Kansainvälinen Kommunistinen Puolue

Partito e organismi di classe nella tradizione della Sinistra comunista Pt.6

Kategoriat: Communist Left, Union Question

Kattojulkaisu: Partito e organismi di classe nella tradizione della Sinistra comunista

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Gerarchia di funzioni

Che quella del partito politico sia la funzione e la forma primaria lo asseriscono solo i comunisti rivoluzionari. Per tutti gli altri, stalinisti e maoisti compresi, il Partito viene dopo lo Stato proletario. Cade la costruzione marxista anche trasferendo la supremazia dal partito ad uno Stato seppure di forma Sovietica.

Stalin, come si sa, svilì a tal punto la funzione del partito da affidare la soluzione rivoluzionaria al rapporto tra lo Stato Sovietico e gli altri Stati. Ne scaturiva la orripilante conseguenza che gli interessi della Rivoluzione mondiale del proletariato dovevano necessariamente subordinarsi a quelli dello Stato russo. Era ed è vero il contrario. Sono gli interessi dello Stato russo e di qualsiasi Stato proletario che dovevano piegarsi a quelli della Rivoluzione internazionale comunista. Oggi il problema non si pone, in quanto non esiste alcuno Stato proletario; resta la lezione per l’avvenire.

La questione, dal punto di vista del potere politico, si imposta in questi termini: il potere politico è diretto dal Partito Comunista, unico rappresentante della classe operaia. Quando, come nel caso del suo scioglimento in Cina, il Partito si dissolve in un altro, cioè nel Kuomintang; oppure, come nel caso del fronte unico politico, si affianca ad altri partiti seppure con etichetta operaia, quando questo avviene il partito si subordina all’esistente potere politico, non lo conquista, né tende a conquistarlo. In questo caso il partito muore e il potere politico resta nelle mani del nemico.

La consegna del fronte unico, l’alleanza con i partiti socialdemocratici, arrivò a prospettare persino un fronte unico militare, accusando di sindacalismo la Sinistra, che realizzava invece il fronte unico nel campo della lotta sindacale e di difesa economica. La conseguenza fu che, mentre da un lato si proclamava solennemente la priorità del Partito sugli altri organismi operai, dall’altro si agiva in maniera tale da degradare il Partito a uno dei tanti partiti operai lottanti tutti per il medesimo obiettivo, considerato immediato, invertendo la ferrea gerarchia di funzioni scoperta dal marxismo.

Perché fronte unico, sindacati, consigli di fabbrica, consigli operai o Soviet, possono essere catturati dall’avversario, come lo sono stati. Anche lo stesso Partito, come compagine organizzata, può passare al nemico, una volta che abbia abbandonato il suo programma comunista. Ma il Partito, pur ridotto nei suoi effettivi, ma che non si sia mai allontanato dai princìpi, resta sul fronte della battaglia rivoluzionaria pronto, in condizioni favorevoli, a riprendere la direzione della lotta di classe. Il Partito politico, allora, torna al primo posto non per feticismo della forma-partito, ma per la sua funzione primaria di possessore del programma, insieme di princìpi e di scopi.

Una frazione dello stesso partito bolscevico ipotizzava, prima della vittoria rivoluzionaria, e propose dopo l’Ottobre, che, una volta conquistato il potere con l’abbattimento violento dello Stato borghese, il partito dovesse cedere il governo dello Stato proletario ai Soviet e alle loro maggioranze disciplinarsi. In apparenza la controrivoluzione staliniana ha realizzato questa visione sovietista, subordinando il Partito, cioè la classe operaia, allo Stato nella forma Sovietica. Così si sottomisero gli interessi dei proletari russi e della rivoluzione comunista mondiale ad uno Stato che la controrivoluzione in atto stava degenerando in Stato del capitale russo, al di là dei nomi e delle formule.

Per altro le leggi del meccanismo statale, anche quello della dittatura proletaria, sono diverse da quelle del Partito.

Gli insegnamenti della Sinistra comunista

L’ordine di importanza degli organismi proletari non è sempre lo stesso. Prima che sorgessero i Soviet, l’ordine era: Partito, Sindacato, Cooperative. Adesso che i Soviet non esistono, in assenza delle condizioni rivoluzionarie che li potranno esprimere, l’ordine cambia: Partito, Sindacati, essendo ormai le cooperative inserite completamente nel mercato capitalistico.

Il partito tende a trasformare i Consigli di fabbrica ed ogni organo aziendale, che organizzino pur sempre ed esclusivamente operai, in organi periferici o, se si vuole, di esecuzione di consegne che partono dall’esterno della fabbrica; per questo né le tesi dell’Internazionale né quelle della Sinistra li contemplano nella gerarchia delle funzioni essenziali per la lotta rivoluzionaria. La fabbrica è la cellula della economia capitalista, non quella del potere proletario e nemmeno del potere capitalistico.

La borghese direzione aziendale non abdicherà volontariamente alle sue funzioni di meccanismo per la estorsione del plusvalore. Ma da quanto precede si è visto – a parte questioni di dottrina di indiscussa autorità – che anche quando la direzione della fabbrica e dell’insieme delle fabbriche passasse nelle mani dei sindacati o dei consigli e sparisse la figura del padrone e di ogni anonima sua direzione, non per questo muterebbero le condizioni della produzione, cioè la forma di capitale dei mezzi di produzione e dei prodotti, la forma salariale del lavoro, la forma mercantile e monetaria dello scambio. Non solo, ma la fabbrica resterebbe un compartimento chiuso nel quale soffoca una visione generale delle condizioni sociali e politiche. Abbiamo visto che a questa condizione non sfugge nemmeno il partito se si azzarda a trasferire la sua base nell’officina come accadde con la ”bolscevizzazione”.

Questo problema ha una grande importanza proprio in questo periodo storico di rigoglio di gruppetti e di riesumazione di antiche e già fallite formule di natura piccolo-borghese, anarcoide, idealistica, dovuto al combinarsi dello sfaldamento del regime capitalistico e dell’impotenza dei vecchi partiti comunsocialisti, assieme alle direzioni sindacali da questi ispirate. Queste formule ”rinnovate” vorrebbero affidare ai Consigli di fabbrica, più o meno diversamente denominati, la ripresa della lotta rivoluzionaria di classe, e in alcuni casi si vorrebbe far dipendere la ricostituzione del Partito politico dal movimento di questi consigli o comitati aziendali. Dinnanzi all’orgia riformistica nella quale partiti e direzioni sindacali stanno inesorabilmente affogando, si pensa di far girare in senso rivoluzionario la ruota della lotta di classe, abbandonando per sempre la forma-partito e quella del sindacato, ormai ritenute corrotte o come si preferisce oggi, ”integrate nel sistema”.

Lo stesso velleitario disegno ebbero i sindacalisti rivoluzionari che si staccarono dalla CGL per organizzarsi in un nuovo sindacato anarchico, l’USI, a causa del disgusto che quei proletari provavano verso la direzione del Partito Socialista, precursore degli attuali partiti opportunisti ma di gran lunga meno corrotto e sbracato dell’attuale Partito Comunista ufficiale. La storia ha confermato puntualmente che, se una funzione hanno avuto queste sollevazioni, è stata quella di indebolire il fronte rivoluzionario di attacco alla politica riformistica e opportunistica dei falsi partiti operai e dei sindacati.

La direzione del moto di ripresa rivoluzionario è, invece, esattamente l’opposto da quello propugnato da certe consegne immediatiste: sulla base della lotta operaia in difesa delle sue condizioni immediate si deve innestare l’indirizzo politico del Partito comunista rivoluzionario. Il ripristino della dottrina, in uno con l’introduzione nella classe del programma comunista, è la condizione essenziale. Ambedue le funzioni comportano la lotta teorica contro i negatori dei princìpi del marxismo rivoluzionario, e la lotta politica contro tutte le formazioni politiche opportuniste, capitalistiche, e lo Stato.

Il Partito crea i suoi organi in fabbrica, nei posti di lavoro: i gruppi comunisti; li organizza nei sindacati di classe. Il compito di questi gruppi, che, ripetiamo, sono subordinati al partito, esterno al posto di lavoro, è di influenzare i proletari in fabbrica e di dirigerne gli organismi di classe, come è di affasciare il massimo delle forze proletarie nei sindacati per conquistarne la direzione.

Quando gli organismi di lotta immediata, economica e politica, risorgeranno, il Partito non sarà affatto indifferente né li saboterà. Al contrario, si prodigherà per conquistarne la testa. Ma se dovessimo far dipendere la ricostituzione del Partito dalla nascita di questi organi aziendali, commetteremmo noi l’errore ordinovista, falsando i risultati e il processo storico. Il partito, come nucleo centrale, si è già ricostituito sulla base del marxismo rivoluzionario, non attendendo questa eventualità.

Il processo storico è complesso e contraddittorio e non possiamo certo, oggi, indirizzarlo secondo la nostra volontà di militi della rivoluzione. Ma ciò non vuol dire che dobbiamo piegare il nostro programma storico e di battaglia all’evenienza, al caso, alla cosiddetta ”situazione”. Una delle caratteristiche che ci distinguono da tutti gli altri è che il Partito sa dove andare e come marciare, perché conosce il domani, nel senso che sa fin da ora come affrontare i problemi e le difficoltà che si ergeranno dinanzi alla marcia inarrestabile della rivoluzione proletaria comunista. Questa consapevolezza gli deriva dal saldo possesso della dottrina, dal corretto orientamento che ha sempre tenuto, dal non essersi mai fatto distogliere dal fatto immediato, dall’oggi miserevole e controrivoluzionario.

Il ”parere delle masse” in una situazione controrivoluzionaria, come quella che stiamo vivendo oggi e che perdura da mezzo secolo, è sempre viziato dall’influsso della ideologia che il nemico inocula nelle file operaie per mezzo dei falsi partiti operai e dei dirigenti ufficiali dei sindacati. E, secondo le cosiddette ”nuove” formule operaiste, dovremmo affidare la ripresa di classe, che esiste solo quando esiste un forte partito di classe, a quel ”parere”, sondato con meccanismi democratici, espressione dell’ideologia borghese, col quale si è finora fondato il suicidio del proletariato stesso? Le ”masse” solo potranno esprimere l’inconscia e sacrosanta ribellione al regime capitalistico, però senza sapere darsi una direzione consapevole. Anche gli spartachisti pensavano che non si dovesse conquistare il potere politico senza il consenso democratico delle masse, e commisero il fatale duplice errore di adeguarsi a quel ”consenso” sia per separarsi troppo tardi dal fradicio Partito Socialdemocratico tedesco sia per irretirsi nell’ancora più pericoloso Partito Socialista Indipendente.

La classe potrà esprimere tutti i suoi organismi rappresentativi e di lotta, ma non potrà mai operare come classe nella storia senza il suo Partito. È una constatazione dura, ma va fatta.

La guerra di classe stessa, invece, esprime il bisogno irrinunciabile del Partito politico quando diviene chiaro che le lotte economiche e politiche del proletariato, combattute sotto la direzione opportunista, non fanno avanzare di un sol passo la marcia del proletariato verso la sua emancipazione. Diviene allora intollerabile la tutela opportunista sugli organismi di classe, il monopolio dei falsi partiti operai sui sindacati, sul movimento operaio organizzato: le masse tendono a scrollarsi di dosso questa cappa di piombo e seguono l’indirizzo comunista rivoluzionario, il solo che possa condurle alla vittoria.

Come la rivoluzione non è un fatto ma un processo (Lenin), così la rinascita del Partito di classe non è un incidente, il prodotto di una volontà superiore o di un decreto. Il Partito, prodotto del secolare scontro storico del proletariato, deve preesistere alla presa del potere politico, alla fase direttamente rivoluzionaria delle masse. Se questa condizione non si verifica, l’urto delle masse fallirà.

Questi gli insegnamenti della storia, condensati nella dottrina, nel programma e nell’organizzazione politica del Partito Comunista, e domani nell’azione rivoluzionaria della classe.