Partito Comunista Internazionale

Pur coll’economia in sfacelo…

Categorie: Antifascism, Capitalist Wars, Democratism, Fascism

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Mussolini bussa a quattrini. Li cerca per mare e per terra, ma invano (?!), perché Londra e Nuova York fanno le orecchie di mercante. Ecco il cavallo di battaglia dell’«antifascismo» nostrano. I paesi «democratici» – che sono di fatto quelli che hanno le casseforti ricolme di oro – rifiutano qualsiasi prestito a Mussolini ed il fascismo dovrà finire col precipitar nella rovina e nella ignominia. «Come il fascismo ci condurrà dalla catastrofe economica alla catastrofe militare» scrive a titoli di scatola la Giovine Italia. Ma la solfa è ripetuta da troppi anni.

Nel frattempo Mussolini resta in sella, può condurre a termine la conquista etiopica, partecipare alla guerra imperialista di Spagna, partecipare al corso accelerato degli armamenti… Eppure le cifre che sono date da questa stampa antifascista sono esatte. Il costo della avventura africana tocca i 30 miliardi e continua ingoiare mezzo miliardo al mese. Il deficit accumulato in questi ultimi anni ascende a 45 miliardi.

Secondo i canoni della dottrina classica, cui gli economisti del Fronte Popolare sono restati fedeli, tutto ciò è inesplicabile.

Come fa l’Italia – ieri in Etiopia, oggi in Spagna – (e lo stesso vale per il Giappone in Cina) a far la guerra con una riserva d’oro irrisoria, colle sue bilance dei conti e commerciale in pauroso deficit crescente, dipendente dall’estero per tutte le materie prime indispensabili per far la guerra!

Eppure la spiegazione è tanto semplice, a volerla comprendere. Al disopra di tutti i contrasti interimperialistici vi è la solidarietà che lega tutti i capitalismi nella lotta contro la risposta proletaria alla guerra imperialista: la rivoluzione. Se si giudicano gli avvenimenti da questo punto di vista classista, tutto si può comprendere.

Prima di tutto che è falso che i paesi «democratici» non facciano prestiti o crediti ai paesi «fascisti». Tutto il contrario. Si è, recentemente, risaputo che l’Italia sia debitrice alla Gran Bretagna, per debiti commerciali, di un miliardo di sterline, cioè 150 miliardi di franchi. Svariati altri miliardi sono stati per «iniziativa privata» avanzati da banchieri inglesi a Franco.

Ma gli aiuti che Franco riceve dalla Germania e l’Italia, non sono forse possibili per l’intervento del capitale inglese, americano, francese fatto sia direttamente, sia traverso la Svizzera o l’Olanda, paesi ruffiani per eccellenza, ai regimi di Hitler e Mussolini?

La Germania ha fornito a Franco materiale di guerra per il valore di due miliardi di marchi. L’Italia è pure creditrice di altri miliardi, scontati in parte dall’ottenuto monopolio della vendita dell’olio di oliva di Andalusia esportato nel Sud America (che ne dicono i produttori oleari italiani!).

E questo confluire di capitali dai paesi «democratici» ai paesi «fascisti» non corrisponde alla legge della società capitalista? Il capitale è internazionale, esso affluisce dove sono possibili benefici immediati. Perciò anche i capitali dei paesi democratici – salvo quelli investiti nell’economia di guerra – tendono ai paesi «fascisti» dove appunto il regime oppressivo rende più cospicuo questo beneficio.

La stampa «antifascista» deve riconoscere, essa pure, che il fascismo promette ai capitali stranieri vantaggi così enormi da trovar riscontro solo in certi paesi sudamericani cui «questi mezzucci non ripugnano pur di aver un po’ d’elemosina». — No, non si tratta di specchio per attirar gli allocchi, che sarebbero in tal caso i capitalisti inglesi, americani o francesi, ma di realtà economiche che possono spiacere agli «antifascisti» nostrani perché infirmano tutta la loro politica basata sul blocco monolitico dei paesi democratici.

E così, anche nel campo politico internazionale, il fascismo ha mano libera di manovra.

Intensificherà o no il suo intervento in Spagna? Si è parlato di un ulteriore invio di 50-60.000 «volontari» che dovrebbero ristabilir la partita dopo Teruel e cercar di ottenere la «vittoria» finale.

In ogni caso la pirateria «sconosciuta» ha fatto la sua riapparizione nel Mediterraneo. Navi inglesi ne hanno fatto le spese. L’«opinione pubblica» inglese si è allarmata. «La pazienza di Eden è esaurita», commenta il Nuovo Avanti. Eden dichiara infatti, al Parlamento inglese, che gli atti di pirateria sono dovuti, senza ombra di dubbio, a aeroplani e sommergibili di nazionalità italiana. Ma si affretta a soggiungere che «l’Italia è disposta… a concorrere alla repressione della pirateria nel Mediterraneo».

Quale più cinica commedia! E il sommergibile italiano che sarebbe stato salpato dall’U.R.S.S. a disposizione dell’«onorata compagnia» di Ginevra!