La marea rossa
Categorie: Hungarian Revolution
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Inattesa e fulminea giunge la notizia di un’altra vittoria della Rivoluzione mondiale: in Ungheria il governo borghese del conte Kàrolyi cede il potere al proletariato massimalista, che instaura il regime dei Soviet e si mette in diretta comunicazione coi compagni di Russia.
L’Intesa vincitrice perde il controllo della situazione, non solo non può più dirigerla ma nemmeno comprenderla; e quanto essa compie per conseguire un dato effetto, produce l’effetto precisamente opposto.
La storia non registra forse esempio di situazione così difficile e sgradita pel vincitore di una lunga e terribile guerra.
La borghesia occidentale sente la nostalgia di un avversario tradizionale quale era la borghesia degli Imperi centrali, che si poteva costringere a battaglia militare e battere secondo le vecchie regole e le antiche risorse della grande politica.
Ma dopo la clamorosa vittoria, l’avversario, il vinto, si è dileguato, e al suo posto si leva arbitro del mondo, giudice terribile del vinto e del vincitore, il socialismo mondiale.
Nuovo e tremendo avversario, le cui prime minacce si credette disperdere colla guerra e che ora risorge temprato e inesorabile dai campi dilaniati dalla strage.
Mentre lo si vuole abbattere o almeno costringere nella Russia ove già trionfa, esso supera i fronti militari territoriali, traversa i cordoni sanitari e dilaga magnifico, irresistibile, per questa vecchia Europa sanguinosa.
I governi, la stampa della borghesia – pervasi dalla stessa aria incosciente che condusse l’imperialismo germanico al suicidio di Brest-Litowsk – smarriti e perplessi dinanzi alla grandiosità degli avvenimenti, risuscitano colla fantasia l’avversario antico di cui rimpiangono la mancanza, e cercano di far credere che il cammino della Rivoluzione sia … una commedia, ad uso e consumo di quell’imperialismo austro-tedesco-magiaro che ormai più non esiste.
Una commedia! Già le notizie posteriori mostrano che la guerra di classe è in pieno sviluppo e il gesto del Kàrolyi non l’ha scongiurata, come non poteva indurre la borghesia capitalistica e terriera ad accettare tranquillamente la dittatura espropriatrice del proletariato.
Per la stampa borghese tutto è una commedia. Essa non vuol vedere la storia. L’enorme ingranaggio della Rivoluzione Russa era per lei mosso dall’oro di Berlino. La rivoluzione Ungherese, la lotta terribile tra Spartaco e i social-Kaiseristi di ieri è per essa un trucco artificiale delle oscure potenze, che congiurano contro la pacifica celebrazione retorica e sbafatoria del trionfo bellico per il quale lor signori hanno versato tanto … inchiostro.
La Nemesi storica si vendica così della borghesia. Quando essa uscì trionfante dalla grande Rivoluzione francese e i suoi principii sovvertitori si spandevano pel mondo, invano le classi aristocratiche e feudali inorridirono e imprecarono, invocarono i fulmini del loro Dio spodestato, e maledissero all’opera diabolica della giovane borghesia volterriana spregiudicata e iconoclasta.
Oggi il cielo storico della borghesia si chiude sotto i nostri occhi, come lo vide chiudersi il vaticinio formidabile di Carlo Marx. Dinanzi alle nuove potenze della Rivoluzione proletaria socialista la classe borghese sente tremare le ragioni del suo dominio e indietreggia smarrita. Il suo giovane senso della storia che ne faceva centotrenta anni addietro una forza di propulsione della società si cambia nel balbettamento degli organismi decrepiti. No, non è la Rivoluzione, è una commedia! Anche Maria Antonietta e Luigi XVI sorridevano incoscienti al passaggio delle urlanti colonne dei sanculotti!
Ma la storia non si esorcizza. Non la esorcizzarono i preti della Santa alleanza, non la esorcizzeranno i sacerdoti della Plutocrazia borghese.
[ CENSURA ]