Il congresso dei ferrovieri
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In questi giorni si svolgeranno i lavoro del Congresso nazionale dei ferrovieri. La massima organizzazione ferroviaria si riunisce in un momento critico della vita sociale italiana per affrontare e discutere quistioni importantissime di categoria e sindacali e quistioni politiche.
In realtà, in questi ultimi anni, il Sindacato ferrovieri italiani ha affiancato l’opera di ascensione del proletariato italiano, mettendosi sulla via massimalista delle realizzazioni operaie e accettando il punto di vista realistico della necessità di preparare le folle agli urti rivoluzionari. Quanta importanza abbia avuto ed abbia ancora questo atteggiamento è bene rilevare nello stesso momento in cui varie forze controrivoluzionarie e pesi di varia mole tentano trascinare a destra le organizzazioni di classe. Forse è fatale che le organizzazioni impinguate dall’affluire di numerosi elementi apolitici o eterogenei «segnino il passo» in certi momenti della storia, per ragioni obiettive e soggettive che non è qui il caso di vagliare. Ma cura degli elementi rivoluzionari che dirigono le organizzazioni o ne fanno parte da semplici militi, è quello di prospettare ai sindacati la vera situazione politica e sociale entro cui essi si muovono. Potevasi, fino a ieri, pensare – e così fu realmente – che l’organizzazione sindacale potesse, per il solo fatto di essere, ottenere miglioramenti economici e morali. Da una parte il pericolo della rivoluzione proletaria; dall’altra l’indebolimento degli istituti e delle gerarchie statali superstiti di una lunga guerra, soddisfecero le richieste economiche dei lavoratori.
Oggi lo Stato non può più dare quanto poté ieri; ed esso si trova nelle medesime condizioni nelle quali trovasi il padronato. Il problema degli aumenti di salario va presentandosi nella sua forma più acuta, giacché lo stato padrone ed il privato padrone non hanno più la possibilità di accedere alle richieste delle organizzazioni proletarie, mentre queste – costrettevi dalle condizioni di vita – premono nella richiesta. Terribile situazione per la conservazione del corporativismo riformista il quale viveva e si sviluppava nelle vittorie economiche conquistate alla classe padronale ed allo Stato. Oggi il proletariato può ancora seguire quel riformismo dal quale pure ottenne vantaggi inestimabili; ma fino a quando dovrà o potrà seguirlo? La … sterilità dell’azione sindacale comunista nei paesi a regime borghese, e che i riformisti ci rimproverano sovente, è appunto nella nostra antiveggenza del processo di maturazione economica la quale ci trova pronti a sostenere il concetto della preparazione rivoluzionaria nel momento preveduto in cui la classe dominante e lo stato suo gestore non sono più in grado di affrontare la soluzione delle competizioni economiche sorte fra il padronato ed il sindacato. In questo momento i comunisti avvertono una crisi, come una pausa, come un ristagno nell’azione sindacale consuetudinaria, ed è in questo momento che la loro opera diviene particolarmente importante e difficile. In questo momento vi sono sbandamenti ed oscillazioni tra le masse che affluirono nei sindacati nelle rosee ore della cuccagna, e quelle meno decise o grigie o incoscienti sospingono i loro capi conservatori a soddisfare la illusione di un esperimento di governo che risolva la crisi stagnante o da questi sono facilmente assorbiti nella sfera d’azione politica collaborazionista. Se può affermarsi con amarezza che gli sforzi del proletariato rivoluzionario dovranno spesso sostare per colpa delle porzioni di masse più arretrate e degli uomini che queste dirigono, può altresì riconoscersi che tali soste, risolvendosi in esperimenti esemplari perché la verità del metodo rivoluzionario sia confermata, servono egregiamente alla educazione rivoluzionaria delle masse e le apprestano alle battaglie decisive.
Il sindacato dei ferrovieri italiani si trova oggi nella stessa situazione nella quale si trovano moltissime altre organizzazioni economiche. Basta aver seguito gli articoli di preparazione al Congresso pubblicati nella Tribuna dei ferrovieri per avvertire lo stato d’animo incerto e la mancanza di orientamento nei sindacati ferrovieri. Questi, con ordini del giorno probabilmente non troppo discordanti, approveranno l’opera sindacale svolta dal loro Comitato centrale fino ad oggi; ed intorno alle quistioni tecniche inerenti ai loro interessi di categoria troveranno una unanimità di consensi. Ma la battaglia scoppierà sulla quistione più soda, sui rapporti con gli organismi sindacali e politici nazionali ed internazionali. Il concetto autonomistico è assai diffuso nella massa dei ferrovieri inscritti al Sindacato. I ferrovieri pensano che le loro vittorie sono dovute per l’appunto alla loro autonomia sindacale e che essi hanno potuto spesso partecipare all’azione politica delle correnti politiche più estreme del proletariato appunto perché seppero conservare l’autonomia, cioè una libertà di movimento e di apprezzamento delle situazioni politiche. Poiché tutti gli organismi secessionisti dicono la stessa cosa bisognerebbe concludere che la secessione delle forze sindacali, l’autonomismo dei sindacati favorisca l’opera rivoluzionaria di educazione e di preparazione rivoluzionaria delle masse. Ma questo paradosso fino a qual punto lo si può sostenere? Possiamo rilevare, di sfuggita, che l’autonomismo affermato dai ferrovieri del Sindacato non è sempre motivato da preoccupazioni … rivoluzionarie. Nel Sindacato vi sono pure correnti decisamente apolitiche e schiettamente corporativiste costrettevi alla permanenza dal fatto che le categorie non possono spezzarsi per andare in parte in un sindacati a colore … rosso ed in parte in un sindacato bianco o giallo. Queste correnti, che assai spesso partoriscono un infame crumiraggio che rivaleggia con quello organizzato dallo Stato nei sindacati gialli, tengono a mantenere autonomo il Sindacato che giornalmente dileggiano nei suoi capi e nella sua maggioranza. Ma l’autonomismo è sostenuto altresì dagli anarchici e dai sindacalisti, e perfino dai socialisti. E noi che viviamo in rapporti tutt’altro che cordiali coi capi dirigenti della Confederazione generale del lavoro, coerentemente ai nostri metodi tattici noti e largamente esposti a tutti nel nostro recente Manifesto alle organizzazioni sindacali secessioniste, siamo proprio, quelli che sostengono l’unità sindacale e che ci battiamo per l’entrata nel massimo organismo proletario italiano di tutte le organizzazioni che ne sono fuori.
A dire le ragioni della nostra tattica devesi inevitabilmente iniziare una trattazione di carattere politico. Pensiamo che anche i nostri contraddittori affronteranno il problema da un punto di vista politico. Perché sono tutte politiche le ragioni che noi portiamo a suffragare l’argomento della unità sindacale, non potendo la nostra mentalità comunista prescindere – nell’esame di qualunque quistione sociale – dalla pregiudiziale politica. E nella quistione politica ci sembra che tutti i nostri contraddittori siano colti in flagrante violazione dei loro principi personali affermati e sostenuti. Gli anarchici ed i sindacalisti dovrebbero, per lo meno, sostenere l’adesione del Sindacato all’Unione Sindacale; i socialisti dovrebbero darci un esempio di disciplina sostenendo l’adesione della organizzazione dei ferrovieri alla C.G.d.L.. L’autonomismo, che mette le tre correnti politiche e quella degli apolitici contro noi, non può essere giustificato che da ragioni esclusivamente conservatrici e corporative. Ciò ammesso noi vediamo con vivo rincrescimento profilarsi l’idea di una Triplice dei trasporti autonoma, cioè indipendente dal partito di classe. È sul terreno dell’autonomia che i ferrovieri comunisti debbono battersi in modo particolare. L’autonomia ha troppe volte – ci pare che i ferrovieri possano essere esclusi da questo nostro rilievo, ma l’eccezione deve confermare la verità del nostro asserto – l’autonomia sindacale, diciamo, ha troppe volte nascosta una dipendenza insana ed illecita, un opportunismo deplorevole ed antirivoluzionario. L’autonomismo dei gialli sappiano bene cosa significa; quello dei rossi – a volte – accetta contrattazioni con partiti avversi alla rivoluzione proletaria sotto il pretesto di lasciare libertà di convincimento politico in coloro che lo affermano e lo difendono. Il monopolio della rivoluzione dei lavoratori (ci si consenta ripetere questa immagine stupida ma non nostra) è dei lavoratori stessi. Ma un solo partito ha il monopolio della dottrina e del metodo comunista, e questo partito – il partito politico della classe lavoratrice – ha le sue porte aperte a tutti i proletari coscienti, a tutte le avanguardie operaie e contadinesche- credere che si possa, parallelamente all’azione del partito di classe, giungere alla meta istessa da questo perseguita, è dividere le forze materiali della rivoluzione quando non è una scusa per silurare la preparazione rivoluzionaria ed il suo sbocco nel comunismo.
L’entrata delle organizzazioni secessioniste ed autonome nella C.G.d.L. può offrire delle critiche a coloro che ne sono contrari, la maggior parte delle quali basate su ipotesi ed eventualità; ma la permanenza di quelle organizzazioni fuori dalla C.G.d.L. offre motivi di più diffuse e profonde osservazioni a coloro che sostengono l’unità sindacale. Tanto più quando sia intesa l’entrata nel massimo organismo proletario italiano come un motivo per rafforzare le correnti rivoluzionarie ivi esistenti, allo scopo di rovesciare i capi opportunisti e riformisti dai loro posti di dirigenza.
I comunisti ferrovieri sostengono al Congresso del Sindacato i principi della Internazionale comunista e della sua sezione italiana. A tutti i ferrovieri veramente rivoluzionaria non può sfuggire l’importanza dell’argomento e della nostra tesi.