Partito Comunista Internazionale

Contro il difesismo e l’intermedismo dei partiti opportunisti riprenda la lotta di classe del proletariato Lotta di classe

Categorie: Opportunism, Party Doctrine

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Due delle forme che racchiudono i principali inganni con cui gli opportunisti di tutte le tinte – socialisti, picisti, ecc. – illudono la classe operaia, contribuendo a tenerla legata al giogo dello sfruttamento capitalistico e sottomessa alla macchina di oppressione borghese, sono il « difesismo » e l’«intermedismo ». Indubbiamente, tanto la lotta di classe, quanto la rivoluzione proletaria, per limitarci all’essenziale, risultano svuotate di ogni contenuto e praticamente ripudiate dall’ impiego di tali risorse. Come è noto, Lenin stesso battezzò difesisti i partiti social- patrioti e social-pacifisti della II internazionale, che avevano tradito il proletariato ripudiando la rivoluzione socialista in cambio della patria e della democrazia borghese. Il « difesismo » consiste, infatti, nella pretesa che il proletariato, pur rimanendo classe subalterna nell’attuale sistema sociale, corra tuttavia in date svolte il pericolo di veder peggiorate le proprie condizioni se alcuni istituti del presente ordinamento sociale (per es .: sistema rappresentativo, parlamentarismo, ecc.) vengono minacciati.

L’« intermedismo » dal suo lato consiste nella presunzione che la classe operaia possa realizzare nell’ambito della società borghese conquiste preliminari che accorciano la strada per il socialismo, e che quindi al partito del proletariato si pongano compiti generali intermedi e transitori tra la dittatura borghese e la dittatura proletaria.

Sostanzialmente sono queste due forme, queste due tipiche risorse, quelle che racchiudono nell’essenza il contenuto contro-rivoluzionario dell’attitudine dei partiti opportunisti.

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Per decenni e decenni, dopo la degenerazione della III internazionale, abbiamo visto questi sedicenti partiti della classe operaia – comunisti – stalinistı – respingere la lotta di classe e rivoluzionaria, ed al suo posto attuare le più ibride coalizioni e le più larghe alleanze (fronti, blocchi, ecc.), con forze politiche e sociali le più disparate, in difesa degli arnesi più logori dell’arsenale politico ed ideologico della borghesia: libertà, indipendenza nazionale, patria, democrazia, pacifismo, ecc.

Per anni e anni, dopo il massacro mondiale, li abbiamo visti mobilitare il proletariato per la ricostruzione nazionale, per il rinnovamento democratico del paese, per l’integrale attuazione della costituzione, per la partecipazione dei lavoratori all’amministrazione della cosiddetta « cosa pubblica », e così via. Oggi, in continuità con queste consegne antiproletarie ed eminentemente borghesi, li vediamo – quando la macchina produttiva dell’industria nazionale manifesta segni di crisi, e il suo riassestamento impone gravi pesi alla classe operaia – agire per tenerla a freno e familiarizzarla ai sacrifici che il capitale esige, alternando in ciò ai latrati il frusto argomento che, se la produzione nazionale va male, ne vanno di mezzo gli interessi dei lavoratori.

Quando il capitalismo abbisogna dell’ incondizionato controllo dei salariati, della massima ubbidienza e del « senso di responsabilità » della classe operaia, intervengono i partiti opportunisti a sbrigare la faccenda, E’ il ruolo peculiare dell’opportunismo, nell’effettivo senso storico e politico. Questi ignobili servitori della borghesia hanno sempre in analoghe circostanze usato l’identico linguaggio; si salvino gli interessi della nazione, della produzione, o che sia,  sarà assicurato il benessere di tutti.

Ma, dietro questa facciata, come stavano e come stanno realmente le cose? Per la classe operaia e per le masse di sfruttati delle galere capitalistiche, le cose stavano esattamente e stanno esattamente allo opposto. Ai cosiddetti interessi della nazione e della produzione da un lato, corrispondono dallo altro la schiavitù salariale dei lavoratori e l’asservimento del proletariato alla borghesia. Alla ricchezza e al cosiddetto benessere nazionale, che si accumulano da un canto, corrispondono dall’altro la miseria e la fame, l’incertezza e l’oppressione dei salariati. Anzi, più quelli aumentano, più queste si approfondiscono. Si possono citare milioni di esempi a tal riguardo, ma i proletari sanno molto bene che la miseria in cui essi sono costretti a vivere è inseparabile dal modo di produzione capitalistico. Essi sanno anche molto bene che la massa della miseria aumenta sempre più proprio in ragione dell’aumento della ricchezza, cioè in rapporto alla accumulazione del capitale, qualunque cosa gli opportunisti di tutte  le tinte e di tutte le razze facciano per « abbellire » o truccare la realtà,

Se ben si guardano le cose, se si lascia il paraocchi che nella condizione di una aristocrazia operaia, allevata nelle metropoli industriali, fa vedere la condizione generale di esistenza dei salariati, se si considera il capitalismo alla scala mondiale, non sfuggirà a nessuno che la miseria di chi lavora è enormemente cresciuta. Il capitale spreme il vivente lavoro – in scala sempre più generale – su tutto il pianeta. Decine e centinaia di milioni di operai, di salariati, languiscono nella più cruda miseria, vivono ad un livello sotto-bestiale, sebbene aumenti la massa delle merci e il volume della ricchezza. Il capitalismo è la società del profitto: è necessario ripeterlo continuamente? 

Si può uscire dalla stretta delle leggi che governano questo modo di produzione, dal dominio della merce sul produttore, dalla miseria che affligge il proletario, da tutto l’accumulo di soprusi, di oppressioni, che angariavano i lavoratori, insomma dalla dittatura borghese, nel solo modo che la storia consente: la rivoluzione comunista e la dittatura proletaria.

Il difesismo e l’ intermedismo rappresentano il modo più ingannevole di difesa e conservazione del sistema sociale esistente, e fino a un certo punto una garanzia contro il suo rovesciamente. Il proletariato deve prenderne coscienza. L’inconciliabilità tra le necessità della lotta di classe e il difesismo dei partiti sedicenti comunisti asserviti alla borghesia, è stridente e addirittura accecante. Il rispetto della legalità del potere e dello stato borghese, che gli opportunisti inculcano negli operai, « uccide » perfino la spinta all’azione politica rivoluzionaria e comunista.

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La lotta di classe nel suo significato reale è, in pratica, una battaglia che il proletariato e l’avanguardia comunista conducono non all’ interno dello stato e delle sue istituzioni, ma dall’esterno, contro lo stato e tutti i suoi meccanismi. Essa ha come obbiettivo non la conquista della macchina di oppressione della borghesia, ma la distruzione di questa macchina e la creazione di un nuovo stato: la dittatura del proletariato.

Lungi dal porsi obiettivi cosiddetti intermedi e transitori, che nell’attuale stadio di sviluppo monopolistico dell’economia capitalistica non sono che palliativi per mascherare il rinnegamento della rivoluzione e del socialismo, la lotta di classe del proletariato non può avere altri obbiettivi che quelli culminanti nell’assalto al potere e all’instaurazione della dittatura comu. nista.

Da oltre un secolo, davanti ai proletari di tutto il mondo è po- sta a chiare lettere la consegna: essi non hanno nulla da difendere nella società borghese, mentre hanno da spezzare le catene dello sfruttamento capitalistico del lavoro per poter guadagnare un mondo nuovo. I partiti opportunisti, i difesisti, gli intermediari, nello svolgere il ruolo di servitori della borghesia e di agenti controrivoluzionari, hanno sempre dovuto sostenere che in questa società – e mille volte peggio nello stadio imperialistico del capitalismo – la classe operaia in certe svolte possa correre il pericolo di perdere pretesi vantaggi e progressi acquisiti, e che perciò sia conveniente sospendere la lotta anticapitalista per il comunismo e ridursi alla difesa di queste cosiddette « conquiste ». 

Come nei decenni scorsi, quando l’opportunismo, creando la beota contrapposizione fra democrazia e fascismo (questi due tipici aspetti dello svolgersi storico del dominio politico della borghesia sul proletariato) portò la classe operaia ad immolarsi sul fronte di guerra prima, sul fronte di pace poi, nella ricostruzione nazionale, nella difesa della democrazia contro il fascismo, del parlamentarismo e del costituzionalismo borghese contro le forme di dittatura aperta di questa stessa classe, così è oggi e, possiamo anticiparlo, sarà nel prossimo futuro, perché la contrapposizione di fascismo e anti-fascismo costituisce il sostrato politico di tutte le mosse e le manovre popolari, epperciò anticlassiste, dei social-comunisti.

Le due menzogne supreme, che la ripresa della lotta di classe e rivoluzionaria del proletariato, fin dal suo inizio, deve calpestare e dissolvere, sono dunque il difesismo e l’intermedismo. I proletari non hanno nulla da perdere, in questa società, allo infuori delle loro catene: devono rovesciarla dalle fondamenta. L’obiettivo è la conquista del potere politico e l’instaurazione dello stato di classe. L’azione preliminare contro i difensisti e gli intermedisti è condizione dello sviluppo in senso comunista della stessa battaglia di classe. I socialisti e i comunisti ufficiali, in quanto partiti dell’ordine borghese e reparti della democrazia borghese, vanno tenuti per ciò che realmente sono: lacchè della borghesia, polizia sociale di questo ignobile sistema di sfruttamento del lavoro e di oppressione politica del proletariato, guardiani dell’ordine e della nazione.

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L’inganno maggiore che si deve cancellare dalla coscienza dei proletari, è la difesa degli interessi nazionali e della patria,

Gli operai non hanno patria, Questa verità è oggi – dopo i flagelli paurosi di ondate successive di difesismo nazionale – più tangibile e luminosa che mai, ed è divenuta di fondamentale importanza dopo la rivoluzione di ottobre con il trionfo dello stalinismo in Russia, che senza risparmio di mezzi ha inculcato nell’animo dei proletari di tutto il mondo le pseudo-teorie del socialismo e del comunismo na- zionale, controrivoluzionarie al massimo.

Il comunismo è internazionale o non è. Lo stesso è vero della lotta di classe del proletariato e della rivoluzione che a tanto condurranno. Perciò la ripresa della battaglia di classe degli schiavi salariati nel disperdere le menzogne democratiche, il difesismo e l’intermedismo dei partiti opportunisti, deve risoluta- mente calpestare e calpesterà le bandiere nazionali e la patria borghese,