Parti Communiste International

Il 18 aprile di Adenauer

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Nel riferire con universo giubilo (quasi per rifarsi delle amarezze elettorali italiane) la notizia del trionfale successo del partito di Adenauer – i democristiani tedeschi – nelle recenti elezioni, successo in seguito al quale il Partito di governo ha sbriciolato tutti i Partiti minori, in particolare di destra, mentre la socialdemocrazia subiva appena un lieve declino e i comunisti si riducevano alla metà dei voti raccolti nelle elezioni precedenti cosicché Adenauer potrà contare sulla maggioranza assoluta in Parlamento, i nostri giornali si sono affannati a «dimostrare» che questo successo non ha nulla a che vedere con quello italiano del 18 aprile 1948, non è il frutto della pressione inesorabile di fatti internazionali sulla situazione interna, ma si spiega vuoi con la prosperità raggiunta sotto il governo Adenauer, vuoi con l’abilità dimostrata da questo nel soddisfare la passione nazionale e militare senza con ciò venir meno al suo europeismo, vuoi ad altri motivi minori di tecnica amministrativa o di situazione interna. La verità è che, se è vero che, diversamente dal 18 aprile italico, non ha giocato nella corsa degli elettori verso la democrazia cristiana la paura di un conflitto e di una ipotetica invasione… sovietica, i fattori internazionali, la pressione americana, la contropressione russa, vi hanno avuto una parte non meno essenziale che nell’allora trionfo di De Gasperi, mentre né «abilità» manovriera né tecnica di governo sarebbero bastati ad assicurare al Cancelliere la maggioranza dei seggi alla Camera.

E invero, che cos’è la prosperità tedesca, la vertiginosa ripresa dell’industria della Germania e quindi il migliorato tenore di vita generale della popolazione se non un riflesso della politica di sostegno e d’incoraggiamento e di aiuto – non aiuto pitocco come da noi, a base di scatolette, ma aiuto mediante investimenti di capitali, ecc. – svolta dall’America a favore dello Stato industriale più agguerrito e moderno dell’Europa occidentale? Che cos’è la politica, da un lato, europeista e, dall’altro – e per la stessa ragione – riarmista e nazionalista, se non la canzone cantata su tutti gli strumenti da Washington? Che cos’è il declino dell’influenza comunista se non un contraccolpo dei risultati ultimi della guerra fredda? La Germania ha scelto l’America perché l’America ha scelto, fra tutte le potenze europee, la Germania: ragione per cui, anche, è diminuito il suo interesse per l’Italietta di De Gasperi. In tutto questo non c’entra né lo Spirito Santo, tutore della democrazia cristiana di tutti i Paesi, né la somma maestria di un singolo: c’entra solo il gioco di potenti blocchi internazionali, di linee invalicabili di forza intersecanti il mondo. Se ne occorresse una prova, basta leggere i telegrammi di entusiastica congratulazione e di promessa di nuovo aiuto che Eisenhower si è affrettato ad inviare al Cancelliere vittorioso: congratulazioni che l’America rivolge a se stessa, aiuti che offre alla conservazione del suo dominio mondiale.

Checché ne dicano i nostri giornali, Adenauer ha avuto il suo 18 aprile: l’avvenire dirà se la ripresa tedesca sarà stabile, se la influenza americana sarà sempre così potente, se il castello della prosperità tedesca resisterà al crollo del castello della prosperità americana e mondiale. Verrà allora la resa dei conti; e l’abilità del Cancelliere c’entrerà ancora una volta, come i famosi cavoli a merenda.