98.6%
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Sarebbe la percentuale dei suffragi che ha raccolto il regime staliniano nelle elezioni al Consiglio Supremo dell’U.R.S.S. Ciò rappresenta la percentuale che, poco più poco meno, è stata sempre sbandierata da tutti i regimi che si sono fatti «plebiscitare»: da Napoleone «il piccolo» a Mussolini, a Hitler… Che bisogno c’era dunque di scomodare, nel cuore dell’inverno, 90 milioni di Russi per farli andare a depositare una scheda? Stalin avrebbe potuto ottenere la votazione «plebiscitaria» facendo funzionare unicamente le macchine calcolatrici. Avrebbe potuto anzi aggiudicarsi il 100% dei voti, solo avendo cura di evitare che, per colpa di qualche troppo zelante mamelucco, non risultassero votanti il 101%, come talvolta si è verificato. Anche in elezioni di paesi cosiddetti «democratici». E potrebbe allora regalarsi simili consensi «unanimi» tutte le fini di mese. Il valore pratico e la «spontaneità» della consultazione popolare non ne soffrirebbe per simili inezie. Gli elettori sovietici non avevano difatti da scegliere che… una unica lista: quella dei comunisti e dei «senza partito» – cioè di nessun altro partito al di fuori di quello del regime – che portava in testa il nome di Stalin «primo deputato sovietico».
Il pericolo non consisteva, per gli elettori, di andare a votare magari contro – perché ogni voto contrario si sarebbe trasformato, come per incanto, in voto per Stalin, – ma invece nel restare a casa.