Kansainvälinen Kommunistinen Puolue

L’indecente contratto dei tessili

Kategoriat: CGIL, Italy

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I tessili non hanno avuto bisogno della nostra imbeccata per dire in faccia ai bonzi sindacali che, il 23 giugno, firmando precipitosamente il nuovo contratto dopo mezzo anno di agitazioni e scioperi, si sono rimangiati tutte le promesse e rivendicazioni mille volte sbandierate, vendendole per un piatto di lenticchie. Loro stessi, i bonzi, ammettono di non essere « completamente soddisfatti »; figurarsi, con la loro pelle da pachidermi!

In realtà, non c’è forse un contratto di categoria firmato negli ultimi mesi che meriti più di questo la qualifica di tradimento.

I. – E’ notissimo che il vero nodo della questione per i tessili è l’orario di lavoro, tanto più pesante in quanto il « carico di macchinario » sta divenendo sempre più gravoso. Ebbene, la « piattaforma unitaria » chiedeva la settimana di 40 ore contro le 45 attuali senza perdita di salario: l’accordo – che ha una validità di 3 anni – la riduce a 44 a partire dal 1º maggio 1968! Si chiama questo avere « infranta l’intransigenza padronale »? In un volantino distribuito nel vicentino, la FILTEA-CGIL, salva – o meglio pretende di salvare – la faccia, proclamando la necessità che « debba rapidamente maturare la condizione di unità sindacale per anticipare la riduzione dell’orario al 1º gennaio 1968 »: non hanno ottenuto nemmeno questo anticipo con scioperi nazionali, e pretenderebbero di ottenerlo localmente, a conclusione di una « unità sindacale » che – nel calare le brache – è sempre esistita !!!

II. – Si era detto e ripetuto mille volte che i salari dei tessili sono ancora più « inadeguati » di quelli delle altre categorie: ebbene i minimi tabellari sono stati aumentati dell’ormai sacrosanto e invalicabile 5% che, in tre anni di durata del contratto, sarà divorato dall’aumento del costo della vita. Per coprire in qualche modo la precipitosa ritirata, i bonzi levano alle stelle il 2,20 % in più per la riduzione di orario dal giugno ’68 e del 3% dall’1-7-69 (ma questo, che si riferisce al mansionario, ai parametri ecc., potrà « differenziarsi da settore a settore »), l’aumento delle paghe dei minori, delle ferie pagate, del congedo matrimoniale, ecc .. Ma queste sono le frange applicate a un lurido vestito!

III. – In tutte le zone tessili si lamentano i licenziamenti e l’eccessivo carico di macchinario: logico quindi sarebbe battersi per l’abolizione del lavoro straordinario combinata con una maggior remunerazione del salario- base. Ma no; si ottiene l’aumento di retribuzione dal 25 al 35% per le ore eccedenti le 48, e dal 45 al 50% per il lavoro festivo, cioè si rende più … allettante lo straordinario! Quanto, infine, ai cottimi, la CGIL afferma che bisogna « assicurare una percentuale di guadagno di molto superiore all’attuale: anche qui, il bonzume pretende che otterrà vittoria localmente là dove non ha ottenuto nulla su scala nazionale!

Particolare « pittoresco »: alla Lanerossi, con 9 giornate di sciopero nel 1963, si era ottenuta la riduzione pagata dell’orario settimanale di un’ora per il turno di notte. Questa ora è adesso assorbita in quella generale del contratto, e le 9 giornate di sciopero del ’63 risultano fatte a vuoto. La CGIL, dopo aver firmato il contratto, grida: ottenere « la riduzione pagata dell’orario settimanale per i turni di notte »! La sua firma è ancora fresca; come potranno gli operai credere ai suoi propositi futuri?

IV. – L’unica « grossa vittoria » è stata ottenuta per i bonzi: e si chiama « comitato tecnico paritetico di accertamento » per i cottimi e il macchinario, un comitato che non farà nulla ma incasserà quattrini.

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Agli operai che protestavano per questo autentico schifo di contratto (dei cui termini sono stati solo informati attraverso volantini, ma che non conoscono ancora per averlo letto in tutti i suoi dettagli come se non fosse cosa … di loro competenza), si è risposto: La lotta è necessaria sempre più e azienda per azienda ». e, per carità, non disertate il sindacato che vi ha così strenuamente difeso! I proletari hanno mille ragioni di urlare: Siete I dei venduti!