حزب کمونیست انترناسیونال

Il terremotato Medio Oriente (Pt.4)

بخش‌ها: Middle East and North Africa

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Mentre l’affare di Suez si avvia – nel segreto delle conversazioni diplomatiche iniziate all’ONU – verso la prevedibile soluzione concordata nel senso che gli Stati Uniti caldeggiano, il Medio Oriente non cessa di manifestare i sintomi esplosivi di una crisi interna. E, ancora una volta, è la pressione dell’imperialismo che fa zampillare dal sottosuolo, accanto al petrolio, armi ed armati.

L’area di tensione si è spostata dall’Egitto alla Giordania e ad Israele. La manovra inglese, tanto sottile quanto disperata, è chiara: nell’imminenza delle elezioni nella Giordania, dalla quale – attraverso una serie di vicende che abbiamo seguito in ripetuti articoli – la sua influenza è stata cacciata, l’Inghilterra cerca di rientrare in quella zona, la vecchia sede di Glubb Pascià e della Legione cosiddetta araba, per via indiretta, cioè per la via dell’Iraq. Di qui l’annuncio dell’entrata in Giordania di truppe irachene – entrata poi smentita, ma successivamente “non esclusa” – con l’evidente compito, dati gli stretti legami inglesi con l’Iraq, di riguadagnare il terreno perduto nel mondo arabo e di registrarvi un punto a favore dopo i rovesci subiti in Egitto. Il pretesto è di garantire “libere elezioni”: questi campioni della democrazia affidano la “volontà popolare” al linguaggio delle baionette…

La mossa, comunque debba concludersi (o con uno ritirata del preannunciato invio di truppe, o con la sua tardiva conferma), ha immediatamente creato una catena di reazioni. Israele grida alla minaccia al suo territorio; gli ebrei non dimenticano la duplicità della politica britannica, che già nel corso della prima guerra mondiale promise insieme agli arabi una Grande Arabia e agli israeliti la ricostituzione della Home. L’Egitto, per quanto impegnato nel lavorio diplomatico, non può mancare di seguire con ansia la situazione giordana. In tutti i paesi arabi riaffiorano le diffidenze reciproche e le gelosie. Così, covando sotto le ceneri e spostandosi da un epicentro all’altro, la guerriglia – se non la guerra aperta – viaggia lungo la fascia mediterranea.

E poi si parla di rilancio europeo, di mercato comune, di unità dell’Occidente. L’unità dei mercanti non può essere che una rinnovata zuffa intorno allo stesso osso.