International Communist Party

Il Programma Comunista 1957/3

Ben altra offa si attende

Si rendono frequenti dalla Russia e dalle Sottorussie le notizie che annunciano come gli onori a Stalin si vadano riconsacrando, a cominciare dalla sede sepolcrale a fianco a Lenin, a finire alla incollatura dei cocci delle molte statue, e alle patenti di “modello di comunista” da parte dei Diadochi che – rispetto a lui – si sono mostrati del doppio anticomunisti, antimarxisti e antileninisti.

Non stupisce. E al solito non stupisce che in Occidente spieghino il fatto secondo le oro capacità, ossia da fessi. Sarebbe, a breve distanza dalla sterzata a destra, un’audace controsterzata a sinistra. Una mossa diabolica di un’imprevedibile regia, pari agli “scambi di posizione” che un allenatore furbissimo prepara per una partita di calcio, in cui il portiere passi all’attacco e vada in porta il centravanti.

La cosa è semplice. La testa di Stalin, presentata su un aureo piatto al superaffarismo occidentale per adescarlo alle voluttà della pacifica convivenza e dell’emulazione commerciale, non è bastata. Invece di una mano tesa si è avuta in risposta una parata – degna dei gangster da Casa Bianca – di grappoli di atomiche sul Canale di Suez e sul ponte di Pest. Occorre offa maggiore.

Noi sappiamo quale sarà. Occorre la testa anche di Lenin, oltre quella di nonno Marx. La tomba della Piazza Rossa deve subire evacuazione, ma non parziale. Alla confessione di anticomunismo, e di capitalistica cristallina fede, seguirà la bilaterale offerta di emulazione e di scambio di affari; e, se non la pagliaccia pace, una probabile alleanza russo-statunitense nella camorra armata sul mondo bianco e colorato, verso prossime guerre che sistemino canali e fiumi ribollenti.

E’ stata respinta da Ovest una “pipa dell’amicizia”, malgrado il sangue indiano che corre nelle vene di Ike. Non è piaciuto far tabacco solo degli staliniani Problemi del leninismo.

La pipa sarà accesa, con profumo delizioso per le borghesi nari, quando vi si bruceranno le pagine del Capitale e di Stato e Rivoluzione. E la pace capitalistica tra i mostri, sarà.

E che il cancro dei fumatori li sotterri entrambi, d’urgenza.

Non singhiozzano

A suprema onta dei dirigenti sindacali che la stampa borghese chiama “rossi”, gli operai della industria meccanica e navale dello Schleswig-Holstein – pur inquadrati sindacalmente in organizzazioni social-democratiche – non hanno ancora la teoria degli scioperi a singhiozzo, a cronometro, a settore, e, iniziato uno sciopero generale compatto senza esclusione di categorie, tre mesi fa (altro che scioperi di 20 minuti debitamente preannunciati alla parte!), l’hanno sospeso soltanto dopo aver messo a soqquadro tutta la repubblica federale, ottenuto vittoria. Circa trentacinquemila meccanici che abbandonano per tre mesi il lavoro, non preoccupandosi della paralisi di una delle regioni ricche della Germania, ecco un “fenomeno” che non sarebbe apparso nuovo e strabiliante trentacinque o trenta anni fa, che sarebbe anzi sembrato normale, il solo giustificabile, e che ci “riporta” con la mente agli operai cantieri e ai marinai delle basi navali di Kiel, spina dorsale delle grandi battaglie dell’altro dopoguerra tedesco e, possiamo dire, europeo.

Vada agli operai dell’industria meccanica del nord il saluto dei confratelli Italiani che non hanno ancora imparato a singhiozzare e che attendono l’incandescente ripresa delle tradizioni di lotta dei proletari del sud, nella certezza che l’opera corruttrice dei bonzi politici e sindacali può ben assopirle temporaneamente, mai distruggerle.