Utilità pubblica
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Lavori pubblici! Opere di utilità pubblica! Piani statali per la costruzione di case e scuole! – altrettanti capitoli del ritornello di tutti i partiti interessati a presentare l’intervento dello Stato nell’economia come un passaggio verso forme di economia non capitalistica. In frequenti scritti, e soprattutto in un «Filo del tempo» del titolo suindicato, abbiamo ribadito per contro che le opere di «pubblica utilità» intraprese dallo Stato «al di sopra delle classi» siano proprio quelle che esaltano lo sfruttamento del lavoro ed il profitto di ristrette cerchie private di imprenditori – magari senza capitale! -, e in questo stesso numero ci diffondiamo su uno degli esempi clamorosi dell’asservimento reale dello Stato (e perciò delle sue iniziative economico-sociali) ad interessi privati. Ma quanti casi non potremmo citare!
I giornali triestini hanno riferito, quest’inverno, l’odissea delle case costruite secondo il piano Aldisio. Opere pubbliche, finalità sociali… È bastato un soffio un po’ più energico del normale della carsica bora perché i «beneficiati» dell’opera pubblica si vedessero scoperchiare la casa e portare via il mobilio, e tornassero alla condizione di sinistrati. Questi sono danni tangibili, ma nessuno potrà mai toccar con mano gli utili che le ditte appaltatrici hanno ricavato costruendo, in nome della pubblica utilità e col denaro dello Stato, case di cartapesta per una zona battuta – come sanno anche i ragazzini – dai più terribili venti del Mediterraneo.
I giornali liguri e non soltanto liguri hanno parlato del crollo avvenuto a Voltri, con la morte di due operai, del ponte ancora in costruzione della camionale Genova-Savona. È crollato allegramente un ponte che avrebbe dovuto fra non molto sopportare ogni giorno il peso di un’arteria interportuale destinata a smistare un carico enorme di merci. È crollato, e lo ricostruiranno secondo precise norme tecniche; ma il crollo è appena un sintomo delle gigantesche mangerie e speculazioni che si svolgono al coperto dei «lavori pubblici» e delle «imparziali» organizzazioni di controllo dello Stato. E ci si può consolare al pensiero che meglio un crollo oggi che la strada non funziona ancora, piuttosto che un crollo domani…
Intanto la ruota dell’affarismo gira – mai tanto spregiudicata come quando può vantare credenziali statali.