Alla vigilia dell’Ottobre bolscevico
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Nel settembre del 1917, Lenin inviava la seguente lettera al C. C. del Partito Comunista Russo tracciando in una sintesi breve e di alta tensione politica la linea tattica che il partito avrebbe dovuto seguire in occasione della marcia di Kornilov su Pietrogrado.
La pubblichiamo oggi perché i compagni se ne servano come guida alla « comprensione » degli avvenimenti odierni, soprattutto per giudicare la giustezza della nostra tattica nei confronti della guerra e del fascismo. La lotta a fondo contro il fascismo non doveva giustificare alcuna tregua nella lotta contro il capitalismo e, quel ch’è peggio, accettarne l’alleanza, sul piano della guerra, della più terribile guerra condotta, in ultima analisi, contro il proletariato internazionale.
L’avversione di Lenin contro ogni forma di « difesismo » è la stessa nostra avversione contro gli odierni assertori della difesa nazionale.
La sinistra italiana ha apertamente dissentito dal modo russo di considerare e di applicare la tattica, e ha chiarito e difeso tale posizione critica anche nei confronti di Lenin per evitare la sciagura – e purtroppo non l’ha evitata – che nel suo nome si desse il crisma della validità e della saggezza tattica a certe acrobazie manovriere proprie del centrismo, ma la realtà odierna circa la tattica adottata dai due maggiori partiti proletari nei confronti dei problemi posti dalla guerra va oltre ogni considerazione critica, perché, a dirla con Lenin, «… sono rotolati fino al difesismo o fino al blocco con i socialisti rivoluzionari, fino all’appoggio del governo provvisorio … cadendo nel « compromesso » e lasciandosi trascinare dal corso degli avvenimenti».
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È possibile che queste righe arrivino troppo tardi, poiché gli avvenimenti si sviluppano con una velocità a volte veramente vertiginosa. Ma, pur rischiando, io mi faccio ugualmente un dovere di scrivere ciò che segue:
La rivolta di Kornilov è una svolta inattesa degli avvenimenti (inattesa in un tale momento e sotto una tale forma) e brusca in modo completamente inverosimile. Come ogni brusca svolta essa esige una revisione ed una modificazione di tattica. E, come in ogni modificazione, bisogna essere eccessivamente prudenti per non cadere nell’assenza assoluta di principi.
Secondo me, coloro che vi cadono sono coloro che si rotolano fino al difesismo o (come gli altri bolscevichi) fino al blocco con i socialisti rivoluzionari, fino all’appoggio del governo provvisorio. Ciò è completamente errato, è assenza di principi. Noi diverremo difesisti soltanto dopo il passaggio del potere al proletariato, dopo la proposta di pace, dopo la rottura dei trattati segreti e dei legami con le banche. Soltanto dopo.
Né la presa di Riga, né la presa di Pietroburgo ci faranno difesisti. Fino a questo momento noi siamo per la rivoluzione proletaria, noi non siamo difesisti. E anche adesso noi non dobbiamo sostenere il governo di Kerenski. Sarebbe assenza di principi. Ci si domanderà: non bisogna veramente lottare contro Kornilov? Certo. Ma non è la stessa cosa. Vi sono in ciò dei limiti, e certi socialisti rivoluzionari li sorpassano, cadendo nel « compromesso », lasciandosi trascinare dal corso degli avvenimenti.
Noi combattiamo e combatteremo Kornilov, ma non sosteniamo Kerenski. Al contrario: noi denunciamo la sua debolezza. Ecco la differenza. Essa è molto sottile, ma essenziale al più alto grado, e non bisogna dimenticarla.
In che cosa consiste la modificazione della nostra tattica dopo la rivolta di Kornilov? Essa consiste nel fatto che noi modifichiamo la forma della nostra lotta contro Kerenski. Non indebolendo nemmeno di un iota la nostra inimicizia verso Kerenski, non rimangiando una parola pronunciata contro di lui, non rinunciando al compito di rovesciarlo, noi diciamo: Bisogna valutare il momento. Noi non rovesceremo subito Kerenski; è in altro modo che noi assolveremo il compito di lottare contro di lui, e precisamente mostrando al popolo (lottante contro Kornilov) la debolezza e i vacillamenti di Kerenski. Lo si faceva prima, ma attualmente è la cosa principale. Ecco il cambiamento.
Inoltre, il cambiamento risiede nel fatto che adesso la cosa principale è il rafforzamento della propaganda, per così dire, per le « rivendicazioni parziali » indirizzate a Kerenski; arresta Miliukov, arma gli operai di Pietroburgo, chiama a Pietroburgo le truppe di Kronstadt, Viborg, Helsingfors, caccia la Duma, arresta Rodzianko, legalizza il passaggio delle terre dai proprietari ai contadini, istituisce il controllo operaio sul pane e sugli articoli di fabbrica, ecc. ecc. Queste rivendicazioni dobbiamo indirizzarle non soltanto a Kerenski e meno a Kerenski che agli operai, soldati e contadini trascinati dal movimento di lotta contro Kornilov: trascinarli più lontano, incoraggiarli allorché rivendicano l’arresto dei generali e ufficiali che si pronunciano per Kornilov, insistere perché domandino la trasmissione immediata delle terre ai contadini, ispirare loro il pensiero che bisogna arrestare Rodzianko e Miliukov, la Riech e altri giornali borghesi, ordinare una inchiesta sui suoi organi, cacciare la Duma, ecc. Sono soprattutto i socialisti rivoluzionari di sinistra che bisogna spingere da questo lato.
È completamente falso il pensare che noi ci siamo allontanati dal problema della presa del potere. Al contrario. Noi ci siamo avvicinati moltissimo a questo problema, non direttamente, ma per una via indiretta. La propaganda contro Kerenski bisogna condurla immediatamente, piuttosto indirettamente che direttamente, vale a dire: rivendicando la guerra attiva, attiva al più alto grado, contro Kornilov. Lo sviluppo di questa guerra può, solo, portarci al potere e, nella propaganda, bisogna parlarne il meno possibile (ricordandosi bene che domani stesso gli avvenimenti possono sollevarci al potere e allora noi non lo lasceremo scappare). Secondo me, bisognerebbe farne consapevoli, per iscritto (non per via di stampa), i propagandisti, i membri del partito in generale.
Bisogna lottare senza pietà contro le frasi sulla difesa nazionale, il fronte unico rivoluzionario della democrazia rivoluzionaria, l’appoggio al governo provvisorio, ecc. Lottare precisamente come occorre contro delle frasi. Si dice, adesso, che è tempo d’agire: voi, signori socialisti rivoluzionari e menscevichi, voi avete da molto tempo deteriorato con l’uso queste frasi.
Adesso è tempo d’agire, bisogna condurre la guerra contro Kornilov rivoluzionariamente, trascinando le masse, sollevandole, infiammandole (Kerenski, lui, ha paura delle masse, ha paura del popolo). Nella guerra contro i tedeschi bisogna agire in modo preciso, adesso: proporre la pace immediatamente e assolutamente, a condizioni precise. Agendo in tal maniera, si può ottenere una pace prossima o una trasformazione della guerra in guerra rivoluzionaria, altrimenti tutti i menscevichi e i socialisti rivoluzionari resteranno i lacchè dell’imperialismo.
Lenin