Kansainvälinen Kommunistinen Puolue

Il Comunista 1921-03-10

La lotta comunista nella Confederazione del Lavoro

Dopo Livorno

La forza sindacale del Partito Comunista d’Italia

I comunisti unitari (nome che una tipica incoscienza collettiva, detta massimalismo nella sua fase ascendente, ha preso nella fase discendente) non vollero intendere a Livorno che essi sostenevano contro di noi le identiche posizioni che contro di essi avevano sostenuto i riformisti a Bologna. Il risultato del congresso confederale viene oggi a fornire le prove inoppugnabili del ripiegamento dei massimalisti d’una primavera sul terreno classico del riformismo. Costoro, la cui coscienza si definisce dal fatto che ebbero per elaboratore teorico un Serrati, pensarono che vi fosse rispondenza tra il loro estremismo del 1919 e la dottrina di «difesa dei FORTILIZI proletari», brevetto 1921. Questo loro argomento principe, tradotto oggi nell’alleanza per la vita e per la morte colle grandi macchine sindacali riformiste, prevedibile fin da Bologna a chi fosse meno accecato dalle facili infiammazioni – lasciando alla parola tutto il suo sapore patologico – rivoluzionarie ad issue elettorale.

Chiudendo la sua relazione a Bologna, coll’accento di chi ricorre alle risorse decisive, Claudio Treves diceva:

«Pensate ad un’altra cosa. Il partito non può staccarsi dalla Confederazione del Lavoro. Costantino Lazzari vi parlava stamane del patto infrangibile che esiste tra partito e Confederazione del Lavoro. Abbiate quel concetto che voi volete delle funzioni della Confederazione, ne siate critici o ne siate entusiasti, in nessun modo voi potrete contestare che tra la pratica del metodo prognosticato da Bordiga e le necessità funzionali della Confederazione c’è un insuperabile disarmonia. La Confederazione del Lavoro compie una funzione conservatrice, in un certo senso, delle energie proletarie, la Confederazione del Lavoro è obbligata a misurare i suoi slanci di conquista, misurarli secondo la necessità economica, secondo le opportunità dell’azione, secondo le circostanze dell’industria, valutando una somma enorme di contingenze. Il metodo politico prognosticato da Bordiga passa sopra tutto questo e dice: prepariamoci alle barricate. È evidente che la Confederazione del Lavoro vi darà il giorno delle barricate i barricadieri, ma oggi, come collettività, non può dare il suo assenso al vostro metodo, perché esso è troppo contraddittorio con tutte le necessità del suo vivere e del suo funzionare. Ed allora, credete voi che sia savio per il Partito socialista romperla con tutte le organizzazioni economiche?».

L’onesto ricatto che il riformismo classico, il VERO, l’ETERNO socialismo dei Turatiani, faceva allo scalpitante massimalismo ha avuto il suo pieno effetto; il massimalismo ha ripiegato sulle tesi riformiste di allora in modo così evidente da lasciare questo solo dubbio, se fosse tutta demagogia allora, o sia oggi tutta viltà.

L’indomito puledro di Bologna si è rivelato a Livorno una rozza sfiancata; non solo non ha saltato l’ostacolo che Treves gli additava fin d’allora, ma ficcandovi sotto la testa cadente e radendo la polvere colla bocca sdentata e bavosa, se ne lascia fare un giogo da cui non si scioglierà mai più.

Non è tuttavia in questo una vittoria del metodo socialdemocratico; se il massimalismo ritorna nel grembo del tradizionale socialismo addomesticatore delle masse, per altre vie, con altri mezzi, la coscienza rivoluzionaria del proletariato italiano si è concretata ed organizzata nel partito comunista.

Questo ha rotto decisamente col vecchio ingranaggio della Confederazione, e della sua prima battaglia contro il riformismo potentemente annidato nei sindacati può essere orgoglioso e soddisfatto.

La rappresentanza del proletariato sindacato d’Italia, sia pure consultata coi noti mezzi di cui andiamo dimostrando tutta la fraudolenta e falsificatrice natura ha dato alla tesi comunista una votazione imponente. E vogliamo basarci sulla votazione ultima, circa il problema dei rapporti internazionali, in cui è stata data la battaglia su di una mozione così precisamente e ortodossamente comunista e conforme alle tesi della Internazionale politica in materia sindacale, da causare perfino l’astensione degli anarchici, facendo sì che su di essa si contassero le forze sindacali che sono in tutto e per tutto colla Internazionale di Mosca, e col suo integrale programma, col Partito comunista d’Italia e colle nette affermazioni della subordinazione dei sindacati al partito, della tattica di lottare dall’interno nei sindacati per debellare i capi riformisti; per i principi della conquista rivoluzionaria del potere, della dittatura proletaria, del sistema sovietista.

Come più oltre dimostriamo, noi possiamo contare su di una forza sindacale pronta ad essere inquadrata dal partito comunista, di oltre seicentomila lavoratori; e questo ad un mese dalla costituzione del partito, dopo la vergognosa ed inqualificabile capitolazione di cento organizzatori massimalisti dinanzi alla dominazione del riformismo corporativo.

Senza alcuna esagerazione, può e deve affermarsi che è la più grande forza sindacale della Internazionale comunista in tutto il mondo, dopo la Russia, che si trovi sul terreno esatto delle tesi di Mosca, senza scartare minimamente né verso il riformismo e il centrismo, che da questo lato non un ex-massimalista si avvicina lontanamente a noi, né verso le tesi sindacaliste anarchiche, poiché il movimento sindacalista non è nella Confederazione, e la piccola minoranza anarchica che vi milita si è opportunamente e lealmente differenziata.

Questa forza sindacale si organizzerà potentemente attorno al suo partito; essa interverrà al congresso sindacale mondiale e si affermerà per le tesi marxiste con tutto il bagaglio dei suoi metodi e delle sue vedute. In Italia, attraverso il lavoro travolgente che subito sarà iniziato, portando coi gruppi comunisti la lotta in ogni azienda, in ogni lega, in ogni Camera del Lavoro, in ogni federazione, i riformisti del P.S.I. avranno subito del filo da torcere, e quanto! A conferma della bontà della tattica sindacale di Mosca, noi ci proponiamo di farlo saltare al più presto, il famoso FORTILIZIO della Confederazione del Lavoro, fortilizio della difesa borghese contro l’assalto rivoluzionario delle masse.

Il significato del voto

Per quanto la stampa avversaria metta in rilievo e si compiaccia che siamo stati battuti al Congresso noi affermiamo la nostra completa soddisfazione per l’esito che ha avuto la battaglia. Siamo soddisfatti per l’esito poiché se uno statuto che nulla lascia da invidiare alle costituzioni assolute non desse modo ai funzionari di poco onestamente impedire la libera espressione del voto ai singoli noi avremmo avuto non solo i voti che ottenemmo, 600.000 circa, ma certamente centinaia di migliaia in più. Dicemmo 600.000 e ciò stupirà poiché la cifra ufficialmente conosciuta è 418,000. Qui appunto è la truffa all’americana. I compagni nostri sanno che le camere del lavoro votano collo statuto confederale attuale per metà dei loro soci, e per l’altra metà sono le federazioni che votano. Non è chi non comprenda come le federazioni non esprimano per niente la volontà dei loro organizzati ma solo la volontà dei dirigenti che da padroni hanno agito.

La federazione metallurgica ad esempio è in maggioranza comunista a Torino, Trieste, Milano, Savona, Alessandria, Firenze, Napoli, Pozzuoli, Lodi, Sanpierdarena, Brescia, ecc., pur tuttavia figura solo per 35.000 voti sul computo confederale. Solo raddoppiando il voto ottenuto dalle camere del lavoro si ha il risultato esatto e ciò da appunto un totale di oltre 600.000 voti al partito comunista. Gridi pure l’Avanti! Passato ormai al servizio del turibolario del socialdemocraticismo che fummo battuti, non sperammo mai tanto successo e non sperammo ma anche che così presto le folle proletarie si orientassero verso noi, perché pensavamo che più tempo sarebbe occorso per strappare l’ultimo brandello di maschera comunista a certi messeri. Il Congresso ci ha servito a meraviglia, fu il congresso dei funzionari, è vero, ma fu anche il seguito del processo di chiarificazione iniziatosi a Livorno in gennaio, tutte le forze si presentano qual sono, tutta la ventrala degli organizzatori si è dimostrata qual è, non rivoluzionaria, non comunista ma un ammasso di gente che cura solo il plauso delle folle e lo stipendio magari doppio.

In mezzo alla folla tutte le frasi più incendiarie; al Congresso dopo aver la stessa folla turlupinata con un ordine del giorno Bensi, sfogarono il loro fiele contro noi, che nulla tacemmo del nostro pensiero, dei nostri propositi; che affermammo ancora qui quel che dicemmo là; noi opereremo in mezzo alle masse mediante i gruppi comunisti per portarle tutte sul terreno della rivoluzione proletaria; noi agiremo in modo da acuire sempre più il dissidio tra le due classi anziché attutirlo, e diremo anche alle masse che non al numero noi teniamo ma alla qualità. Solo chi intende contar per uno nelle file dell’esercito rivoluzionario, solo chi vuol tutto dare nulla avere, quelli soli vengano a noi e a coloro che sono già con noi diciamo: Su, con entusiasmo mai affievolito, con raddoppiata attività, su, non un minuto di sosta, non un minuto di riposo; ovunque la parola nostra, ovunque la nostra opera, in tutti i cantieri, in tutte le fabbriche si costituiscano i gruppi comunisti, penetri la nostra stampa, si dilaghi la nostra azione: Comunisti avanti! l’avvenire è nostro.

Soddisfazione

Un inviato del Secolo a Livorno manda al suo giornale questa sintomatica conversazione col rappresentante di Amsterdam. La sforbiciamo senza altro commento.

È notte piena. Il primo treno dopo la insurrezione comunista di Firenze giunge con tre ore di ritardo sull’orario. I congressisti che partono hanno atteso con ansia febbrile. In mezzo ad essi, imponente, tranquillo, Fimmen, l’olandese rappresentante della internazionale di Amsterdam, ha atteso invece sorridendo sempre, e fumando, come non fosse notte, come se il ritardo fosse solo di qualche minuto.

Salendo sul treno che finalmente era arrivato con l’andatura stanca, incerta, sgangherata dei convogli che si muovo come per caso, dopo una tragica inerzia, salendo sul treno ci siamo avvicinati all’olandese.

– Dunque, qual è la vostra impressione sul Congresso italiano?

– Buona. Andiamo bene.

– Voi avete vinto …

– Pas vaincu … Abbiamo rinviato. E ciò basta. Il tempo provvederà …

– Ma la Confederazione andrà a trattare a Mosca.

– C’est bien! Ma questo non significa che abbandoni la nostra Federation Internationale des Syndicats.

– Già! Si sussurra anche che gli italiani cercheranno di ricostruire la confederazione internazionale inducendo Mosca ad accordarsi con Amsterdam.

Fimmen ha sorriso, ha taciuto un po’, indi ha detto: ça va bien. Ma niente ordini del giorno, niente parole; occorre sedersi ad un tavolo e fissare bene le condizioni. Quando alcuni bolscevichi s’incontrarono con me ad Amsterdam qualche tempo fa essi esaminarono la mia opera, i verbali della nostra Internazionale e poi conclusero:

– Ma voi siete comunisti!

– Io risposi, narra con un sorriso di soddisfazione Fimmen, io risposi: «va bene ed allora cercate di scomunicarsi».

L’olandese gigante tira una gran boccata di fumo poi esclama in cattivo italiano:

– Io capito molto anima Congresso italiano! Non abbandonerà Amsterdam. Verso il novembre di questo anno terremo forse a Milano il congresso della nostra Internazionale. (preso nota: sarete i benvenuti. N.d.R.)

– Prima del Congresso dei sindacati rossi di Mosca.

– Après. Dopo.

– Ma se gli italiani si legheranno a Mosca?

– Non si legheranno. Io capito anima congresso italiano.

Ad un certo momento Fimmen ci ha piantati in asso e s’è messo a dormire saporitamente (… come Serrati. N.D.R.).

Reclami contro l’esito del voto

Siamo in possesso di vari reclami pervenuti al comitato comunista da parte di organizzazioni irregolarmente rappresentate al congresso, reclami che vengono ad aumentare la gravità delle nostre osservazioni circa la dubbia attendibilità della maniera di consultazione del proletariato nei congressi confederali. Ne accenniamo alcuni soltanto.

La Camera del Lavoro di Bondeno (Ferrara) tenne il regolare congresso nel quale, malgrado molti organizzatori dichiarassero di non conoscere il pensiero degli organizzati, e chiedessero un referendum provinciale, la votazione dette voti 30 ai comunisti e 34 ai socialisti. In tutte le altre camere del lavoro del ferrarese non fu tenuto congresso, mentre a Livorno gli organizzati ferraresi erano rappresentati con tutti i voti dai socialdemocratici … e per i comunisti di Bondeno votò Enrico Dugoni. E non dico altro!

La Sezione comunista di Reggiolo (Reggio E.) telegrafava chiedendo di contestare il mandato del delegato Andreoli per mancato referendum tra gli organizzati.

Da Luzzara si protesta telegraficamente contro le deleghe dei rappresentanti della Camera del Lavoro di Reggio per la mancata consultazione degli organizzati.

La sezione milanese dei chimici era per i comunisti; il comitato direttivo telegrafa di essere alla unanimità meno quattro per la nostra frazione … e tutti i voti della federazione dei chimici vanno a D’Aragona. Aggiungasi che la sezione di Torino in grande maggioranza è con noi.

Alla Camera del Lavoro di Vittorio Veneto, comunista, si nega arbitrariamente la rappresentanza.

A Palermo non esiste Camera del Lavoro sciolta e non ancora ricostruita; un gruppo di cittadini si aduna e va a Livorno a votare per 10 mila organizzati!

A Napoli gli unitari-bloccardi si vedono clamorosamente battuti al consiglio generale delle leghe. Escono dalla sala, nominano un loro delegato, dopo essersi sottratti al voto regolare, e la commissione di verifica dei poteri a Livorno divide in due parti eguali i voti di Napoli tra l’una e l’altra frazione!

Così si arriva al MILIONE di maggioranza.

Lestofanti!

I voti comunisti

Pubblichiamo l’Elenco dei Voti Comunisti al Congresso della Confederazione Generale del Lavoro a Livorno, quali risultano al nostro Comitato Sindacale Comunista.

AlessandriaN.46.000Maggioranza
Brescia19.000Minoranza
Cuneo8.656Unanimità
Firenze33.126Maggioranza
Foligno3.072Maggioranza
Grosseto1.800Unanimità
Imola5.228Maggioranza
Intra3.200Minoranza
Mantova13.800Minoranza
Napoli20.000Maggioranza
Oneglia3.200Maggioranza
Pesaro2.593Minoranza
Perugia2.000Unanimità
Pistoia13.000Unanimità
Roma30.000Parità
Savona17.347Maggioranza
Sampierdarena8.202Minoranza
Spezia9.550Maggioranza
Teramo7.604Unanimità
Udine19.000Unanimità
Pordenone6.000Maggioranza
Tolmezzo2.458Unanimità
Torino82.606Maggioranza
Vercelli5.000Maggioranza
Vicenza14.000Maggioranza
Varese3.333Minoranza
Milano52.000Minoranza
Tempio1.000Unanimità
Trapani266Minoranza
Burano286Minoranza
Taranto13.000Maggioranza
Totale446.327

L’elenco continuerà. Si invitano le Camere del Lavoro che non hanno ancora comunicato l’esito della votazione, e fra esse quelle di Empoli e Castellamare di Stabia, a notificarle.