Partito Comunista Internazionale

L’Internazionale comunista e i sindacati

Categorie: Third International, Union Question

Questo articolo è stato pubblicato in:

Riproduciamo ancora alcuni stralci significativi dalle Tesi del Secondo congresso dell’Internazionale Comunista del 1919. Vogliamo con questi ed altri testi classici della lotta politica comunista internazionale dimostrare la perfetta correlazione tra l’opera dei traditori di ieri con quella dei traditori di oggi, e di conseguenza la giustezza dell’impostazione programmatica e politica del Partito politico di classe di oggi, il nostro partito, che ricalca fedelmente la linea del partito di allora. Invarianza, quindi, non solo delle posizioni comuniste, ma invarianza anche dell’opportunismo.

I proletari che leggeranno queste poche proposizioni ritroveranno i motivi tradizionali di lotta contro le quinte colonne del capitalismo che si sono installate in seno al movimento operaio. Vanno espulse, annientate come ostacolo primo che impedisce alle masse proletarie di intravedere i precisi termini della battaglia rivoluzionaria.

« 1. -I Sindacati, creati dalla classe operaia nel periodo del pacifico sviluppo del capitalismo, erano organizzazioni degli operai per la lotta rivolta ad ottenere l’aumento del prezzo della forza lavoratrice sul mercato del lavoro ed a migliorare le condizioni dell’impiego di tale forza. I marxisti rivoluzionari si studiavano di far marciare quei sindacati al fianco del Partito politico del proletariato nella lotta comune per il socialismo. Per le stesse ragioni per cui la socialdemocrazia mostrò essere non già uno strumento di lotta rivoluzionaria del proletariato per il rovesciamento del capitalismo, bensì un’organizzazione che, nell’interesse della borghesia trattiene il proletariato dalla rivoluzione, così durante la guerra i sindacati mostrarono di essere una parte dell’apparato di guerra della borghesia e l’aiutarono a sfruttare, a succhiare quanto più poteva, la classe operaia, allo scopo di condurre la guerra nel modo più energico possibile per gli interessi del guadagno capitalistico.

I sindacati che occupavano precipuamente operai qualificati meglio pagati dai padroni e questi operai, limitati com’erano dalla loro grettezza sindacale, legati com’essi erano dall’apparato burocratico staccato dalle masse, furono traviati dai loro duci opportunisti – i sindacati, diciamo, non solo hanno tradito la causa della rivoluzione sociale, ma persino la causa della lotta pel miglioramento delle condizioni di vita degli operai da loro organizzati. Essi avevano preso come punto di partenza la lotta sindacale coi padroni, e tale lotta hanno sostituita con un programma di accordi pacifici coi capitalisti a ogni costo ».

«4. -La mediocrità delle masse operaie, la loro irresolutezza spirituale, la loro accessibilità alle speciose argomentazioni dei capi opportunisti, possono essere superate nel processo della lotta che si va acuendo soltanto nella misura con cui gli ampi strati del proletariato, con la loro esperienza, con le loro vittorie e sconfitte, impareranno a capire che sulla base del sistema economico capitalistico non è possibile raggiungere condizioni umane di vita; possono essere superate soltanto nella misura con cui i progrediti operai comunisti impareranno, nella lotta economica, a essere non soltanto i proclamatori delle idee del Comunismo, ma i più risoluti dirigenti della lotta economica e dei Sindacati. Solo in questo modo sarà possibile cacciare dai sindacati i loro capi opportunisti. Solo in questo modo i comunisti possono mettersi alla testa del movimento sindacale e farne un organo di lotta rivoluzionaria per il Comunismo.
Il compito del Comunismo non consiste nell’adattarsi alle parti retrograde della classe operaia, ma nel sollevare tutta quanta la classe operaia fino al livello della sua avanguardia comunista ».

Ed infine la parte conclusiva delle tesi:

« Durante il periodo pacifico i Sindacati tendevano a formare una  Unione Internazionale. Durante gli scioperi i capitalisti ricorrevano così all’immigrazione dai paesi vicini di operai e crumiri. Ma prima della guerra l’Internazionale sindacale aveva un’importanza secondaria. Si occupava di organizzare aiuti finanziari tra sindacati, servizi statistici sulle condizioni operaie, ma nulla faceva per unificare le forze proletarie, perché i Sindacati diretti dagli opportunisti facevano di tutto per sottrarsi alla lotta rivoluzionaria internazionale. I capi opportunisti dei sindacati, che durante la guerra furono i servi fedeli della borghesia dei loro paesi, cercano ora di restaurare l’Internazionale sindacale, come arma dei capitalismo mondiale diretta contro il proletariato. Essi creano… un «Ufficio del Lavoro » presso la « Lega delle Nazioni », organizzazione di brigantaggio del capitalismo internazionale.

Essi si ripropongono di soffocare ogni movimento di sciopero in ciascun paese, facendo decretare l’arbitraggio obbligatorio da parte dello Stato capitalista. Essi cercano dappertutto di ottenere, a forza di compromessi con i capitalisti, vantaggi di ogni genere per gli operai meglio pagati, per spezzare così l’unione sempre più stretta della classe operaia… Gli operai comunisti che fanno parte dei sindacati di ciascun paese devono, al contrario, lavorare alla creazione di un fronte sindacale internazionale. Non si tratta più di soccorsi finanziari durante gli scioperi; bisogna ormai che, quando la classe operaia di un paese è in pericolo, i Sindacati degli altri paesi, nella loro qualità di organizzazioni di massa, prendano le sue difese e facciano di tutto per impedire che la borghesia dei loro rispettivi paesi venga in aiuto di quella che è alle prese con la classe operaia.

In ciascun Stato la lotta economica del proletariato tende sempre di più a trasformarsi in lotta rivoluzionaria. In tal modo i Sindacati devono impiegare coscientemente ogni loro energia per appoggiare ogni azione rivoluzionaria, sia nel loro paese che negli altri. A questo fine essi devono orientarsi verso la più stretta centralizzazione d’azione, non soltanto in ciascun paese, ma anche nell’ Internazionale. Essi lo faranno aderendo alla Internazionale Comunista e qui fondendo in una sola armata i diversi elementi impegnati nella battaglia, per modo che agiscano di concerto e si prestino mutua solidarietà ».

Le vicende che seguirono il 1919, poco o per nulla note alle grandi masse proletarie di oggi, confermarono che là dove i Sindacati di classe erano diretti dai comunisti le battaglie anche rivendicative assumevano toni di estrema acutezza contro il capitalismo e contribuivano a irrobustire il telaio di una organizzazione di combattimento proletario veramente unitaria e capace di organizzare potenti
effettivi operai. Al contrario, in mancanza di questa direzione comunista dei Sindacati, i diversi strati operai non riuscivano nemmeno a contenere le offensive padronali né tanto meno a formare un valido baluardo al contrattacco dello Stato capitalista, teso alla svirilizzazione dei sindacati operai, di concerto con i traditori e gli opportunisti di ieri, i socialdemocratici, i quali svolgevano principalmente la funzione di impedire che i comunisti si organizzassero nel movimento sindacale e di massa, ricorrendo ad ogni mezzo, anche espellendoli, calunniandoli e denunciandoli alla polizia statale. Gli anni che seguirono furono densi di tragedie di classe soprattutto perché sull’onda della ripresa economica del capitalismo internazionale questa azione combinata tra opportunismo e Stato capitalista, facilitata da numerosi errori nella direzione internazionale comunista, determinò la vittoria della controrivoluzione mondiale, rinviando la ripresa della lotta rivoluzionaria di classe di quasi mezzo secolo. Riprova, questa, che una sconfitta di classe di dimensioni internazionali, a maggior ragione se sofferta con la distruzione del Partito, può ritardare notevolmente la riorganizzazione alla scala mondiale dell’armata rivoluzionaria del proletariato. Ne consegue che, sulla base dell’esistenza obiettiva delle contraddizioni sociali, il cui sviluppo è indipendente dalla volontà di chicchessia, il movimento rivoluzionario non rinasce spontaneamente, né per decreto, di qualunque Stato o partito, ma per l’azione di ripristino del programma comunista e di formazione di una rete organizzata di proletari, col fine di innalzare ancora una volta la bandiera della rivoluzione comunista per la direzione della classe operaia mondiale nella sua missione di distruttrice del regime capitalista. E’ chiaro che questa lotta universale del proletariato rivoluzionario è diretta contro il duplice fronte capitalista e opportunista e che le premesse della vittoria sociale sul capitalismo poggiano sulla sconfitta dei suoi agenti nascosti e camuffati entro le file operaie sotto denominazioni socialcomuniste, per meglio ingannare le masse e tenerle separate dal comunismo rivoluzionario. La lotta contro i falsi partiti operai è determinante per la vittoria finale.