अंतर्राष्ट्रीय कम्युनिस्ट पार्टी

Il Comunista 1922-03-03

Sulla tattica del Partito

A dimostrazione che il consenso del Partito alle conclusioni proposte dal C.C. per il prossimo Congresso è una adesione attiva e non passiva, stanno alcuni articoli giunti alle redazioni e all’Esecutivo, e le impressioni comunicateci da molti compagni, dopo aver visto l’articolo del compagno Presutti e le obiezioni che esso moveva alle tesi sulla tattica. Diamo ora un articolo del giovane compagno Leo, sebbene sia stato scritto prima di leggere la risposta data a Presutti dal compagno Bordiga.

Mentre sull’organo della nostra Federazione Giovanile ferve intensissima la discussione di preparazione al Congresso della gioventù comunista d’Italia, sugli organi del Partito invece non si discute affatto, o quasi, da parte dei compagni interessati.

Perché? Per unanimità di consenso sulle tesi presentati dai relatori? O forse perché le colonne degli organi ufficiali del nostro partito sono ritenute come un campo troppo elevato per la modestia delle forze intellettuali dell’assoluta maggioranza dei compagni? Certo la profondità dei problemi posti dai relatori è tale che … spaventa tutti noi umili gregari, abituati a trattare, nel vecchio e glorioso partito che fu, tutt’altre questioni che quelle così gravi, ed elevate che si impongono ai partiti comunisti di tutto il mondo nella ricerca della vera via rivoluzionaria attraverso la quale sarà condotto il proletariato internazionale alla propria riscossa.

Ciò malgrado la discussione precongressuale è assolutamente necessaria poiché solo attraverso ad essa sarà possibile a tutti i compagni valutare l’alta importanza del nostro congresso e comprendere il valore ed il significato delle tesi proposte dai compagni relatori; tesi che, purtroppo, la grande maggioranza dei compagni sicuramente non ha letto.

A questo scopo bene hanno fatto i nostri giornali a non applicare il sistema della immediata replica, alle osservazioni portate nelle tesi della tattica del nostro partito dal compagno Smeraldo Presutti, nel suo articolo pubblicato nel n. 53 de l’Ordine Nuovo. Sono i compagni, sono i gregari che debbono partecipare alla discussione rendendola più facile, allo scopo di volgarizzare il contenuto delle tesi che si discuteranno al Congresso.

È per questo che, prendendo il coraggio a due mani, seppure sorretto malamente da modeste forze, entro arditamente in campo!

Il compagno Smeraldo Presutti, nel suo articolo surricordato esaminando le tesi sulla tattica del nostro partito è caduto in un errore che chiameremo … d’interpretazione.

Detto compagno infatti attribuisce dei concetti ai compagni relatori niente affatto espressi nelle tesi da loro esposte.

Egli, dopo aver affermato «che è dalla visione teorica che si ha del processo rivoluzionario che derivano gli atteggiamenti d’ordine pratico, tattico che il Partito deve assumere nella prassi quotidiana», si domanda: «qual è questa visione teorica del processo rivoluzionario secondo le tesi?». A questo interrogativo il Presutti fa seguire una risposta che io ho invano cercato nelle varie tesi pubblicate dai nostri giornali. Egli afferma che i compagni relatori si propongono come pregiudiziale alla conquista del potere da parte delle masse il perfetto inquadramento di queste sotto gli ordini del Partito comunista.

Inoltre questo compagno sembra lamentarsi del fatto che le tesi sono in contrasto con quelle votate dal I Congresso della III Internazionale «che auspicavano ad una fraterna e sempre più stretta intesa del movimento comunista con gli altri elementi rivoluzionari della massa lavoratrice, sindacalisti e anarchici».

Ancora: lo stesso compagno è tutto preoccupato poiché lo spirito delle tesi, secondo lui, porterebbe il nostro partito ad isolarsi, ad estraniarsi dalla lotta, mentre invece è solo sul terreno dell’azione che si possono conquistare le masse.

Egli non vuole cadere in un pericoloso opportunismo che ci renderebbe inattivi nell’attesa che la nostra propaganda di avere all’irraggiungibile risultato di avere pacificamente realizzato la costituzione di questo immenso esercito di assalto (il proletariato) per muovere contro lo Stato borghese.

Contro queste ingenue e dannose concezioni che il compagno Presutti attribuisce ai compagni relatori noi non abbiamo che ad opporre … le tesi stesse!

Noi troviamo infatti nelle tesi sulla tattica del Partito comunista, al capitolo: Rapporti tra il Partito comunista e la classe operaia:

«(…) D’altra parte non si può esigere che ad una epoca o alla vigilia di intraprendere azioni generali il partito debba aver realizzata la condizione di inquadrare sotto la sua direzione o addirittura nelle proprie file la maggioranza del proletariato che simile postulato non può essere aprioristicamente affacciato prescindendo dal reale svolgimento dialettico del processo di sviluppo del partito e non ha alcun senso nemmeno astratto il confrontare il numero dei proletari inquadrati nella organizzazione disciplinata ed unitaria del partito, o al seguito di esso, col numero di quelli disorganizzati e dispersi e accodati ad organismi corporativi non capaci di collegamento».

All’accusa o, meglio, al timore del compagno Presutti che il nostro partito debba isolarsi opponiamo quest’altro accapo delle tesi al capitolo: Rapporti del Partito comunista con altri movimenti politici proletari:

«Se è scopo essenziale per il Partito comunista il guadagnare terreno in mezzo al proletariato accrescendo i suoi effettivi e la sua influenza a scapito dei partiti e correnti politiche proletarie dissidenti questo scopo deve essere raggiunto partecipando alla realtà della lotta proletaria su un terreno che può essere contemporaneamente di azione comune e di reciproco contrasto a condizione di non compromettere mai la fisionomia programmatica ed organizzativa del partito».

Ed agli appunti mossi dal Presutti sul modo di agire verso altri elementi della massa lavoratrice ecco come si esprimono i compagni relatori sulle stesse tesi:

«Nella propaganda e nella polemica sarà opportuno tener conto che nelle file sindacaliste ed anarchiche militano molti lavoratori che, mentre erano maturi per la concezione della lotta unitaria rivoluzionaria, sono stati fuorviati solo per una reazione alle passate degenerazioni dei partiti politici guidati dai socialdemocratici. La asprezza della polemica e della lotta contro i partiti socialisti sarà un elemento di prim’ordine per riportare quei lavoratori sul terreno rivoluzionario».

Che cosa resta ora delle osservazioni mosse dal compagno Presutti? Questo: che le osservazioni non sono che … affermazioni solidali coi concetti espressi nelle tesi che egli approva … senza accorgersene!

Ciò che però è veramente diffuso (meglio forse dire era poiché l’evoluzione del P.S. in questi ultimi tempi è stata così rapida da convincere anche i più retrogradi) fra i nostri compagni lavoratori, specie contadini, è il concetto che il nostro partito segua una azione troppo rigida nei confronti di quella corrente di sinistra che, pur rimanendo nelle file del Barnum, si ostina a proclamarsi per i postulati massimi del socialismo, per la III Internazionale, ecc.

e ciò è spiegabilissimo. In Italia specie nell’immediato dopo guerra, il movimento sovversivo si identificava in azioni coreografiche sbalorditive che hanno traviato, invece, di rinsaldare, corrotta la coscienza rivoluzionaria dei militanti nei partiti politici detti, per inveterata abitudine, partiti di avanguardia.

Lo spirito critico della massa, nel quale solo si può contare per l’impostazione di un serio movimento rivoluzionario, è stato soffocato dalla inondazione travolgente di entusiasmo irragionevole, incosciente che ha trasformato quel preteso movimento rivoluzionario in una delle più ridicole manifestazioni di arlecchini clamorosi.

È vero che questa solenne ubriacatura di rivoluzionarismo bagolone è sfumata sotto i colpi dell’inesorabile offensiva borghese, ma ciononostante fra la massa dei lavoratori permane ancora, come un effetto di nostalgici ricordi, quell’attaccamento (e ciò quando non è incoscienza è viltà) a quegli uomini che furono i protagonisti principali della grandiosa commedia dei bei tempi del ‘19!

La scissione di Livorno ci ha rivelato lo sforzo compiuto da una parte di lavoratori che avevano saputo ritrovare nel gran caos la loro coscienza di rivoluzionari. Ma questo sforzo veramente immane è stato sostenuto da molti che non hanno potuto in seguito resistere alle conseguenze di esso. E noi avemmo i dubbiosi, gli incerti, i deboli che dopo aver data la loro adesione al P.C. si appartarono poi da ogni movimento quando non ricaddero nel basso loco da dove si erano sforzati di salirne.

Da questo sforzo non si sono ancora rimessi i nostri compagni più arretrati i quali non possono essere accusati disonestà politica, ma che appunto per la lo scarsa capacità intellettuale, hanno bisogno, come le masse, e sia pure in grado minore, degli insegnamenti più convincenti degli avvenimenti che il C.C. del nostro partito ha saputo valutare e precorrere nell’impostare e svolgere il programma di questo nel gran quadro del movimento rivoluzionario mondiale a cui fa capo la III Internazionale di Mosca.

LEO