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Partito e organismi di classe nella tradizione della Sinistra comunista Pt.2

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Le tesi della Sinistra Comunista

Il testo comunista Per la costituzione dei Soviet in Italia aveva messo a nudo errori ed anche manovre del centro e della destra socialista, scatenando una fitta polemica. Questo nuovo testo, Per la costituzione dei consigli operai, ribadisce la diversa natura e funzione, rispetto ai Sindacati economici, dei Consigli di fabbrica, con i quali i fautori dell’Ordine Nuovo da un lato, quelli di Guerra di classe dall’altro, pretendevano di sostituire i Soviet, o Consigli, operai, e addirittura il Partito politico di classe.

La polemica era d’importanza primaria, perché sia gli ordinovisti sia i sindacalisti confondevano l’attività politica e quella economica, l’importanza delle lotte immediate con quella della lotta per il potere, arrivando al punto di propugnare il controllo operaio in fabbrica e sull’economia prima ancora di possederne l’unico e vero strumento, cioè il potere politico, lo Stato della dittatura proletaria. La Sinistra proclamava che non solo il potere economico si sarebbe esercitato dopo la conquista di quello politico, ma che addirittura sarebbe stata illusione esiziale ritenere che il controllo sull’economia si potesse effettuare immediatamente e contemporaneamente su tutta la rete produttiva e di scambio, dovendosi prospettare, invece, la trasformazione economica come un processo più o meno lungo, derivante da fattori di indole oggettiva e dalla capacità del Partito Comunista di progredire nella conquista delle masse al comunismo.

La seriazione non è: lotta per il potere in fabbrica – esercizio del potere per la trasformazione dell’economia aziendale (tramite i Consigli di fabbrica) – Stato operaio, come pretendevano gli ordinovisti. La dinamica marxista è diversa: lotta per il potere a scala almeno nazionale – esercizio del potere nella trasformazione dell’economia (dittatura del proletariato) – società senza classi e senza Stato politico.

Lenin aveva tracciato una prima conclusione nel suo discorso del marzo 1919 al Primo Congresso dell’Internazionale Comunista:

«Separarsi da coloro che illudono il proletariato proclamando la possibilità delle sue conquiste nell’ambito borghese e la combinazione o la collaborazione degli strumenti di dominio borghesi con i nuovi organi proletari».

La direttiva di Lenin colpiva i partiti socialisti, e in particolare le frazioni cosiddette « centriste », gli indipendenti ecc., che propugnavano il riconoscimento legale dei Consigli operai e di fabbrica da parte dello Stato, per celare la loro profonda natura controrivoluzionaria e nel tentativo estremo di imbrigliare le masse proletarie.

Prendere la Fabbrica o prendere il Potere?, intitolerà ancora Il Soviet uno dei suoi articoli del 22 febbraio 1920, prendendo lo spunto dall’occupazione da parte degli operai in sciopero degli stabilimenti in Liguria, che facevano funzionare tramite i Consigli di fabbrica.

«Noi non vorremmo – commentava Il Soviet – che dovesse entrare nelle masse operaie la convinzione che sviluppando la istituzione dei consigli sia possibile senz’altro impadronirsi delle fabbriche ed eliminare i capitalisti. Questa sarebbe la più dannosa delle illusioni. La fabbrica sarà conquistata dalla classe lavoratrice – e non solo dalla rispettiva maestranza, che sarebbe troppo lieve cosa e non comunista – soltanto dopo che la classe lavoratrice tutta si sarà impadronita del potere politico. Senza questa conquista, a dissipare ogni illusione ci penseranno le guardie regie, i carabinieri, ecc., cioè il meccanismo di oppressione e di forza di cui dispone la borghesia, il suo apparecchio di potere».

Era scontato il successivo fallimento dell’occupazione delle fabbriche e si anticipava di trent’anni tutta la sporca commedia dei falsi partiti comunisti della cosiddetta « autogestione », della « fabbrica agli operai » e della « terra ai contadini ».

Ancora una volta si dimenticava la funzione del partito, e la Sinistra doveva ricordarla:

«Il problema fondamentale della rivoluzione sta dunque nella tendenza del proletariato ad abbattere lo Stato borghese ed assumere nelle proprie mani il potere. Questa tendenza nelle larghe masse della classe operaia esiste come diretta risultanza dei rapporti economici di sfruttamento da parte del Capitale che determinano nel proletariato una situazione intollerabile e lo spingono ad infrangere le esistenti forme sociali.
«Ma il compito dei comunisti è quello di indirizzare questa violenza rivoluzionaria delle folle e dare ad essa una migliore efficienza. I comunisti – come già disse il Manifesto – meglio del presente proletariato conoscono le condizioni della lotta di classe e della emancipazione del proletariato, la critica che essi fanno della storia e della costituzione della società li pone in grado di costruire una previsione abbastanza esatta degli sviluppi del processo rivoluzionario. Perciò i comunisti costituiscono il partito politico di classe, che si propone l’unificazione delle forze proletarie, l’organizzazione del proletariato in classe dominante attraverso la conquista rivoluzionaria del potere».

* * *

Tutta l’azione polemica della Sinistra sboccò nelle Tesi sulla costituzione dei Consigli operai, in contrapposizione ai vari progetti presentati in seno al PSI. Ne riproduciamo il testo non solo come documento storico, ma come contributo serio e coerente dei comunisti all’elaborazione teorica e pratica dell’indirizzo rivoluzionario. Le Tesi apparvero ne Il Soviet dell’11 aprile 1920, anch’esse prima del Secondo Congresso dell’I.C.

Tesi sulla costituzione dei Consigli operai
proposte dal C.C. della Frazione Comunista Astensionista del P.S.I.
(Il Soviet, 11 aprile 1920)

Il testo è qui.

Le tesi dell’Internazionale

La Sinistra Comunista aveva sempre considerato la sua attività in ogni campo come apporto alla lotta mondiale del proletariato. Fosse ancora frazione del PSI, o alla direzione del Partito Comunista, le sue elaborazioni teoriche, gli apporti in tesi e dibattiti sia in Italia sia negli organismi internazionali comunisti, miravano a dare un contributo a tutto il partito internazionale comunista.

Infatti, non solo nelle Condizioni di ammissione dei partiti nell’Internazionale Comunista la Sinistra collaborò con Lenin e i dirigenti del comunismo mondiale apportando un elemento di particolare intransigenza nella loro formulazione, ma anche indirettamente, nel caso della definizione dei compiti del partito e degli organismi proletari, su cui nel Secondo Congresso di Mosca del luglio 1920 l’Internazionale dette un corpo speciale di tesi, che sotto il titolo Il movimento sindacale, i comitati di fabbrica e d’officina affrontavano le questioni del collegamento del partito con le organizzazioni economiche sindacali e d’azienda del proletariato, trattando invece nella Risoluzione sul ruolo del Partito Comunista nella rivoluzione proletaria le questioni relative ai Soviet.

Netta è la coincidenza di posizioni tra la Sinistra e l’Internazionale sulle questioni di fondo. A proposito del partito e della classe operaia, la Tesi 2. della Risoluzione così si esprime, a scorno e condanna non solo delle sbracate posizioni degli odierni ex-partiti comunisti, ma anche e soprattutto di quelle sfumate e scivolose della stessa Internazionale negli anni successivi al 1924:

«Fintanto il potere statale non è stato conquistato dal proletariato e questi non ha affermato, una volta per tutte, il suo dominio e prevenuto ogni tentativo di restaurazione borghese, il Partito Comunista non ingloberà nei suoi ranghi organizzati che una minoranza operaia. Sino alla conquista del potere e durante il periodo di transizione, il Partito Comunista può, grazie a circostanze favorevoli, esercitare una influenza ideologica e politica incontestabile su tutti gli strati proletari e semi-proletari della popolazione, ma non li può inquadrare organizzativamente nelle sue file. Ciò si verificherà quando la dittatura del proletariato avrà privato la borghesia di mezzi così potenti come la stampa, la scuola, il parlamento, la chiesa, l’amministrazione, ecc.; soltanto quando la disfatta definitiva del regime borghese sarà divenuta evidente agli occhi di tutti, allora tutti gli operai, o almeno la gran parte, cominceranno ad entrare nelle file del Partito Comunista».

Nella Tesi 3. si chiarisce la funzione specifica del Partito dinnanzi alla massa con una formula che resterà celebre:

«Il compito del comunismo non è di adattarsi a questi elementi arretrati della classe operaia [cioè ai gruppi operai seguaci di partiti e sindacati opportunisti, bianchi e gialli], ma di elevare tutta la classe operaia al livello dell’avanguardia comunista».

Nella Tesi 4. si affronta la questione del partito in generale, ancora oggi particolarmente idonea nei confronti dei tentativi di gruppi immediatisti che si affannano a screditare la forma partito e l’organo sindacale:

«L’Internazionale comunista è assolutamente convinta che il fallimento dei vecchi Partiti socialdemocratici della II Internazionale non può in alcun caso essere considerato un fallimento del Partito proletario in generale. L’epoca della lotta diretta in vista delle dittatura del proletariato suscita un nuovo partito proletario mondiale, il Partito Comunista».

Nella Tesi 5. si ribadisce:

«L’Internazionale Comunista ripudia nel modo più categorico l’opinione secondo la quale il proletariato può compiere la sua rivoluzione senza avere il suo partito politico. Ogni lotta di classe è una lotta politica. Il fine di questa lotta, che tende a trasformarsi inevitabilmente in guerra civile, è la conquista del potere politico (…) La stessa lotta di classe esige anche la centralizzazione e la direzione unica delle diverse forme del movimento proletario (sindacati, cooperative, comitati di officina, ecc.). Il centro organizzatore e dirigente non può essere che un Partito politico».

Dopo di aver esaminato il carattere retrogrado, «in rapporto al marxismo rivoluzionario, vale a dire al comunismo», del sindacalismo rivoluzionario e operaismo, il testo così prosegue:

«Ma non è con lo sciopero generale, con la tattica delle braccia incrociate, che la classe operaia può vincere la borghesia. Il proletariato deve pervenire all’insurrezione armata. Chi ha capito questo deve anche comprendere che un partito politico organizzato è necessario e non può essere sostituto da informi organismi operai. I sindacalisti rivoluzionari parlano spesso del grande ruolo che deve giocare una minoranza risoluta della classe operaia; questa minoranza che è comunista e che ha un programma, che vuole organizzare la lotta delle masse, è proprio il Partito Comunista».

Nella Tesi 6. si ribadisce il compito del partito di legarsi alle grandi masse costruendo la rete del gruppi comunisti negli organismi di massa della classe operaia.

Nella Tesi 8. si affronta direttamente la questione dei Soviet. Così il testo:

«La vecchia classica suddivisione del movimento operaio in tre forme (Partito, sindacati, cooperative) ha fatto il suo tempo. La rivoluzione proletaria in Russia ha suscitato la forma essenziale della dittatura proletaria, i Soviet. La nuova suddivisione che dappertutto noi valorizziamo è questa: 1° il Partito, 2° il Soviet, 3° il Sindacato. Ma il lavoro nei Soviet come pure nei sindacati d’industria divenuti rivoluzionari, deve essere invariabilmente e sistematicamente diretto dal Partito del proletariato, vale a dire dal Partito Comunista. Avanguardia organizzata della classe operaia, il Partito Comunista rappresenta del pari i bisogni economici, politici e spirituali della classe operaia tutta intera. Esso deve essere l’anima dei sindacati e dei Soviet come pure di ogni altra forma di organizzazione proletaria.
«L’apparizione dei Soviet, forma storica principale della dittatura del proletariato, non sminuisce per nulla il ruolo dirigente del Partito Comunista nella rivoluzione proletaria. Quando i comunisti tedeschi di « sinistra » (si veda il loro Manifesto al proletariato tedesco del 14 aprile 1920 firmato dal « Partito operaio comunista tedesco ») dichiarano che « il Partito deve, anch’esso, adattarsi sempre di più all’idea sovietica e proletarizzarsi », noi vi intravvediamo un’espressione che insinua l’idea che il Partito Comunista deve fondersi nei Soviet e che i Soviet possano rimpiazzarlo. Questa idea è profondamente erronea e reazionaria. La storia della rivoluzione russa ci mostra a un certo momento che i Soviet marciavano in senso contrario al Partito proletario e sostenevano gli agenti della borghesia. La stessa cosa si è potuta osservare in Germania. E ciò è possibile anche negli altri paesi. Perché i Soviet possano assolvere la loro missione storica è al contrario necessaria l’esistenza di un Partito Comunista abbastanza forte da non « adattarsi » ai Soviet, ma da esercitare su di essi un’influenza decisiva, da costringerli a « non adattarsi » alla borghesia né alla socialdemocrazia ufficiale, da guidarli per mezzo di questa frazione comunista».

Questi concetti venivano ribaditi nelle Tesi sulle condizioni per la creazione dei Consigli di operai (Soviet). Sulle premesse per la creazione e l’organizzazione dei Soviet, ecco il testo:

«a) Entusiasmo generale rivoluzionario nella più vasta cerchia di operai e operaie, di soldati e di tutta la popolazione lavoratrice; b) una tale acutizzazione della crisi politica ed economica che il potere cominci a sfuggire dalle mani del Governo borghese; c) allorché nelle file delle masse operaie e, innanzi tutto, in quelle del Partito Comunista sia maturata la ferma risoluzione di impegnare una lotta decisiva, sistematica, e secondo un piano determinato, per la conquista del potere. Senza queste premesse – il testo continua – è impossibile procedere alla organizzazione immediata dei Soviet».

Circa i tentativi da più parte sollecitati ed anche in alcuni casi realizzati, come avremo modo di vedere in una breve storia dei Consigli in Europa, di « legalizzare » i Soviet, le tesi sono perentorie e spietate:

«È tradimento far entrare i Soviet nell’ingranaggio costituzionale democratico-borghese (…) I Soviet significano dittatura del proletariato, l’Assemblea nazionale significa dittatura della borghesia. Accordare e conciliare la dittatura degli operai con quella dei borghesi è cosa impossibile». Dopo aver affermato che i Soviet non sono «fiori di serra», le tesi concludono: «Senza rivoluzione i Soviet non sono possibili; senza rivoluzione proletaria i Soviet degenerano in parodia».