I confederali e l’"Alleanza del lavoro"
Mentre l’Avanti! Tace su un argomento tanto importante, l’organo della Confederazione del lavoro, Battaglie Sindacali, si occupa della Alleanza del lavoro cogliendone occasione per insolentire i comunisti.
Alla affermazione idiota che i comunisti fanno del fronte unico una speculazione di partito risponderà il manifesto che il Partito nostro lancerà tra breve al proletariato per chiarire il suo atteggiamento in materia e per ora basta confermare che del fronte unico i comunisti fanno un mezzo per condurre le masse all’azione rivoluzionaria e alla difesa dei loro interessi, l’una quanto l’altra sistematicamente sabotate dai disfattisti sul tipo di quelli che hanno per organo Battaglie Sindacali.
Giriamo intanto agli alleati anarchici e sindacalisti le spiegazioni del giornale riformista, l’Alleanza secondo questo si è effettuata sull’unico terreno possibile: «restaurazione delle pubbliche libertà e del diritto comune» (ordine del giorno Celli per un Ministero social-popolare-nittiano) e «difesa delle conquiste di carattere generale della classe lavoratrice». In quella espressione alquanto gesuitica: di carattere generale, che fa parte dell’anodino comunicato lanciato dopo il Convegno di Roma, è facile leggere che si tratta di difendere le otto ore, ad esempio, perché sono una conquista di tutte le organizzazioni, ma non i salari e i concordati, perché sono conquiste limitate a date categorie. E il mezzo che si dovrà impiegare è ben diverso da quello proposto dai comunisti. Questi «propugnano il fronte unico per arrivare allo sciopero generale». «L’Alleanza del lavoro (e il giornale riformista parla per tutti) non esclude lo sciopero generale, ma non lo pone innanzi come infallibile mezzo di lotta e come pregiudiziale assoluta per l’unione delle forze del lavoro». Preso atto, per quanto riguarda i sindacalisti anarchici. Ma se lo sciopero generale è solo «non escluso», quali sono gli altri mezzi da impiegare prima di esso? Gli scioperi parziali? È evidente che questi, sebbene si siano svolti e si svolgano su un terreno di unione proletaria locale e di categoria, anche senza l’alleanza delle centrali sindacali, non bastano a risolvere la quistione anche quando il proletariato generosamente risponde.
Un’alleanza tra organismi nazionali presuppone una azione su scala nazionale. Quale sarà questa? Per i riformisti di Battaglie Sindacali la risposta è chiara, se pure essi seguitano a tergiversare e a divagare: l’appoggio proletario a un Ministero di collaborazione socialista, col programma del rispetto della libertà (anche per i fascisti), dell’applicazione del diritto comune, e della legge sulle otto ore.
I riformisti confederali accettano la polemica con i comunisti? Benissimo. Noi ne profittiamo per invitarli a precisare il loro punto di vista su taluni punti di carattere fondamentale, non essendo ammissibile che i supremi capi del movimento sindacale alle nostre critiche non abbiano altro da rispondere che insolenze dubbiamente spiritose.
Che cosa si intende per conquiste «di carattere generale»? È compreso tra queste il trattamento economico raggiunto dai lavoratori come rapporto tra livello del salario e caro della vita?
La difesa delle otto ore ha un valore e un senso qualsiasi se non si accompagna alla difesa del livello dei salari?
I mezzi di lotta della Alleanza del lavoro dovranno essere applicati su scala nazionale? Quali saranno questi mezzi prima dell’impiego dello sciopero generale? Interverrà l’Alleanza del lavoro quando una categoria di lavoratori fosse investita dall’attacco padronale con la denuncia dei concordati o quando scoppiasse un grande sciopero generale locale per le gesta della reazione? Con quali mezzi interverrà?
Non sappiamo se i signori capi confederali risponderanno. Non ci occupiamo poi nemmeno di chiedere il parere del giornale del massimalismo italiano e dei rivoluzionari della direzione del partito socialista.
Rileviamo il senso umoristico che danno i riformisti al fronte unico e alla alleanza del lavoro. Secondo essi si tratterebbe di stipulare un patto secondo il quale non si dovrebbero fare più polemiche tra i partiti, le correnti, i giornali che hanno il loro seguito tra le masse. Gli imbecilli alla Mario Guarnieri contrappongono «scissione» e «fronte unico» come due termini contraddittori, pretendendo che la Internazionale Comunista abbia abbandonato il primo per il secondo, mentre invece i due termini si susseguono completandosi armonicamente. Quando il fronte unico delle masse che ora si inizia sarà un fatto compiuto risulterà evidente che esso conferma i criteri che guidarono alla scissione dei partiti i comunisti, fondati sulla previsione che una parte dei dirigenti delle masse sarebbe passata con la borghesia nel momento supremo; costoro saranno contro il fronte unico operaio, nelle file della borghesia, dopo aver fatto tutto il possibile per silurarlo nelle file del proletariato.
Gli opportunisti vorrebbero speculare sul fronte unico per ottenere il diritto di sottrarsi alla discussione delle loro malefatte. Stanno freschi. Se anche gli anarchici volessero addivenire ad una così curiosa forma di compromesso dopo tutti i loro precedenti di aspre rampogne ai responsabili delle mille delusioni proletarie, noi comunisti non rinunzieremo mai alla polemica contro i disfattisti, che ha lo scopo di illuminare le masse sulla vera via da seguire, e che diventa sempre più necessaria nel momento in cui con un metodo così sfacciato si lavora a stornare dai suoi obiettivi lo slancio delle masse per una azione unica a concorde.
L’alleanza di lotta della classe operaia barattata in un incontro di capi e di funzionari che fino a ieri si sono scambievolmente vituperati e che tra le quattro mura di una cameretta si propongono di risparmiarsi d’ora innanzi le reciproche accuse e staffilate, il fronte unico limitato a questo elemento negativo, il fronte unico i cui mezzi non si possono discutere, i cui scopi non si possono coraggiosamente dichiarare, perché ricomincerebbe la polemica, ecco veramente una farsa degna di questa fine di carnevale e una ignobile truffa ai danni delle masse.
Noi comunisti siamo per la chiarificazione dei mezzi e dei fini della lotta proletaria, in cui la polemica è un elemento integratore indispensabile dell’azione. Non domandiamo a nessuno di rinunziare a discutere e criticare i nostri metodi. Non abbiamo merce di contrabbando da far passare sotto il velario dell’alleanza. E siamo qui per denunziare alle masse coloro che tradiscono la causa del proletariato e della sua unità di fronte. Siamo qui per stroncare gli stenterelli e i leccazampe della borghesia. Non taceremo fin quando avremo fiato, e sfideremo anche il bavaglio di qualche governo avente per programma, quando saranno ministri gli stenterelli, «il rispetto delle pubbliche libertà e del diritto comune».