Respinge ciò che Zinoviev ha dettato a Branting.
L’oratore si preoccupa di una futura guerra mondiale «che è fatale, se qualcuno non interviene a turbar la festa». Questo qualcuno – afferma Rappoport – sarà il proletariato mondiale che realizzerà il fronte unico. La tattica del fronte unico è, secondo l’oratore, imposta dalla situazione mondiale.