Partito Comunista Internazionale

FS – due piattaforme per lo stesso tradimento

Categorie: CGIL, CISL, SFI, UIL

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Ancora una volta l’altalena di accuse a proposito della bozza di contratto fra i tre sindacati confederali e tra questi e la Fisafs si è rivelata per quello che è: un metodo come un altro per fregare i ferrovieri che di fatto si trovano soli contro tutto l’apparato dello Stato-Padrone, in cui tutti, SFI, SAUFI, SIUF, SINDIFER, FISAFS e USFI fanno a gara per accaparrarsi qualche seggiolone in più.

Attualmente, dopo due mesi da che è scaduto il contratto, solo la Fisafs ha presentato la propria piattaforma. Piattaforma che dietro alla strumentalizzazione di alcune delle rivendicazioni dell’Agosto ’75 come le 100.000 lire di aumento e le 36 ore settimanali, per illudere la base, tenta di far passare obiettivi che sono esattamente il contrario degli interessi dei ferrovieri, come «l’autonomia» dell’azienda tendendo a «privatizzare» le FS o come l’instaurazione di una «nuova gerarchia retributiva» con la quale si mira a dare di più ai gradi più alti e meno a quelli bassi, come la valorizzazione della professionalità del ferroviere, con stipendi che si sviluppano soprattutto in base alle competenze accessorie, quindi secondo le esigenze aziendali di efficienza. Così dietro ad alcune rivendicazioni sane essa tende a monopolizzare la rabbia dei ferrovieri contro l’immobilismo e il collaborazionismo dei sindacati confederali non lasciando spazio al realizzarsi di organizzazioni di classe; ed è anch’essa (mai abbiamo pensato il contrario) uno dei tanti strumenti dell’azienda-stato per impedire che i ferrovieri si muovano nel senso giusto di classe.

Le confederazioni unitarie intanto emanano comunicati stampa su comunicati contro la Fisafs e intanto fingono di tirarsi le torte in faccia, cercando entrambe di dividere i lavoratori. Sono già d’accordo sulla subordinazione e la collaborazione alla ristrutturazione capitalistica dell’azienda, per rendere più moderna ed efficiente l’azienda sulle spalle dei ferrovieri attraverso la mobilità, l’incentivazione dello sfruttamento, le competenze accessorie, gli straordinari e l’aumento della violenza amministrativa, burocratica e gerarchica, la professionalità e il cumulo delle mansioni. Sembra solo si scannino acerbamente su quanto chiedere in quattrini: lo SFI che con la CGIL appoggia lo sforzo del PCI per entrare al governo deve dimostrare ragionevolezza e consapevolezza della triste situazione economica e quindi «deve pensare» ad un massimo di 75.000 lire in totale; il SAUFI-CISL non ha i problemi dello SFI e quindi offre di più (85.000) nell’intento di acquistare adesioni da parte dei lavoratori.

La presentazione da parte del Saufi-CISL e del SIUF-UIL di piattaforme separate è solo un espediente con cui i bonzi cercano di contenere il malcontento che serpeggia nella categoria e risponde ad una divisione del lavoro tra le tre centrali.

Mentre lo SFI-CGIL prosegue nella sua intransigente difesa delle necessità dell’azienda, gli altri due compari, con un magistrale «salto della quaglia» si spostano «a sinistra» inserendo nelle loro piattaforme alcune rivendicazioni salariali che sono sentite dalla maggioranza dei lavoratori.

La manovra ha il solo scopo di evitare che i ferrovieri, disgustati per il comportamento dei bonzi, sfuggano al loro controllo poliziesco e rompano la disciplina sindacale. Si tratta cioè di una operazione di «recupero» di quei gruppi di lavoratori che tendono a sfuggire al controllo dei bonzi; ecco perché CISL e UIL, che finora sono andate perfettamente d’accordo con CGIL, se ne vengono fuori improvvisamente con le loro «piattaforme separate» e verniciate di rosso. Del resto, la rivendicazione pura e semplice delle 100 mila lire presa a sé non significa molto quando: «sul resto della piattaforma, sia punti di carattere politico, sia quelli di natura normativa c’è identità di vedute tra i due sindacati» (l’Unità del 18-9). E quando poi 100 mila lire è una parola tanto per gettare alla folla perché in realtà questi soldi non andranno all’immediato nelle striminzite buste paga dei ferrovieri per riportarle a livello di decenza, di sopravvivenza, ma vi andranno scaglionati per lo meno in tre anni: parte nel ’76, parte nel ’77, parte nel ’78 e parte nel ’79, quest’ultimi saranno poi spacciati per l’acconto del successivo contratto. Quando ancora di queste 100 mila lire una parte servirà per la cosiddetta ricostruzione della carriera economica, sganciata, va bene, da quella gerarchica, ma che pone grossi limiti all’aumento dello stipendio (100% in 36 anni di carriera, 80% in 18-20 anni per SAUFI e SIUF, 80% in 36 anni per lo SFI in pratica un aumento irrisorio di 5000 lire l’anno) quando il costo della vita sembra non avere limiti alla propria ascesa (chi sa quanto costerà un panino tra 36 anni, forse l’intero stipendio attuale, sempre ammesso e non concesso che tutto vada a gonfie vele per il capitalismo).

Ma, a parte questo, i bonzi CISL e UIL, possono scrivere quello che vogliono sulle loro piattaforme quando si sa benissimo che essi non faranno assolutamente niente per metterle in pratica, non hanno la benché minima intenzione di chiamare i lavoratori alla lotta.

È una chiara manovra per dividere i lavoratori e per disorientarli: le tre centrali si esibiranno per qualche tempo davanti alle assemblee dei ferrovieri con le loro diatribe, accuse, controaccuse, polemichette, ecc. e poi, alla fine, «miracolosamente», l’unità verrà ricomposta, dopo grandi ponzamenti verrà fuori la «piattaforma unitaria» e l’ultimo atto della rappresentazione sarà l’abbraccio generale dei bonzi e la fregatura per i lavoratori.

Tutti i dirigenti sindacali: CGIL, CISL, UIL e Autonomi sono al servizio non degli interessi dei lavoratori, ma del padrone-Stato.

Tutti quanti pongono al primo posto la efficienza del servizio e cercano in ogni modo di impedire ai lavoratori di reagire con la lotta allo schiacciamento delle loro condizioni. Se fingono di litigare tra loro, sono però apertamente concordi nell’istillare tra i lavoratori l’idea che tutte le loro questioni si debbano risolvere non con la forza, ma con un mercanteggiamento al tavolo delle trattative.

Perciò se i lavoratori vogliono difendere i loro interessi, possono farlo solo lottando contro la politica di disfattismo e di collaborazione di tutte le centrali sindacali.

Ultima dimostrazione di questo è l’atteggiamento degli unitari nei confronti dello sciopero del 12-13 settembre proclamato dalla FISAFS la quale non ha che strumentalizzato il malcontento crescente della base, riprendendo in parte per la riuscita dello sciopero i giusti contenuti rivendicativi dell’agosto ’75. Per questo possiamo dire che i ferrovieri non hanno scioperato con la FISAFS ma per i propri obiettivi di classe e il successo è stato un’ottima prova della combattività della base contro tutte le dichiarazioni di «irresponsabilità» e di «partecipazione irrilevante» date dagli unitari. Vastità di successo dimostrata dal fatto che la maggior parte degli scioperanti era aderente alle confederazioni unitarie.

Nonostante che la rete ferroviaria sia rimasta bloccata per una intera giornata, per SFI, SAUFI e SIUF (dato che si sono visti sfuggire di mano buona parte dei ferrovieri) tutto è stato irrilevante; ciò invece dimostra che si sta aprendo, se pur lentamente, una spaccatura tra ferrovieri e dirigenze sindacali.

Per questo è necessario far nascere e crescere organizzazioni che siano interamente nostre e che difendano i nostri interessi economici di classe contro ogni interesse economico nazionale-capitalistico. Opponiamo quindi la lotta per la nostra sopravvivenza al senso di «responsabilità» e di collaborazione dei vertici Sindacali.