America pigliatutto
Catégories: Imperialism, USA, USSR
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Recentemente, la conferenza internazionale delle materie prime, che ha sede in Washington, ha proceduto alla ripartizione delle disponibilità di rame. La conferenza raggruppa 41 nazioni, tutte appartenenti al « mondo libero ». Il modo in cui si è proceduto alle assegnazioni sta a dimostrare a che si riduce la « libertà » degli Stati membri.
Gli Stati Uniti hanno avuto una assegnazione pari al 48 per cento delle disponibilità complessive di rame, pari a 723.080 tonnellate, che sono state suddivise, come detto, tra 41 paesi. Per prima cosa, gli Stati Uniti, cioè il mostro capitalistico che figura al primo posto tra i Paesi consumatori di materie prime dell’intero mondo, si aggiudicava circa la metà del contingente di rame. Seguiva, molto distanziata. la Gran Bretagna (100.000 tonnellate), quindi la Germania occidentale (85 mila tonnellate), la Francia (41 mila tonnellate), il Canada (32 mila tonnellate), l’Italia (23 mila tonnellate). Il rimanente toccava, debitamente suddiviso, a 35 nazioni.
Le cifre parlano da sè. Stanno a mostrare l’enorme potenziale produttivo e la strapotenza politica degli Stati Uniti, centro del capitalismo mondiale, esercitanti un impero incontrastato sul restante mondo capitalistico, di cui il tanto drammatizzato blocco di influenza russa costituisce solo un ristretto settore. Controllo quasi totale dei mercati e delle fonti di materie prime mondiali significa controllo onnipotente sul piano politico e militare. Vice-versa, una eventuale detronizzazione imperialistica degli Stati Uniti è inconcepibile senza un concomitante decadimento del suo potenziale produttivo, come sta a dimostrare il caso della Gran Bretagna, cui il primato imperialistico e stato strappato nella misura in cui la sterlina cedeva terreno al dollaro. E quale potenza al mondo può competere, sul piano della concorrenza, con il colosso americano; Stalin, alla vigilia del Congresso del P. C. russo, lanciava la dichiarazione di guerra commerciale ai paesi occidentali, preannunciando un massiccio intervento sul mercato internazionale di merci russe. Ma da mille indizi si ricava che l’avventura imperialistica della Russia risulta perdente in partenza. In fin dei conti, Stalin si ripromette di strappare il predominio mondiale degli Stati Uniti, adoperando gli stessi mezzi della Germania e del Giappone, mezzi tipici dell’imperialismo. Nulla autorizza a ritenere che l’infiltrazione commerciale e il ricorso alla guerra guerreggiata avranno maggiore successo nelle mani dei governanti russi.
In ogni caso, la distruzione della potenza U.S.A. con mezzi imperialistici non porterebbe che ad un esito imperialistico del conflitto, contro cui il proletariato dovrebbe ancora lottare rivoluzionariamente. Di una cosa sola v’è certezza: lo Stato di Washington può cadere solo sotto i colpi della rivoluzione mondiale.