Rivista delle flotte spaziali
Un articolo di evidente ispirazione americana che passa in rassegna i lanci di razzi e satelliti per dedurne che l’America ha superata la Russia, ci dà occasione per riordinare la cronaca di questa materia oggetto di molte nostre note negli ultimi anni.
La ridda delle notizie è fatta apposta per confondere le idee e queste sono oggi più che confuse, in modo che i lettori della stampa perdano ogni orientamento, come è nella finalità di tutti i moderni partiti di grido.
Il secolo scorso si vantava di essere il secolo intelligente, ed in una certa misura e nei limiti dati alla forma borghese era vero che si cominciò a credere solo a quello che si capiva, come reazione agli oscurantismi religiosi dei secoli precedenti. Ma oggi siamo nel secolo coglione, il ventesimo, perché tutti credono fiduciosamente a quello che non capiscono, credono proprio perché non capiscono e la loro parola d’ordine è: che grande uomo! Che sapiente! Non abbiamo capito nulla di quanto diceva!
Il fideista disse: credo quia absurdum. Il filoscientista moderno, il tifoso della specializzazione tecnica, dice di peggio: credo quia obscurum.
Flotta russa: satelliti lanciati. Sputnik I di Kg 83,6 partito il 4 ottobre ’57 e caduto il 4 gennaio ’58. Altezza minima (è il dato critico come più e più volte da noi mostrato) 350 km. Sputnik II di Kg 508,3 partito il 3 novembre ’57 caduto il 15 aprile ’58; altezza minima 381 km. Sputnik III di Kg 1.324, partito il 26 marzo ’58, caduto il marzo ’60, altezza minima la stessa.
Razzi “sonde” spaziali. Lunik I, lanciato il 2 gennaio ’59, che non colpì la Luna ma fu seguito per 62 ore fino a 597.000 km dalla Terra. Di queste sonde si dice che sono divenuti pianeti del Sole. Tanto essendo inverificabile per i russi e gli americani noi poniamo in forte dubbio che siano usciti dalla sfera terrestre di attrazione, crediamo errati tempi e distanze e li crediamo ricaduti sulla Terra bruciandosi in incognito nella sua atmosfera. Comunque attendiamo che si dica (con prove) di averli visti a “ripassare” dalle nostre parti. Il primo Lunik pesava 361 Kg. Fu chiamato anche Mechta.
Lunik II. Lanciato il 12 settembre ’59 avrebbe colpito la Luna distruggendosi nell’impatto. Anche ciò non consideriamo provato appunto per il gran chiasso fattovi e la presentazione retorica. Gli osservatori inglesi dettero solo atto che i segnali radio erano d’improvviso cessati. Lunik III o Orbitinik. Fu lanciato il 12 settembre 1959 e commentammo la oscitanza degli annunzi circa la destinazione a mettere un corpo in orbita intorno alla Luna, fino che si conchiuse che tale corpo ha aggirato Luna e Terra che racchiude in “orbita” che a suo tempo discutemmo mostrando che le cifre di distanze e tempi erano contraddittorie. Rileviamo ora che non si sente più parlare di verifiche di questa rivoluzione di circa 18 giorni intorno alla Terra o di influenza della Luna sulla orbita nei giri successivi. Mistero.
Circa la famosa fotografia della faccia ignota della Luna noi ne dubitammo. La autenticità ne è contestata dallo “specialista” Lloyd Mallan che vi legge ritocchi e trucchi palesi (vedi Photography italiana di maggio 1960). Ultimo satellite. Questo è stato chiamato “Nave spaziale” e mostrammo l’assurdità del termine. Si è diviso in due in modo contrario alle previsioni e i due pezzi viaggerebbero insieme, il primato sta nel peso di ben 4.340 Kg in totale. L’orbita sarebbe quasi circolare, la abbiamo discussa trovando le cifre date non del tutto coerenti; l’altezza minima sarebbe tra 307 e 340 km secondo gli annunzi, non dunque tale da escludere la caduta in pochi mesi.
Bilancio finale: sarebbero oggi in volo tre corpi russi. Questa cosiddetta nave, solo satellite; il Mechta (ma noi non lo crediamo) e il Lunik III di cui poc’anzi, fotografo più o meno falsario.
Flotta statunitense. Vediamo ora le vanterie americane. I veicoli lanciati sarebbero finora 28, contro i sette russi, e di questi sarebbero in volo ben 12, contro i tre russi, noi ne abbiamo ad intervalli parlato secondo le solite note.
1. Explorer 1 del 31 gennaio 1958. Pesava 14 Kg e la sua altezza minima era di 350 km. Non avrebbe dovuto durare a nostro avviso più degli Sputnik, e dubitiamo che trasmetta ancora. I suoi strumenti avrebbero scoperta la famosa fascia di Van Allen che con radiazioni a circa 2.000 km dalla Terra stroncherebbe i viaggi spaziali (salvo le rotte polari ?).
2. Vanguard 1. Del 17 marzo ’58. Peso minimissimo di Kg 1,5 ma massima altezza perigea di ben 695 km, con l’apogeo ad oltre 4.000. Si spiega il vanto che starà in alto per secoli, ma è poco credibile che una delle trasmittenti funzioni ancora, e che abbia scoperto che la Terra ha la forma di… una pera (per schiacciamento ai due poli differente di 35 metri!) e inoltre che la luce solare con la sua pressione deforma le orbite dei satelliti made in Earth.
3. Vanguard 2 del 17 febbraio 1959. Il suo occhio fotoelettrico avrebbe data la prima fotografia informe della coltre di nubi dall’esterno. Non ne abbiamo i dati.
4. Pioneer 4 del 3 marzo 1959. Avrebbe trasmesso fino a 655.000 km per 82 ore, mentre noi notammo 550.000 in 55 ore. La messa in orbita solare, sfruttata dai russi, è per noi una spiritosa invenzione del noto von Braun.
5. Explorer 6 del 7 agosto 1959, detto ruota da mulino. Ha l’orbita più eccentrica di tutte, che discutemmo a lungo. Arriva a 42.000 km dalla Terra, e trovammo plausibile il lungo periodo di oltre dodici ore (al solito e meno di due ore) ma la distanza minima è soli 250 km e potrebbe presto cadere. Si afferma che le batterie funzionino sempre utilmente ad energia solare e se ne abbiano preziose notizie.
6. Discoverer 5 del 13 agosto ’59 di cui sarebbe in volo la sola capsula mentre il satellite raggiunse il peso di ben 770 Kg. Passa a meno di 220 km e fu esperimento fallito.
7. Vanguard 3 del 18 settembre 1959. Ancora in volo misurerebbe il magnetismo.
8. Explorer 7 del 13 ottobre 1959. Avrebbe scoperto nubi di gas elettrizzato ed altri fenomeni.
9. Pioneer 5. Altro asserito razzo solare. Pesa solo 40 chili. Si è detto di averlo sentito da 10 milioni di km. Ora parlano di 19 milioni: e perfino 22 milioni, attribuendo a tali segnali grosse scoperte su un campo magnetico interplanetario.
10. Tiros 1 del 10 aprile 1960 che ha orbita quasi circolare tra 700 e 740 km, risultato molto brillante. Pesa un quintale. Eseguirebbe fotografie a fini non militari ma di previsione meteorologica, e avrebbe dato grandi successi ultimamente.
11. Transit 1. Pesa più del quintale e sta tra 770 e 373 km, quindi con orbita eccentrica. È una prova destinata a dare segnali ai naviganti per ottenere le coordinate geografiche. Cadrà in 16 mesi, dicono.
12. Midas 2 del 24 maggio 1960. Si ammette che ha fini di difesa militare ossia la segnalazione dei missili balistici in arrivo. Non abbiamo dati dell’orbita di questo satellite. Segreto di guerra?
Diffidando nella emulazione vanitosa tra russi ed americani, a proposito del bilancio non ci resta che escludere le sonde solari, che non crediamo siano in viaggio, nemmeno per l’ultimo Pioneer 5.
Restano ai russi due satelliti in volo: il Lunik III e la “Nave“. Agli americani ne restano dieci, superstiti di una vera ecatombe di satelliti che, sia pure messi in orbita, sono caduti in pochi mesi come il Discoverer 1 di 368 Kg del 18 dicembre 1958 che visse due mesi, andando a soli 185 km di minima, l’Explorer 3 del 26 marzo 1958 che visse tre mesi, e tanti altri fino a fare i ben 23 di cui il citato articolo parla.
I russi hanno il primato indiscusso del peso.
Quanto al primato delle frottole o della capacità ad inventarle, non resta che dividerlo ex aequo tra i due sommi contendenti, o lasciare ai posteri la veramente ardua sentenza.
Abbiamo certo prove che uno dei primi fattori del rincoglionimento umano è questa modernissima ed infame nevrosi spaziale. Prove che i rinnegati di moda direbbero, solennemente, concrete.
[RG-27] Introduzione generale
La visione generale storica del periodo che decorre nel suo legame con gli eventi di un lungo passato sociale e con le nostre solide prospettive della società che deve uscire dalla rivoluzione futura, da noi trattata con ricchezza di serii riferimenti al reale sviluppo della società umana, oltre che con rigorosa fedeltà ai nostri testi classici, ci ha oggettivamente condotti al compito, che il movimento proletario non affronta per la prima volta ma che forse mai è stato tanto difficile ed insidiato quanto oggi, di ridisegnare totalmente il programma del partito comunista, da tutti i lati calpestato tradito e per mille guise falsificato ed incompreso. Questo lavoro è la indispensabile piattaforma del risorgere del grande partito rivoluzionario e di ogni futuro ma non prossimo suo schieramento in battaglia. L’opportunismo ha la sua maggiore espressione nella fretta, come Marx Engels Lenin e Trostky insegnarono, e il suo più corrente baratto sta nell’attivismo: se non si può subito attuare quello che sta nel nostro programma (che non equivale alla nostra volontà di stretta cerchia, ma alla volontà sicuramente preveduta e calcolata di una possente minoranza sociale rivoluzionaria in un domani corrispondente alle condizioni trovate dalla nostra dottrina) orsù, per fare qualche cosa più presto, travolgiamo e barattiamo il programma e sostituiamo ad esso un obiettivo qualunque capace di “fare successo” attorno a sè.
Ogni volta che hanno sentito un poco di mondano rumore, le carogne opportuniste hanno proclamato di avere scoperta una variazione da introdurre nelle prospettive, e il luogo comune superimbecille che è stato rivolto ai difensori della tradizione rivoluzionaria del partito è stato sempre quello, che essi, ciechi dottrinarii, non si erano accorti di una nuova realtà. Questa lotta si ripete in poco diverse forme da circa cento anni, e le sue edizioni non sono certo ancora finite.
Organizzazione del nostro lavoro
Non è necessario ripetere all’inizio di ogni nostra riunione e di ogni relativo resoconto la cronaca di tutta la serie che si è aperta oltre dieci anni or sono e il corrispondente elenco di tutti i temi trattati. Non si tratta di temi scelti a caso o isolati tra loro, ma il loro insieme si va ordinando in un sistema organico e completo.
Possiamo considerare che alcuni settori di questo nostro lavoro hanno già ricevuta una sistemazione soddisfacente, anche se non intendiamo dire che non sl debba più tornarvi sopra o darvi ulteriori sviluppi. Uno dei temi è il decorso storico del capitalismo occidentale dal suo apparire fino ad oggi. Un tale studio, a cui sono legate integralmente le note nostre riunioni di Cosenza Ravenna e Piombino, oltre che molte delle precedenti e tutte le susseguenti, partiva dall’Inghilterra ove il capitalismo moderno prima apparve, ed ha trattato in primo tempo Francia Germania e Stati Uniti, estendendosi quindi al decorso della economia borghese in Giappone ed in Italia. Con particolare larghezza è stata esposta la storia dei fenomeni economici negli Stati di America, con riguardo non ai soli indici della produzione industriale generale ma a tutti quelli della dinamica economica e sociale. Questo studio ha culminato nelle note rappresentazioni con tabelle numeriche e grafici della norma del rallentare del ritmo di incremento mano mano che ogni capitalismo nazionale va dal suo nascere storico verso lasua vecchiaia. Il suo aspetto di teoria economica è la dimostrazione che gli sviluppi più recenti del sistema capitalistico non hanno smentita la loro dottrina data dal marxismo, e questa polemica è e resterà sempre in piedi in quanto è certo che non la decideranno argomenti “scientifici” ma la viva lotta rivoluzionaria.
Altro settore della nostra ripresentazione del marxismo è la valutazione della struttura sociale russa e della sua storia. A tale tema furono dedicate ex professo le riunioni di Napoli e Genova, e in parte molte altre successive fino alle recenti ed attuali. Il nostro punto di vista su questo problema centrale dei tempi di oggi è stato formolato nei Dialogati pubblicati dal nostro partito in Italia e in Francia. Il forte ritmo progressivo della industria russa è messo in riferimento alla recente origine e giovane età del capitalismo, ed è negato che sia una caratteristica che oppone il socialismo al capitalismo e quindi una prova che la struttura russa sia socialista e un motivo di preferenza del socialismo al capitalismo. A queste critica si accompagna quella della natura salariale mercantile e monetaria della economia russa. Dopo le innovazioni apportate alla struttura sociale dal XX congresso in poi il nostro esame ha seguito tutte le tappe involutive verso forme che indietreggiano anche rispetto al capitalismo di stato.
Settori in corso di elaborazione
Altre facce della unitaria dottrina marxista sono oggetto di trattazione nelle riunioni nostre e sono state contemplate nelle ultime (Parma, la Spezia, Milano, Firenze) per essere ancora completate nella presente.
La economia marxista ed in particolare il Capitale formano oggetto di nostre esposizioni verbali e scritte come gli Elementi della economia marxista nel vecchio Prometeo e nel recente Programme communiste di Marsiglia, e nell’Abaco relativo esteso fino alla prima sezione del secondo torno, distribuito a Casale in rinnovata edizione.
La serie storica delle forme sociali quale si presenta nella dottrina marxista forma un’altra elaborazione fedelmente condotta sui testi e di cui sempre il movimento ha sentito il bisogno. Essa sarà sviluppata in questa riunione con un importante quadro generale storico, lavoro dei compagni di Parigi.
La questione nazionale e coloniale nella visione marxista è stata considerata in molte riunioni, fin da quella di Trieste, e validamente sviluppata nelle più recenti. Questa quistione si connette a quella fondamentale della guerra e alla posizione dei marxisti su di essa. E’ posizione classica in Marx e Lenin che socialismo non è pacifismo, che il pacifismo è una politica democratico-borghese priva per noi di ogni sbocco storico, e che la lotta del proletariato non ha tra i suoi obiettivi la pace ma la vittoria nella guerra di classe comunista, ossia non in una qualunque guerra civile e di classe, ma in quella specifica che abolirà le classi. Recenti testi di Marx e Lenin ci hanno condotto a mettere in evidenza i materiali classici di questo punto centrale, importantissimi per confutare le menzogne della evitabilità della guerra nella società capitalistica e la demagogica lotta per la pace, il più infame dei diversivi dell’opportunismo.
Legame tra i vari settori
Molto evidente è stato nelle recenti riunioni come i varii temi trattati si colleghino e si sostengano vicendevolmente. Lo studio della parte economica nel dimostrare il triplice obiettivo di Marx, ossia la spiegazione del meccanismo dell’azienda industriale moderna, quella della società capitalista come un tutto economico, ed infine, punto supremo, la dimostrazione del programma della forma comunista che succederà rivoluzionariamente al capitalismo borghese, si costruisce su continui riferimenti alla successione delle forme precedenti ed alla dinamica che in ciascuna di esse storicamente hanno presentato le forze e le forme di produzione e le classi sociali, e senza tale visione generalmente storica non sarebbe stata possibile la sola scienza economica del capitalismo e la previsione della sua caduta.
La teoria delle guerra in tempo capitalista ed imperialista e la conseguente strategia del proletariato rivoluzionario e dei partiti comunisti, con la critica dei tradimenti a catena progressiva dell’opportunismo, sempre più gravi nel corso dei tempi, non sarebbe possibile senza la discussione della questione nazionale e del fenomeno colonialista e della ribellione dei popoli colorati all’imperialismo dei paesi industriali.
La giusta posizione del succedersi degli urti di classe nelle metropoli bianche, e delle insurrezioni nelle colonie, il cui bilancio attuale è tanto più attivo per le masse dei continenti extraeuropei, permette di costruire le prospettive del futuro storico, il cui optimum è il passaggio alla lotta di classe anche nei continenti arretrati, possibile solo con l’insorgere dei proletariati metropolitani guidati da partiti comunisti autentici, e il peximum è il dilagare dell’opportunismo che vorrebbe ripiombare la classe operaia anche in Europa, indietro di secoli, a lotte di liberazione nazionale di blocchi interclassisti, nel quale postulato è il più alto e squisito interesse della classe borghese, e del dominio della forma capitalista.
La sistemazione di questi problemi va fatta per un lungo periodo della storia delle lotte di classe in tutti i paesi, e le soluzioni devono dare ragione dei grandi trapassi del passato e di quelli del futuro, al di fuori dell’eterno inganno pettegolo sugli episodi della “politica di attualità”.
Sviluppo del lavoro futuro
Una attività che i nostri limitati mezzi ci hanno costretto a lasciare in disparte è la riesposizione organica della storia della sinistra marxista, con che non ci si riferisce solo alla polemica tra la sinistra del partito italiano e il centro della Internazionale comunista dal 1920 in poi, ma a tutta l’azione dei marxisti di sinistra contro le reiterate ondate dell’opportunismo.
Molti compagni lamentano la mancata pubblicazione di un nostro testo in materia, sebbene i materiali ne siano stati molte volte apportati in comunicazioni verbali e scritte; e un tale lavoro meriterebbe di essere ripreso per il grave pericolo dei voluti equivoci che nella materia diffondono i partiti dei rinnegati.
Frattanto alla riunione di Casale fu ventilato il progetto di un altro lavoro, la cui opportunità è risultata evidente dalla nostra collaborazione con compagni di altre lingue, tanto nella ripresentazione del marxismo classico e dei suoi testi, che nella formulazione del nostro programma in contrapposizione alle innumerevoli menzogne e deviazioni che da ogni più diverso ed inatteso fronte insidiano l’avvenire del proletariato e il comunismo rivoluzionario.
Tale progetto è quello di un breve corpo di tesi di partito che non dirà cose nuove perché riordinerà il materiale del nostro lavoro di quindici anni (parte coerente di quello di un secolo di marxismo) per la rivendicazione dell’incorrotto programma comunista. Tale corpo di tesi avrà di nuovo il fatto di essere diffuso solo dopo che se ne saranno fatte le traduzioni equivalenti non solo in senso letterario ma in senso scientifico in quattro lingue base: italiano, francese, tedesco ed inglese, per mettersi al sicuro dagli errori di interpretazione che hanno sempre logorato in concordia con il velenoso lavoro dei dissolvitori e degli imbroglioni.
Tale corpus di tesi raccoglierebbe le posizioni di principio che definiscono il partito comunista in tutto il mondo e che sono la base della sua organizzazione, del costituirsi in essa dell’avanguardia rivoluzionaria.
Le parti essenziali economica storica e politica troverebbero adatto luogo nel corpo delle tesi, con buona sistematica e senza ripetizioni; e così anche quella parte del lavoro delle ultime nostre riunioni che ha fortemente interessati i compagni e che abbiamo indicato per brevità come parte filosofica (e tratta dalle opere filosofiche di Marx e dei suoi), ma che meglio si definisce come demolizione critica di tutte le ideologie delle classi nemiche, fino a quella della moderna borghesia, che apparsa con le glorie dello illuminismo va oggi sotto i nostri occhi naufragando in una scienza mentita ed oscurantista, i cui inganni superano di gran lunga quelli delle classi e forme più antiche, di fronte ai quali la borghesia si è vantata di essere esponente di progresso civiltà e verità e saggezza, mentre il proletariato, ad opera e colpa di sacerdoti venduti al falso, non se ne mostra oggi sufficientemente disincantato, e lo sarà solo quando avrà conquistata la tesi rivoluzionaria che la forma borghese ha dato più di sfruttamento di disumanamento e di inganno che tutte le altre forme e classi, diffamate da essa, che la hanno preceduta nella storia.