Kansainvälinen Kommunistinen Puolue

Prometeo (II) 22

Salviamoli

Dopo l’arresto e l’imprigionamento dei militanti più in vista del movimento sindacale, le incursioni delle bande fasciste assoldate dagli industriali si susseguono senza interruzione. Il grande centro tessile della Carolina del Nord è soggetto periodicamente ad una repressione sanguinosa tendente a distruggere la combattività delle masse e le sue organizzazioni. Scene di terrore che si trasformano in una vera e selvaggia caccia all’uomo al grido: «del piombo per i sindacati» con sequestro di organizzatori e avvocati difensori che vengono trasportati in luoghi distanti per essere bastonati a sangue, sono le gesta quotidiane dei diversi Bulwinkle.

Saccheggiato di locali, sevizie ed uccisione dei più tenaci proletari, questa è l’aureola che la borghesia ha voluto creare alla vigilia del processo. Compagni, gli avvenimenti che si svolgono nella lontana Carolina sono parte integrante della lotta che tutto il proletariato sostiene contro la affamante borghesia. Questi eroici proletari che lottarono per conquistare delle condizioni di vita migliori sono oggi minacciati di morte. Coscienti del pericolo che grava sulle loro teste essi non piegano, essi rivendicano altamente il diritto per i proletari di organizzarsi e di difendersi. Essi non contano in nessuna clemenza della borghesia, essi contano solamente sulla solidarietà proletaria.

Proletarii, è nostro il dovere di sviluppare un’azione di massa capace di costringere i boia americani a restituire alla famiglia proletaria questi suoi fedeli militanti.

Un appello dalla prigione di Gastonia

In tredici organizzatori, membri del Sindacato Nazionale degli operai tessili, siamo accusati di omicidio «al primo grado» quello che in questo Stato, porta automaticamente alla pena di morte. Vi scriviamo perché conosciate esattamente i fatti, e le cause ed anche per domandarvi il vostro aiuto.

Nella notte del 7 giugno, la polizia della città di Gastonia, fiancheggiata da un certo numero di agenti in civile, agendo direttamente sugli ordini della Compagnia Minville Yenkea proprietaria della officina Loray, contro la quale noi eravamo in sciopero, si lanciava ad un raid armato illegale mandando assediando la sede nel nostro Sindacato, ed il campo dove dormivano degli uomini, delle donne e dei fanciulli scacciati dalle loro abitazioni.

Noi dovemmo difenderci durante la lotta, il capo della polizia Adarholt venne ferito gravemente, due poliziotti ed una spia furono uccisi ed uno dei nostri organizzatori, Joseph Harrison, venne egualmente ferito. Questo raid si svolgeva dopo cinque settimane d’inaudito terrore; uomini e donne quotidianamente bastonati, assalti a colpi di baionetta, dissoluzione dei picchetti di difesa degli operai, arresti in massa degli scioperanti sotto vari pretesti inventati di sana pianta.

Il 16 aprile, due settimane dopo la proclamazione dello sciopero, una banda mascarata di 75 persone aveva assediato i locali del Sindacato ove si trovavano custodite le provvigioni destinate al soccorso degli scioperanti, gettava queste provvigioni nella strada, dopo averle sporcate.

Questo avveniva sotto gli occhi della polizia e della milizia. Nessun arresto venne operato; colui che fu incaricato della inchiesta dal Governatore Gardner – egli stesso proprietario di fabbriche – fu «incapace» di trovare un solo responsabile.

Scrivemmo una lettera al governatore Gardner, facendo gli parte di questi fatti, ed avvisandolo, fra l’altro, che noi eravamo obbligati di prendere delle misure per assicurare la difesa dei locali delle nostre organizzazioni delle nostre persone e quelle delle nostre famiglie.

Tre giorni di terrorismo inaudito, diretto dalle autorità, ed eseguito dalle spie, sugli ordini diretti del maggiore A. L. Bulwinkle., consigliere principale della compagnia Manville-Yenekes, dovevano seguire il raid del 7 giugno ove il capo della polizia Aderholt trovava la morte.

Più di 100 operai furono gettati in prigione. I loro domicili furono perquisiti, furono messi a sacco, le loro famiglie terrorizzate – Fred Beal fuggì difficilmente al linciaggio diretto contro di lui.

Noi abbiamo combattuto per il diritto d’organizzazione, per il diritto di sciopero e dei picchetti, contro i «speedup», la riduzione dei salari, la tirannia dei proprietari di fabbrica, e delle autorità governative al suo soldo.

Il nostro processo rappresenta il diritto dei lavoratori di difendersi, ad organizzarsi in vista della loro difesa, di riunirsi nel Sindacato e di lottare per delle condizioni di vita meno misere.

Noi crediamo che tutti gli operai dovrebbero aiutarci, e ci aiuteranno, così anche l’International Labor Defence, che non ha cessato d’organizzare la nostra difesa, e all’indomani stesso della battaglia nei locali del Sindacato, prendeva il movimento nelle proprie mani. In questo processo noi non faremo ricorso a nessun compromesso.

Noi pensiamo che l’accettazione di un compromesso, il voler tentare di far passare questo processo come un processo di omicidio comune, sarebbe rendere confuso il carattere di classe che lo domina. Questo processo pullula d’invenzioni, di testimonianze false, d’intimidazioni di giurati, di pressioni esercitate dai pradroni di fabbrica, ecc. ecc. La massa degli operai di Gastonia – il più grande centro di filatura del cotone del Sud – è con noi e comprende il significato della nostra lotta comune.

Le spese occasionate dal processo sono ingentissime. L’accusa ha 22 avvocati, l’International Labor Defence ha ingaggiato degli ottimi avvocati. Ma i loro onorarii debbono essere pagati dagli operai e da coloro che simpatizzano con noi. Aiutateci finanziariamente , aiutateci con tuttii mezzi a vostra disposizione. Invitate tutti i doni all’Internazionale Labor Defence 110 Lourt Arcade, Charlott, N.C. e fate leggere questa lettera a tutti i vostri amici.