Parti Communiste International

[RG-5] La divisione del lavoro nella società e nell’azienda

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Il 6 luglio si è tenuta a Roma una riunione di studio, cui partecipavano compagni di diverse sezioni centro-meridionali. Essa si è aperta con la presentazione e illustrazione di un «Indice schematico di riferimento, per materie, ai varii testi pubblicati in Battaglia e Prometeo e a relazioni fatte in varie riunioni di studio». La compilazione dell’«Indice» non obbediva unicamente ad esigenze di ordine bibliografico, ma al principio basilare che l’elaborazione delle basi teoriche e politiche del movimento operaio è possibile unicamente sul piano collettivo, essendo la dottrina proletaria, in quanto riflesso del processo storico materiale e della lotta secolare della classe, ancorata indissolubilmente a tesi, piattaforme e basi che trascendono l’angusta esperienza degli individui e delle stesse generazioni. L’«Indice» raggruppa in 5 sezioni (Economia, Storia, ecc.) il materiale diffuso dalla costituzione del Partito su Battaglia e Prometeo, che assicura il filo di continuità della interpretazione del processo storico e sociale, in stretto legame organico con le fondamentali teorizzazioni di Marx ed Engels.

Per chi ha ben compreso il metodo dialettico marxista, è infatti chiaro che la società capitalistica si comprende solo se si riescono a porre in evidenza i contrasti e i superamenti dialettici di essi, fra l’epoca capitalista e il feudalesimo da un lato e il socialismo dall’altro. Ciò significa che l’«esplorazione nel domani» è scientificamente possibile solo se il movimento ha saputo gettare il «ponte» teorico e di azione che — in una sola arcata — va su tutta la storia per un ciclo intero di classe, dalla prima formazione del proletariato alla soppressione del capitalismo. Le riunioni di studio, che si prefiggono di discutere e di esporre testi classici del marxismo, sono lo strumento organizzativo di tale duro e indispensabile lavoro che non si limita a «educare i quadri», andando ben oltre, perché da esso dipende l’inserimento del partito rivoluzionario nel conflitto fisico delle classi.

Il relatore passava poi una rapida rassegna del capitolo del «Capitale» sulla cooperazione, nei paragrafi precedenti quello che era tema dell’esposizione, e cioè il paragrafo sulla «Divisione del lavoro nella società e nell’azienda».

La produzione capitalistica cominciò a sorgere nel seno della società feudale coll’impiego contemporaneo di numerose collettività di operai, sotto il comando dello stesso capitale, allo scopo di produrre lo stesso genere di merci.

Quando Marx giunge alla descrizione del fenomeno della produzione associata, che chiama genericamente «cooperazione», egli ha lo scopo di dedurre gli effetti di una tale trasformazione apportata dal capitalismo sulle quantità che misurano il valore e il plusvalore prodotto. L’aumentata produttività del lavoro associato di molti produttori paralleli fa in modo che lo stesso oggetto contenga meno «lavoro medio» e quindi abbia minore valore (prezzo). Allora è possibile alla classe capitalista aumentare la massa del plusvalore che incamera, aumentando non solo la massa dei prodotti ma anche la parte che ne riceve e consuma il proletario sotto forma di salario. Lo studio del plusvalore relativo conduce quindi alla dimostrazione che possono accompagnarsi questi fatti economici propri dell’avvento capitalista su larga scala: diminuzione del costo del salario in valore reale e potere di acquisto di sussistenze, aumento della massa del plusvalore, concentrazione ed accumulazione del capitale. Tuttavia questo processo va verso la crisi, l’antagonismo, la rivoluzione.

Lavoro di molti uomini parallelo ve ne è stato anche in economie antiche e non mercantili, con non meno grandiosi effetti di potenza produttiva; questo punto induce l’autore ad inserire nel paragrafo IV del capitolo sulla Cooperazione uno scorcio di grandissimo rilievo ed importanza sulla «divisione del lavoro nella società e nella manifattura». Tale paragrafo è integrativo anche dei successivi che dalla manifattura conducono alla grande industria e al macchinismo, e quindi il relatore generalizza il titolo in: divisione del lavoro nella società e nell’azienda.

La potente sintesi storica permette anzitutto di dimostrare che «Il Capitale», letto rigo per rigo, non è un freddo studio analitico del capitalismo ma un programma rivoluzionario di partito; e l’esposizione ne ha dato una serie di fondamentali saggi. Permette poi da un lato di chiarire tutto il senso del succedersi storico delle varie forme di produzione nel corso umano, dall’altro di stabilire i caratteri della rivendicazione proletaria e gli aspetti dell’economia attuale che si devono superare e annientare con la rivoluzione comunista.

Divisione del lavoro nella produzione e nell’azienda è quella per cui uno stesso oggetto finito non è manipolato da un solo lavoratore (come nell’artigianato libero, o nella primissima manifattura semplice, in cui sola novità è la riunione di tanti lavoratori in locale unico con unica provvista di materie e attrezzi e unico sbocco al mercato) ma in vari tempi da tanti operai che attuano le successive trasformazioni. Di ciò venne seguita la minuta analisi che dà Marx per le varie tappe.

Divisione del lavoro nella società è quella — che fu meglio illustrata comparando il luogo esposto di Marx colla esposizione di Engels nell’«Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato» — per cui gli uomini si dividono in gruppi sociali (caste, ordini, categorie, professioni) ognuno dei quali provvede a un certo settore della produzione.

Tali fattori si incontrano al loro tempo nel corso della storia sociale e confluiscono nell’aumentato potenziale del lavoro. L’esposizione che sarà in opportuno testo diffusa seguì il fondamentale processo, al fine di reagire agli infiniti pregiudizi paramarxisti che portano, nella situazione odierna di pieno capitalismo industriale, ad errate apologie della fecondità delle due «divisioni funzionali», che entrambe il programma comunista vuole sorpassare.

La sintesi è questa: divisione aziendale o tecnica del lavoro: indispensabile per svolgere in pieno il lavoro sociale capitalistico dalle reazionarie angustie della libertà ed autonomia del «produttore» parcellare, conduce in quell’ergastolo che è la moderna azienda alla decadenza intellettuale del lavoratore, allo sbocconcellamento dell’uomo, ridotto ad un bruto o pezzo di macchina. Conduce al «dispotismo nell’azienda» che il comunismo spezzerà spezzando il sistema aziendale di unità ad economia e bilancio separati e riducendo ad un minimo il tempo sociale di lavoro.

Divisione sociale del lavoro: sorge allo stadio superiore della barbarie col dividersi dei gruppi di pastori di armenti da quelli dei cacciatori o pescatori, e segue coll’apparire degli agricoltori fissi, dei mercanti, con le caste o ordini speciali poggiati sul formarsi dei primi stati politici cui si demandano funzioni sacerdotali, burocratiche, militari, ecc. Sbocca in tempo borghese con l’orgia delle specialità professionali, titoli abilitativi, carriere tortuose e imbecillizzanti. Distruggendo il dispotismo entro l’azienda e la corrispondente anarchia della produzione e distribuzione nella società, per sostituirle con un’organizzazione unica su basi razionali, togliendo agli oggetti d’uso come al lavoro il carattere di merci, il comunismo abolirà alla fine la divisione sociale del lavoro, e non legherà nessun individuo per tutta la vita e nemmeno per tutto il giorno alla stessa funzione professionale.

Tutto questo programma sintetico della nostra rivoluzione si legge in quella pagina, che pare all’incauto lettore una distaccata indagine sulla produzione sociale borghese, mentre contiene in modo esplicito la più incendiaria dichiarazione di guerra di classe, di radicale eversione di quelle stesse strutture, su cui verte la potenza del capitale e la dialettica possibilità e necessità della rivoluzione. E senza che, all’esame più esauriente e approfondito, nulla risulti da togliere, nulla da aggiungere.

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I presenti seguirono col massimo impegno, nelle due lunghe sedute le meditate letture e la completa e non agevole esposizione, [testo illeggibile].