Come ieri, così oggi e domani
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Con la rigorosa disciplina della sua organizzazione interna, il Partito Comunista si organizzerà in modo da essere capace di inquadrare e dirigere sicuramente lo sforzo rivoluzionario del proletariato.
La propaganda, il proselitismo, l’organizzazione e la preparazione rivoluzionaria delle masse saranno basate sulla costituzione di gruppi comunisti che raccoglieranno gli aderenti al partito che lavorano nella medesima azienda, che sono organizzati nel medesimo sindacato, che comunque partecipino ad uno stesso aggruppamento di lavoratori. Questi gruppi o cellule comuniste agiranno in stretto contatto con il partito, che assicurerà la loro azione di insieme in tutte le circostanze della lotta. Con questo metodo i comunisti muoveranno alla conquista di tutti gli organismi proletari costituiti per finalità economiche contingenti, come le leghe, le cooperative, le camere del lavoro, per trasformarli in strumenti dell’azione rivoluzionaria diretta del Partito.
Il Partito Comunista intraprenderà così, fedele alle tesi tattiche della Internazionale sulla questione sindacale, la conquista della Confederazione Generale del Lavoro, chiamando le masse organizzate ad una implacabile lotta contro il riformismo e i riformisti che vi imperano.
Il Partito Comunista non invita quindi i suoi aderenti ed i proletari che lo seguono ad abbandonare le organizzazioni confederali, bensì li impegna a partecipare intensamente all’aspra lotta che si inizia contro i dirigenti.
Dal « Manifesto del Partito Comunista ai lavoratori d’Italia ». Livorno, gennaio 1921.
In prima linea fra i compiti politici del partito è il lavoro nella organizzazione economica sindacale dei lavoratori per il suo sviluppo e potenziamento. Dev’essere combattuto il criterio, ormai comune alla politica sindacale sia fascista che democratica, di attrarre il sindacato operaio tra gli organismi statali, sotto le varie forme del suo disciplinamento con impalcature giuridiche. Il partito aspira alla ricostruzione della Confederazione sindacale unitaria, autonoma dalla direzione di Uffici di Stato, agente coi metodi della lotta di classe e dell’azione diretta contro il padronato, dalle singole rivendicazioni locali e di categoria a quelle generali di classe. Nel sindacato operaio entrano lavoratori appartenenti singolarmente ai diversi partiti o a nessun partito: i comunisti non propongono né provocano la scissione dei sindacati per il fatto che i loro organismi direttivi siano conquistati e tenuti da altri partiti, ma proclamano nel modo più aperto che la funzione sindacale si completa e si integra solo quando alla dirigenza degli organismi economici sta il partito politico di classe del proletariato. Ogni diversa influenza sulle organizzazioni sindacali proletarie non solo toglie ad esse il fondamentale carattere di organi rivoluzionari dimostrato da tutta la storia della lotta di classe, ma le rende sterili agli stessi fini dei miglioramenti economici immediati, e strumenti passivi degli interessi del padronato.
La soluzione data in Italia [nel 1945, ed ora auspicata dagli opportunismi per un anno da venire] alla formazione della centrale sindacale con un compromesso non già fra tre partiti proletari di massa, che non esistono, ma fra tre gruppi di gerarchie di cricche extraproletarie pretendenti alla successione del regime fascista, va combattuta incitando i lavoratori a rovesciare tale opportunistica impalcatura di contro-rivoluzionari di professione. Il movimento sindacale italiano deve ritornare alle sue tradizioni di aperto e stretto fiancheggiamento del partito proletario di classe, facendo leva sul risorgere vitale dei suoi organismi locali, le gloriose Camere del Lavoro, che tanto nei grandi centri industriali quanto nelle zone rurali proletarie furono protagoniste di grandi lotte apertamente politiche e rivoluzionarie.
Dalla nostra « Piattaforma politica » del 1945.
… La giusta prassi marxista afferma che la coscienza del singolo e anche della massa segue l’azione, e che l’azione segue la spinta dell’interesse economico. Solo nel partito di classe la coscienza e, in date fasi, la decisione di azione precede lo scontro di classe. Ma tale possibilità è inseparabile organicamente dal gioco molecolare delle spinte iniziali fisiche ed economiche.
Secondo tutte le tradizioni del marxismo e della Sinistra italiana ed internazionale, il lavoro e la lotta nel seno delle associazioni economiche proletarie è una delle condizioni indispensabili per il successo della lotta rivoluzionaria, insieme alla pressione delle forze produttive contro i rapporti di produzione e alla giusta continuità teorica organizzativa e tattica del partito politico.
Se nelle varie fasi del corso borghese: rivoluzionaria, riformista, antirivoluzionaria, la dinamica dell’azione sindacale ha subito variazioni profonde (divieto – tolleranza – assoggettamento), questo non toglie che è indispensabile organicamente avere tra la massa dei proletari e la minoranza inquadrata nel partito un altro strato di organizzazioni, per principio neutre politicamente ma costituzionalmente accessibili a soli operai, e che organismi di questo genere devono « risorgere » nella fase di avvicinamento della rivoluzione.
Dal sommario della Riunione di Roma, 1 aprile 1951, in « Sul filo del tempo », maggio 1953.