Partito e organismi di classe nella tradizione della Sinistra comunista Pt.1
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Ci siamo già occupati estesamente della questione delle lotte economiche immediate delle masse lavoratrici e della funzione del partito in esse, come pure del partito e dei sindacati economici operai. Lo scopo era ristabilire anche in questo campo l’esatta posizione del comunismo rivoluzionario, per diradare le nebbie diffuse dall’opportunismo al fine di sradicare la gloriosa e internazionale tradizione del Partito Comunista. Nei momenti di riflusso della rivoluzione, di stagnazione degli urti di classe, rifioriscono le più remote fra loro e più che sconfitte posizioni devianti dal sano principio marxista, e il partito è costretto, nel suo lungo lavoro di risistemazione programmatica, ad affrontarle di nuovo, quasi che tutte le battaglie del passato dovessero riproporsi ancor oggi, sembrando che a nulla abbiano valso. Non è certo così, ma colpevole di leggerezza sarebbe il partito di classe che non difendesse l’integrità del programma contro qualunque nemico, di fronte a qualsiasi posizione divergente. È in questo lavoro incessante che si enuclea, si fortifica e si estende la compagine del partito. Della confusione teorica e programmatica, da cui deriva quella politica e d’azione, traggono vantaggio solo il nemico di classe e l’opportunismo.
Come se non fossero bastate le bestemmie degli attuali falsi partiti operai, se ne aggiungono altre a sconvolgere le file proletarie e a rendere più difficile e pesante l’opera del partito. Gli attuali rigurgiti immediatisti, di natura piccolo-borghese e di forme anarcoidi, negatrici del partito e della organizzazione di classe del proletariato, si affannano a riproporre agli operai – deluse le vecchie generazioni; frastornati quelli cresciuti col veleno stalinista; scettiche le nuove leve – balorde e confuse posizioni presentandole come nuovi e originali parti della storia, posizioni che prospettano la sostituzione del partito politico e del sindacato di classe con altri organismi, riducendo ancora una volta la soluzione della questione del potere a forme di organizzazione, a escogitazioni più o meno brillanti. Ogni volta che un “nuovo” verbo si è invocato, la sciagura è puntualmente piombata sul proletariato e sul corso della rivoluzione.
Questo studio vuol mostrare, quindi, attraverso accadimenti storici e scontri di opposte tendenze anche all’interno del partito di classe, non solo che il preteso “nuovo” è più vecchio del vecchio, ma che ogni forma assunta dalla lotta organizzata del proletariato è precaria e caduca se non viene sostanziata dal programma comunista, perché non si tratta soltanto di rovesciare le istituzioni politiche del potere capitalistico, ma di edificare il nuovo potere proletario, la dittatura di classe, e di mantenerlo alla scala mondiale, per conquistare l’era comunista.
Vecchi invarianti principi
Dire “vecchio”, in tempi in cui l’abilità si misura con la più alta capacità di istupidire l’umanità, è dire superato, morente, pronto per il cimitero. È un riflesso psicologico della frenesia produttiva, lanciata in geometrica progressione dall’insaziabile fame di plusvalore del capitale verso l’assurdo criminale del produrre per produrre. Le macchine deperiscono appena progettate. Il loro grado di utilità si misura dalla velocità di pompare lavoro umano, che nelle mani capitaliste si trasforma in capitale. Tutto ciò che è fatto proprio dal modo di produzione attuale diviene mezzo di sfruttamento del lavoro degli uomini, come in oro si trasformava tutto ciò che Mida toccava.
Marx scriveva a Ruge nel settembre 1843:
«Nulla ci impedisce di collegare la nostra critica con la critica della politica, con la partecipazione alla politica, quindi con lotte reali, e di identificarla con esse. Allora non affronteremo il mondo in modo dottrinario, con un nuovo principio: Qui è la verità, qui inginocchiati! Noi illustreremo al mondo nuovi principi, traendoli dai principi del mondo. Noi non gli diciamo: abbandona le tue lotte, sono sciocchezze; noi grideremo la vera parola d’ordine della lotta. Noi gli mostreremo soltanto perché effettivamente combatte, poiché la coscienza è una cosa che esso deve far propria, anche se non lo vuole. Apparirà chiaro, allora, come da tempo il mondo possieda il sogno di una cosa della quale non ha che da possedere la coscienza, per possederla realmente. Apparirà chiaro come non si tratti di tirare una linea retta tra passato e futuro, bensì di realizzare i pensieri del passato. Si mostrerà infine come l’umanità non incominci un lavoro nuovo, ma porti a compimento consapevolmente il suo vecchio lavoro».
Il partito politico di classe è la realizzazione storica della coscienza della classe, da cui non può separarsi. La dottrina marxista è il corpo dei «nuovi princìpi», tratti «dai princìpi del mondo», con cui l’umanità porta «a compimento consapevolmente il suo vecchio lavoro». Prescindere da questi princìpi, deformarli, o aver la pretesa di darne dei nuovi, vuol dire allontanare la classe dalla coscienza che essa «deve far propria, anche se non lo vuole». Dal « Manifesto dei Comunisti » del 1848:
«Le posizioni teoriche dei comunisti non poggiano affatto sopra idee, sopra princìpi che siano stati inventati o scoperti da questo o quel rinnovatore del mondo. Esse sono soltanto espressioni generali dei rapporti effettivi di una lotta che già esiste, di un movimento storico che si svolge sotto i nostri occhi».
Vecchia e invariante teoria, perché vecchie e invarianti sono la lotta proletaria, i nemici e il fine ultimo. La storia del comunismo rivoluzionario si identifica con le lotte per la difesa della dottrina marxista e per la preparazione dell’abbattimento rivoluzionario del potere politico delle classi dominanti.
Nuova nomenclatura di antichi errori
La struttura morfologica della classe si presenta da sempre, da quando cioè è sorto il partito politico, così: alla base la massa dei lavoratori, o classe statisticamente intesa; al vertice, il partito politico di classe; in posizione intermedia, le organizzazioni sindacali operaie. La classe esiste in virtù dell’esistenza del suo vertice, il partito. È condizione primordiale. Ma la sua esistenza operativa dipende anche dalla sua organizzazione di difesa economica.
Le varie deviazioni storiche dal marxismo rivoluzionario sono tutte riconducibili alla separazione degli elementi di questa struttura. La separazione del partito dalle organizzazioni economiche proletarie produce l’errore “purista”: il partito viene inteso come un monastero e l’attività del partito come mera custodia dei testi. Esempi storici: l’anarchismo teorico, in cui è « peccato » l’attività politica e bestemmia il partito, lo Stato e qualunque organizzazione, anche economica; primeggia, in idealistica autosufficienza, l’”Unico”, l’individuo. La separazione delle organizzazioni economiche immediate dal partito si esprime nell’errore sindacalista. Esempio classico il sindacalismo rivoluzionario, che esalta l’immediatismo, l’operaismo, l’economicismo. Questa deviazione è la matrice dell’”ordinovismo”, per riferirci ad una stortura che ha preteso legarsi al marxismo. È chiaro che ambedue le deviazioni, sebbene a volte possano vantare intonazioni marxiste, col marxismo non hanno nulla a che vedere.
Al marxismo, invece, fanno capo due “interpretazioni”, quella rivoluzionaria e quella riformista. Spesso si è assistito al travasarsi di elementi e, meno spesso, di gruppi “puristi” e “immediatisti” nelle organizzazioni rivoluzionarie e riformiste. Esempi storici sono l’adesione del sindacalista rivoluzionario francese Rosmer all’Internazionale Comunista e il passaggio in blocco o quasi degli ordinovisti al riformismo moderno degli ex-partiti comunisti nazionali.
A scorno di tutti i presenti e sopravvissuti avversari del comunismo, diciamo subito che la Rivoluzione d’Ottobre, la nascita dell’Internazionale e dei partiti comunisti hanno posto fine per sempre al conflitto tra marxismo rivoluzionario e riformismo, anche se nei panni di quest’ultimo l’opportunismo domina sul movimento operaio, ed anche se rigurgitano nella classe dei proletari escrementi immediatisti d’antico stampo.
L’opportunismo è la forma della controrivoluzione: in ciò sta il pericolo in agguato entro la classe operaia. Esso non nega né il partito, né il sindacato, si veste di rosso e accarezza la barba di Marx, si presenta alle folle con un’organizzazione estesa e massiccia, si attivizza in ogni forma e circostanza, nel parlamento borghese e negli organi statali, nei sindacati e nelle organizzazioni di classe, affonda radici nel fertile terreno dell’economia mercantile e monetaria da cui trae sostanze finanziarie e sociali, tende ad imparentare la classe dei proletari alle sorti della società capitalistica per l’intermediazione delle mezze classi e delle aristocrazie del lavoro.
Ecco perché dobbiamo porre l’accento sul partito e sul programma marxista, essenziali per qualificare il partito politico della casse operaia. Non basta dirsi partito e nemmeno rivendicarne il programma generico, ma è essenziale agire in conformità dei principi: è essenziale la tattica.
Quando si profilò in seno al Partito Comunista d’Italia e dell’Internazionale Comunista la minaccia di un opportunismo « comunista », questo si esplicò sul terreno della tattica, e la Sinistra dovette battersi continuamente dimostrando che non esistevano più tattiche utili ai fini rivoluzionari, ma ne esisteva una sola e che tale valutazione scaturiva dalla constatazione che le molteplici tattiche escogitate dalle direzioni nazionali e internazionali deviavano dalle basi di principio.
L’immediatismo, anche in seno alle file comuniste, si affaccia sempre sul piano tattico, e all’inizio giura e spergiura di non voler rinunciare ai principi e al programma, assicurando a parole che « poi », cessata l’occasione, ritornerà sulla via diritta. Di passo in passo, abbiamo assistito, deviazione dopo deviazione, alla totale inversione di rotta dei vecchi partiti ex-comunisti. Come non si improvvisa il partito di classe, così non se ne improvvisa la tattica.
Le diverse formule di pretesa accelerazione storica dei conflitti sociali e della soluzione rivoluzionaria, quali che ne siano i variopinti nomi, tutte convergono nell’opporsi all’unico schema valido, per formulazione teorica e per riprova storica: partito politico – organizzazioni intermedie – classe. Sostituendo nella serie, anche se per un breve periodo, al partito gli altri elementi o diversamente ordinandoli si uccidere la capacità storica della classe e si ritarda la soluzione invece di accelerarla. Alla luce di questa necessaria gerarchia, non abbiamo bisogno di conoscere nomi e cognomi, date e luoghi di nascita di pretesi nuovi partiti, programmi, soluzioni e invenzioni.
La Sinistra si batté sempre, ancor vivo Lenin, per la formazione delle sezioni comuniste dell’Internazionale in modo non affrettato, tale che la parte separatasi dai vecchi partiti socialisti fosse ben salda su posizioni rivoluzionarie, a queste sacrificando anche il numero e la consistenza momentanea. Gli strepiti dei « bolscevichi » occidentali allora alla moda per questa intransigenza coprirono la voce della Sinistra, ma non la loro miserabile vergogna per avere tradito la causa nel breve scorcio degli anni successivi. È vero che il partito si rafforza al fuoco della lotta, ma è altrettanto vero che deve preesistere, incarnazione del programma e dell’azione rivoluzionaria.
Si disse, allora, che in Italia si era “tagliato troppo a sinistra”, e infatti la direzione centrista del Partito Comunista d’Italia, succeduta alla direzione di Sinistra, provvide subito a far entrare dalla finestra non tanto uomini e personaggi cui era stato impedito nel ’21 di entrare dalla porta, quanto posizioni e volontà di schietta marca opportunista. Se un rimpianto oggi può esserci, è di aver tagliato troppo poco “a sinistra”. Quali garanzie potevano dare le posizioni eclettiche del massimalismo parolaio, quando a tutto si pensava fuorché a dare al partito una direzione rivoluzionaria intransigente? Quale credito poteva vantare il gruppo dell’Ordine Nuovo, che poneva il partito alla coda della serie nella formula marxista, e lo faceva precedere da quei “consigli di fabbrica” di cui è impossibile definire la funzione?
Chiarezza di principi e d’intenti
Il Partito Comunista d’Italia non era ancora stato costituito, ed era appena sorta la frazione comunista in seno al Partito Socialista Italiano, che al congresso di Bologna del PSI, nell’agosto 1919, fu varato un programma nel quale si dichiarava che in Italia dovevano essere costituiti i Soviet. I progetti di costituzione dei Soviet si moltiplicarono. Ognuno aveva il suo, più originale degli altri. La Sinistra, nel marasma imperante, pose mano a rimettere le cose al loro posto. In una serie di articoli apparsi nell’organo della frazione, Il Soviet, fu affrontata la questione dei Soviet, dei consigli di fabbrica, e della funzione primaria del partito. Principalmente in una serie di tre articoli dal titolo: « Per la costituzione dei consigli operai in Italia« , apparsi il 4 e 1’11 gennaio e il 1 febbraio 1920 (altri ne seguiranno subito dopo), fu investigata tutta la materia. Ne riportiamo i testi, facendo notare al lettore che coincidono esattamente con le tesi dell’Internazionale Comunista approvate dal 2° Congresso, tenuto a Mosca ben sette mesi dopo, cioè dal 17 luglio al 7 agosto del 1920, di cui citeremo stralci essenziali per un adeguato confronto.
Gli articoli de Il Soviet devono prima di tutto spiegare che cosa è il Soviet, così come è sorto al fuoco della rivoluzione in Russia, perché, fra l’altro, una confusione estrema veniva fatta tra Soviet, consigli di fabbrica, organi generici di rappresentanza, elezionismo Sovietista e democratico, ecc. Poi, ristabiliti gli esatti termini delle questioni, così come si erano realizzati nella Russia rivoluzionaria, il testo della Sinistra Comunista affronta gli errori dell’Ordine Nuovo, del sindacalismo, ed anche quelli enunciati in alcune altre proposte del Congresso socialista di Bologna. Gli articoli svolgono i temi in modo estremamente sintetico ma efficacissimo, senza ricorrere, come dovremo fare noi più avanti, a riferimenti storici particolari, in quanto proprio in quegli anni il proletariato, a differenza di oggi, combatteva battaglie sociali e politiche di particolare durezza e nel fuoco di quelle lotte assimilava con relativa facilità anche i problemi più ardui della rivoluzione.
Questo il testo completo dell’articolo in cinque puntate su questo tema fondamentale apparso su Il Soviet.
Per la costituzione dei consigli operai in Italia Pt.1
Per la costituzione dei Consigli operai in Italia Pt.2
Per la costituzione dei Consigli operai in Italia Pt.3