Partito Comunista Internazionale

Il fronte unico in Francia Pt.4

Categorie: PCF, Union Question

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15. Il sistema dei nuclei nell’organizzazione sindacale, che è stato adottato dai rivoluzionari, non rappresenta che la forma di lotta più naturale per acquistare un’influenza ideologica e per creare l’unità del fronte senza distruggere l’unità di organizzazione.

16. Allo stesso modo dei riformisti del Partito socialista, i riformisti del movimento sindacale hanno preso essi l’iniziativa della scissione. Ma proprio l’esperienza del Partito socialista ha loro suggerito che il tempo lavora in favore del Comunismo e che si può controbilanciare l’influenza dell’esperienza e del tempo solo affrettando la rottura. Noi vediamo quindi i dirigenti della C.G.T. adottare tutto un sistema di misure tendenti a disorganizzare la sinistra; a privarla dei diritti che le conferiscono gli statuti dei Sindacati e finalmente a scindere, contrariamente agli statuti ed agli usi, intiere organizzazioni sindacali. D’altra parte noi vediamo la sinistra rivoluzionaria difendere il suo diritto nel campo delle forme democratiche dell’organizzazione operaia, ed opporsi alla scissione voluta dai dirigenti confederali per mezzo dell’appello alle masse in favore dell’unità sindacale.

17. Ogni operaio cosciente deve sapere che quando i comunisti non formavano che un sesto o il terzo del Partito socialista essi non pensavano per niente alla scissione, fermamente convinti che la maggioranza del Partito non avrebbe tardato a seguirli. Quando i riformisti furono ridotti ad un terzo essi effettuarono la scissione perché avevano perduto ogni speranza di riguadagnare la maggioranza nell’avanguardia proletaria.

Ogni operaio cosciente deve sapere che quando gli elementi rivoluzionari si sono trovati di fronte al problema sindacale essi lo hanno risolto, quando non formavano che un’infima minoranza, decidendo di lavorare nelle organizzazioni comuni, sicuri che l’esperienza dell’epoca rivoluzionaria avrebbe spinto rapidamente la maggioranza degli organizzati ad accettare il programma rivoluzionario. Invece quando i riformisti hanno visto aumentare l’opposizione rivoluzionaria nei Sindacati sono immediatamente ricorsi alle esclusioni ed alla scissione perché non avevano nessuna speranza di riguadagnare il terreno perduto.

Da ciò varie deduzioni della più grande importanza:

1. I dissensi esistenti tra noi ed i riformisti riflettono nella loro essenza l’antagonismo tra la borghesia ed il proletariato;

2. La democrazia menzognera dei nemici della dittatura proletaria si smaschera completamente, perché essi non sono disposti ad ammettere i metodi della democrazia operaia non solo nei quadri dello Stato, ma neppure nei quadri dell’organizzazione operaia; quando questa democrazia è contro di essi, se ne staccano come i dissidenti del partito o escludono i loro avversari come hanno fatto i signori Jouhaux, Dumoulins e compagni. Sarebbe infatti assurdo che la borghesia acconsentisse a condurre la lotta contro il proletariato nei quadri della democrazia, se gli stessi agenti della borghesia nella organizzazione sindacale e politica non consentono a risolvere le questioni del movimento operaio sul terreno della democrazia operaia di cui accettano ostensibilmente le regole.

18. La lotta per l’unità dell’organizzazione e dell’azione sindacale resta d’ora in poi uno dei problemi più importanti di quelli che si impongono al partito comunista. Si tratta on solo di riunire un numero sempre più grande operai attorno al programma ed alla tattica comunista; si tratta anche per il Partito comunista di cercare, con la sua azione e con quella dei comunisti nei sindacati, di ridurre al minimo, in ogni caso, gli ostacoli che la scissione crea di fronte al movimento operaio. Se la scissione nella C.G.T. si aggravasse tra breve malgrado tutti i nostri sforzi per ricostituire l’unità, ciò non significherebbe per nulla che la C.G.T. unitaria, la quale comprende la metà e più degli operai organizzati, dovrebbe continuare il suo lavoro ignorando l’azione della C.G.T. riformista. Un tale contegno ostacolerebbe considerevolmente – seppure non escluderebbe del tutto – la possibilità di una azione comune del proletariato e faciliterebbe considerevolmente alla C.G.T. riformista il compito di unione civica borghese, che essa vorrebbe addossarsi durante gli scioperi, le manifestazioni, ecc. Esso le permetterebbe di spingere la C.G.T. unitaria ad azioni inopportune di cui quest’ultima verrebbe a subire tutte le conseguenze. È del tutto evidente che ogni qualvolta le circostanze lo permetteranno la C.G.T. unitaria, se giudicherà necessario condurre una campagna qualsiasi, si rivolgerà apertamente alla C.G.T. riformista facendo proposte concrete e sottoponendole un piano d’azione comune. E la C.G.T. unitaria non mancherà di esercitare sull’organizzazione riformista la pressione dell’opinione operaia e di smascherare davanti a questa opinione pubblica i suoi trucchi e le sue esitazioni.

Così anche nel caso che la scissione sindacale venisse ad aggravarsi i metodi della lotta per il fronte unico conserverebbero tutto il loro valore.

19. Si può dunque constatare che, nel campo più importante del movimento operaio – nel campo sindacale – il programma dell’unita di azione non richiede altro che una applicazione più continua, più costante e più ferma delle parole d’ordine che hanno guidato fino ad ora la nostra lotta contro Jouahaux e C.

4. – La lotta politica e l’unità del fronte

20. Nel campo politico una differenza importante ci colpisce subito pel fatto che la supremazia del partito comunista sul partito socialista tanto nell’organizzazione quanto nella stampa risulta considerevole. Si può supporre che il partito comunista è come tale capace di assicurare l’unità del fronte politico e che è non perciò necessario rivolgere all’organizzazione dissidente una qualsiasi proposta di azioni concrete. La questione posta così, basandosi sui rapporti di forza non ha nulla di comune col verbalismo rivoluzionario e merita di essere esaminata.

21. Se si considera che il partito comunista conta circa 130000 membri mentre il partito socialista non ne ha che 30000, il successo enorme dell’idea comunista in Francia diviene evidente. Ma se si confrontano queste cifre con l’effettivo totale della classe operaia, se si tiene conto dell’esistenza dei Sindacati operai riformisti nonché delle tendenze anticomuniste esistenti nei Sindacati rivoluzionari il problema dell’egemonia del Partito comunista nel movimento operaio ci si presenta come un problema estremamente arduo che è ben lungi dal poter essere risolto con la nostra preponderanza numerica sui dissidenti. Questi ultimi possono, in certe circostanze, diventare un fattore controrivoluzionario nel seno stesso della classe operaia molto più importante di quel che non sembri. Se noi li giudichiamo dalla debolezza della loro organizzazione, dalla tiratura e dal contenuto ideologico del «Populaire».