अंतर्राष्ट्रीय कम्युनिस्ट पार्टी

Il Sindacato Rosso (I) 1922/8

Dopo il convegno di Roma

I risultati cui è pervenuto il recente Convegno intersindacale di Roma meritano la più grande attenzione da parte dei comunisti.

A dire il vero, per quanto riguarda la possibilità di un’azione effettiva a breve scadenza in difesa degli interessi della classe operaia, quei risultati non sono affatto tali da dissipare il nostro scetticismo. Essi sono inficiati non solo dai propositi alquanto nebulosi dei diretti iniziatori del Convegno, ma anche dal modo in cui risulta costituito il Comitato Nazionale incaricato di coordinare il movimento di insieme della massa sul terreno sindacale, e dalla stessa indeterminatezza delle rivendicazioni fissate nell’ordine del giorno approvato. Il fatto poi che – quantunque ne avessero fatto richiesta – dal convegno furono, sotto vari pretesti, escluse le minoranze, che, fra l’altro, erano state le prime a lanciare la proposta del fronte unico e a fissarne gli obiettivi concreti e i mezzi, dimostra chiaramente che non ci troviamo ancora di fronte ad un avvenimento di masse ma solo davanti ad un consiglio di funzionari, i quali, sospinti da necessità più forti delle loro particolari vedute, sono costretti a riunirsi almeno per dimostrare che sono disposti di fare qualche cosa.

Il Convegno di Roma ha valore quindi, non tanto per le deliberazioni prese, le quali con ogni probabilità resteranno lettera morta, ma in quanto è l’indice di una situazione in pieno sviluppo e che va rapidamente maturando.

Quando nell’agosto scorso, il Comitato Sindacale Comunista, lanciò la proposta del fronte unico e dell’azione generale per la difesa delle conquiste del proletariato, incontrò da un lato un’opposizione feroce e dall’altro una scettica e diffidente attesa. Ciò era dovuto non solo alla incomprensione assoluta delle condizioni in cui doveva combattere il proletariato e della piega che stavano per prendere gli avvenimenti, ma anche alla speranza di poter schivare le maggiori difficoltà non affrontando la lotta, ed era dovuto pure alle feroci e dissennate gelosie di parte. I funzionari sindacali videro, nella realizzazione del fronte unico, la fine del loro dominio particolare, e trascinati dalla routine a giudicare la visuale delle rispettive posizioni, considerarono come un puro argomento demagogico quello che invece altro non era che il portato necessario di una situazione nuova e delle improrogabili necessità della classe lavoratrice.

Il proletariato però comprese subito l’alto valore della parola d’ordine lanciata dai comunisti. Malgrado le denigrazioni astiose e le fredde noncuranze, malgrado le tentate deviazioni e le insidiose compiacenze, egli la raccolse, la fece sua, la portò in tutte le assemblee e in tutti i convegni, la fece oggetto di discussioni animatissime ed infuocate, e la trasformò in termine di paragone per separare gli amici dai nemici, i rivoluzionari sinceri dagli agenti della borghesia.

Oggi, quella parola d’ordine dev’essere positivamente considerata dagli stessi funzionari sindacali, e sta per divenire il centro di tutta l’azione.

Segno evidente che oggi non è più possibile stornare le masse con proposte simili a quella della Commissione di inchiesta, segno che è universalmente ammesso non esservi altri mezzi e altre possibilità per opporre una efficace resistenza al padronato. Il quale padronato, lungi dall’arrestarsi davanti ai primi successi, diviene ad ogni momento, più audace e aggressivo; di modo che dopo aver tolto i salari, passa, col licenziamento degli operai migliori e con la limitazione dei poteri delle Commissioni Interne, allo stroncamento dell’organizzazione e già si accinge ad ingoiare la conquista delle otto ore. Dal canto suo la classe operaia, che nonostante le cicalate interminabili dei funzionari, …………………… svuotarsi di ogni …………………… e di ogni volontà di azione, li abbandona sfiduciata e si disperde.

Solo la realizzazione del fronte unico proletario e il passaggio all’azione possono ridarle fiducia e arrestare il suo dissolvimento.

Questo fatto importantissimo dimostra come il nostro Partito sia divenuto, per lo sviluppo stesso delle cose, il caposaldo di orientamento, verso il quale convergono le masse, e dimostra anche come esso sia il solo partito della classe lavoratrice.

Difatti mentre tutti gli altri partiti e aggruppamenti politici e sindacali sono interessati nel mantenere diviso il proletariato perché dalla sua fusione temono il loro spodestamento, il Partito Comunista trova nella realizzazione organica del fronte unico, il suo terreno migliore di rassodo e di sviluppo. Il suo interesse di partito combacia e si identifica perfettamente con quello della massa operaia tutta quanta, per cui viene ad eliminare ogni contrasto fra partito e classe e realizza come non mai, la dimostrazione di non essere che la semplice e disinteressata avanguardia proletaria nella lotta contro il capitale.

I risultati del Convegno di Roma sotto questo aspetto sono considerevoli, e sono più importanti ancora se si considera che fra non molto tutti i partiti politici si troveranno su di un piede di uguaglianza rispetto al movimento operaio. Il convegno di Roma è il punto di separazione fra il Partito Socialista e la Confederazione del Lavoro. Mentre prima, infatti, in virtù del patto di alleanza, tutti i movimenti politici del proletariato erano di competenza del Partito Socialista, oggi, con la creazione del Comitato Nazionale di coordinazione, il Partito Socialista è formalmente tagliato fuori; ed è proprio la Confederazione che lo abbandona sulla porta; proprio quella Confederazione che appena due mesi or sono poneva alle altre organizzazioni la pregiudiziale di riconoscere il suo patto di alleanza col partito prima di incontrarsi per discutere dell’unità proletaria!

Ora si tratta di fare in modo che i risultati di Roma non si risolvano in un qualsiasi espediente burocratico ma sieno come l’addentellato per una unità ben altrimenti giovevole alla classe lavoratrice.

Nell’ordine del giorno approvato al convegno si afferma che l’unione di tutte le forze del lavoro nella lotta contro il capitalismo, è condizione essenziale per il raggiungimento dell’emancipazione operaia.

Questo principio, che per i comunisti non riveste nessun carattere di novità, dev’essere condotto fino alle sue conseguenze estreme.

Per ottenere ciò, è indispensabile che in tutte le località sia intensificata l’azione unitaria sul terreno sindacale, e attraverso l’attività delle masse venga creata una situazione si fatto dalla quale i funzionari non possano sfuggire.

Non sarà questo il compito di un’ora. La burocrazia sindacale forma oggi uno strato spessissimo che non solo tende a separare orizzontalmente la classe lavoratrice dal Partito Comunista, ma seziona verticalmente la classe stessa in un’infinità di interessi particolari e di categoria. Ogni spontaneo moto unitario della massa viene quindi ad essere ostacolato e impedito se non soccorre la reazione pronta e illuminata degli elementi più energici del proletariato selezionati dal Partito Comunista.

I risultati del Convegno di Roma

Il comunicato ufficiale sui risultati del Convegno per la costituzione dell’Alleanza del Lavoro, dopo aver ricordato il modo della convocazione, così espone i risultati:

«La situazione politica e quella del movimento sindacale vennero esaminate ampiamente. La discussione, iniziatasi in forma cordialissima, si svolse constantemente in una atmosfera di serenità e di obiettività. Dopo maturato esame di tutti i particolari, i convenuti si affermarono unanimemente sul seguente Ordine del giorno:

«I rappresentanti delle organizzazioni operaie che agiscono sul terreno della lotta di classe (Confederazione generale del lavoro, Unione Sindacale Italiana, Unione Italiana del lavoro, Sindacato Ferrovieri, Federazione Nazionale dei Lavoratori dei Porti);

premesso che l’unione delle forze del lavoro nella lotta contro il capitalismo è condizione essenziale per il raggiungimento dell’emancipazione proletaria;

considerato che detta unione maggiormente si impone nei momenti (quale è quello che attraversiamo) in cui la violenza organizzata delle forze reazionarie si abbatte ciecamente sulle organizzazioni dei lavoratori allo scopo di distruggerle privando così il proletariato dello strumento della propria difesa e della propria conquista;

delibera di opporre alle forze coalizzate della reazione, l’alleanza delle forze proletarie, avendo di mira la restaurazione delle pubbliche libertà e del diritto comune, unitamente alla difesa delle conquiste di carattere generale della classe lavoratrice tanto sul terreno economico che su quello morale;

per il raggiungimento degli scopi di cui sopra, i convenuti reputano opportuno addivenire alla costituzione di un Comitato Nazionale composto di rappresentanze di tutte le organizzazioni alleate col preciso incarico di attendere al coordinamento e alla disciplina dell’azione difensiva della classe lavoratrice.

«Il Comitato nazionale inizierà il suo funzionamento con la compilazione di un programma pratico di attività (senza esclusione di alcun mezzo di lotta sindacale, compreso lo sciopero generale), che valga a sollevare le depresse energie del proletariato e trasfondere in esso la persuasione che mediante l’unione combinata dei proprii sforzi si renderà prontamente possibile la ripresa del libero esercizio delle proprie funzioni sindacali e politiche.

«Il Comitato sarà composto di due rappresentanti per ciascuna organizzazione alleata ad eccezione per la Confederazione generale del lavoro che ne nominerà cinque, tenuto conto della entità numerica dei proprii aderenti e della necessità di far posto nel Comitato stesso alle rappresentanze delle più importanti categorie federate.

«I rappresentanti saranno nominati dalle rispettive organizzazioni.

«Le deliberazioni del Comitato, quando siano prese con unanime consenso dei delegati impegnano tutte le organizzazioni alleate.

«Le organizzazioni comunicheranno il nome dei propri rappresentanti al Sindacato ferrovieri con sede in Bologna, il quale provvederà alla convocazione della prima seduta del Comitato nazionale».

Per l’Alleanza del lavoro

La Centrale del Sindacato Ferrovieri italiani ha diramato alle sue sezioni le disposizioni opportune perché queste si facciano iniziatrici della costituzione dei Comitati locali per l’Alleanza del lavoro.

Gli organismi sindacali che seguono le direttive comuniste dovranno ovunque partecipare alle adunanze e comizi indetti con il procedimento scelto dagli iniziatori, riconoscendone le deliberazioni.

Tanto nelle adunanze di delegati dei vari Sindacati, che nei diversi comizi in cui a nome di organizzazioni sindacali interverranno a parlare, i comunisti dovranno ampiamente spiegare e proporre formalmente i caposaldi contenuti nel manifesto del nostro partito per il fronte unico, provocando un voto attraverso il quale il Comitato locale o il comizio dell’Alleanza del Lavoro proponga qui caposaldi agli organi centrali dell’Alleanza.

Tanto potrà essere fatto presentando il seguente ordine del giorno:

«I delegati delle organizzazioni sindacali di … oppure i lavoratori di … appartenenti a tutte le organizzazioni sindacali, affermano che l’Alleanza del Lavoro deve essere basata sui caposaldi che seguono, i soli che possono darle un valore effettivo, ed invitano a farli propri su base nazionale tanto il Comitato Nazionale dell’Alleanza che tutti gli organismi aderenti:

a) impegno solenne ed effettivo al reciproco appoggio in un’azione comune tra tutti i sindacati locali e di categoria in difesa di qualunque di essi venga colpito dalle manifestazioni dell’offensiva padronale;

b) difesa dei postulati che rappresentano il diritto all’esistenza del proletariato e delle sue organizzazioni, e in prima linea della causa dei disoccupati e del mantenimento di tutti i patti di lavoro e del livello dei salari;

c) impiego dei mezzi dell’azione diretta sindacale con la diretta preparazione dello sciopero generale nazionale di tutte le categorie di lavoratori;

d) costituzione dei Comitati locali con la rappresentanza di ogni sindacato e lega a qualunque organismo nazionale aderisca e convocazione al più presto possibile del Congresso Nazionale dell’Alleanza proletaria con rappresentanza diretta di tutti i sindacati locali e di categoria per la discussione e accettazione dei punti che precedono e la costituzione di un organismo centrale che sia diretta emanazione delle masse proletarie italiane».

L’esito delle votazioni su questi ordini del giorno dovrà senza indugio essere comunicato, oltre che alla Sede centrale del Sindacato Ferrovieri, al Comitato sindacale comunista.

I nostri oratori si ispireranno al contenuto del manifesto per il fronte unico proletario, e soprattutto nel sostenere i suddetti caposaldi insisteranno sul fatto che la loro accettazione non implica l’adesione alle particolari tesi politiche del Partito comunista, ma corrisponde solo alle esigenze dell’azione comune di tutto il proletariato, tracciate in modo tale che né comunisti, né socialisti, né anarchici, né in genere i lavoratori di qualunque fede politica, possono avere pregiudiziali contro di esse.

IL COMITATO ESECUTIVO

IL COMITATO SINDACALE

Per l'alleanza del lavoro

Il Partito Comunista deve rendere subito pubbliche alcune dichiarazioni intorno alla costituzione testé avvenuta in Roma della “Alleanza del Lavoro” fra le organizzazioni sindacali italiane.

Il Partito Comunista si dichiara lieto che questo incontro sia avvenuto, pur confermando tutte le proprie osservazioni circa le modalità e il contenuto di esso. Gli organi dirigenti del Partito daranno ulteriormente precise disposizioni ai militanti comunisti e ai lavoratori che seguono le direttive del Partito, perché sostengano attraverso la loro attività nelle varie organizzazioni sindacali i criteri che valgono a dare all’unione delle forze proletarie un contenuto effettivo di decisa azione per la riscossa proletaria contro l’offensiva borghese e ad evitare la degenerazione di una simile unione in senso opportunistico e collaborazionista.

Per il momento dobbiamo constatare che sebbene le minoranze comuniste sindacali della Confederazione e del Sindacato Ferrovieri abbiano formalmente chiesto alle rispettive Centrali sindacali di poter essere rappresentate al Convengo per portarvi la voce delle forti correnti proletarie sindacali che ad esse fanno capo, tale diritto non è stato concesso e solo per tale motivo la voce dei comunisti è mancata nella riunione. I lavoratori giudicheranno da questo dove siano i veri fautori della unità proletaria.

Dovendosi oggi costituire il Consiglio Nazionale della “Alleanza del Lavoro” colle rappresentanze delle varie organizzazioni aderenti, il Comitato Sindacale Comunista e il Comitato Ferroviario comunista rinnovarono le richieste perché la rappresentanza di ciascun organismo sia designato con criteri proporzionali in modo che vi siano compresi elementi delle varie frazioni esistenti nei Sindacati. Se anche questo invito sarà respinto, il Partito Comunista impegna parimenti “la disciplina sindacale incondizionata” di tutte le forze che lo seguono alle decisioni del Comitato nazionale della “Alleanza del Lavoro” e continuerà in seno ai vari organismi a sostenere le direttive per un fronte unico effettivo e di azione e le sue critiche ad ogni tattica che se ne allontani.

Poiché è stata resa pubblica una dichiarazione dell’Unione Sindacale che accusa di contraddizione la linea di condotta del Partito Comunista, il C.E. dichiara che, come ogni persona di buona fede può constatare, esso non ha mai messo come condizione alla sua iniziativa per il fronte unico la subordinazione di questo alla dirigenza del Partito Comunista. Il Partito Comunista non pone per il fronte unico nessuna condizione: né quella di una sua diretta influenza su di esso, né quella dell’accettazione dei capisaldi di programma e di tattica proprii del metodo comunista: esso domanda solo che il fronte unico sia effettivo e fondato sull’azione salda di tutto il proletariato; che i suoi obiettivi contengano la difesa del tenore di vita proletaria e che i mezzi di azione siano quelli di ordine sindacale fino allo sciopero generale.

Fino a qual punto la precisa campagna del Partito Comunista abbia influito sul tenore degli accordi di Roma per quanto è detto nel comunicato diramato e per quelle che sono le vedute dei vai organismi che vi partecipano, il Partito Comunista si riserva di dimostrarlo obiettivamente alle masse con la sua critica indipendente; il che non toglie che l’accordo stesso sia considerato dal Partito come un primo utile passo e che il Comitato che ne uscirà possa contare sull’adesione delle forze comuniste, che associano a questo compito quello di vegliare a che lo sforzo proletario non sia volto a fini ingannevoli, e l’azione di classe non degeneri nella collaborazione borghese e non serva come un elemento della concorrenza parlamentare tra i vari gruppi in gara per la formazione del Governo.

IL COMITATO ESECUTIVO

Per l’Alleanza del Lavoro

La Centrale del Sindacato Ferrovieri Italiani ha diramato alle sue sezioni le disposizioni opportune perché queste si facciano iniziatrici della costituzione dei Comitati locali per l’Alleanza del lavoro.

Gli organismi sindacali che seguono le direttive comuniste dovranno ovunque partecipare alle adunanze e comizii indetti con il procedimento scelto dagli iniziatori, riconoscendone le deliberazioni.

Tanto nelle adunanze di delegati dei vari sindacati, che nei comizi in cui a nome di organizzazioni sindacali interverranno a parlare, i comunisti dovranno ampiamente spiegare e proporre formalmente i caposaldi contenuti nel manifesto del nostro partito per il fronte unico, provocando un voto attraverso il quale il Comitato locale o il comizio dell’Alleanza del lavoro proponga quei caposaldi agli organi centrali dell’Alleanza.

Tanto potrà essere fatto presentando il seguente ordine del giorno:

I delegati delle Organizzazioni sindacali di … oppure i lavoratori di … appartenenti a tutte le organizzazioni sindacali, affermano che la Alleanza del lavoro deve essere basata sui caposaldi che seguono, i soli che possono darle un valore effettivo, ed invitano a farli propri su base nazionale tanto il Comitato Nazionale dell’Alleanza che tutti gli organismi aderenti:

a) impegno solenne ed effettivo al reciproco appoggio in una azione comune tra tutti i sindacati locali e di categoria in difesa di qualunque di essi venga colpito dalle manifestazioni dell’offensiva padronale;

b) difesa dei postulati che rappresentano il diritto all’esistenza del proletariato e delle sue organizzazioni, e in prima linea della causa dei disoccupati e del mantenimento di tutti i patti di lavoro e del livello dei salari;

c) impiego dei mezzi dell’azione diretta sindacale con la diretta preparazione dello sciopero generale nazionale di tutte le categorie di lavoratori;

d) costituzione dei Comitali locali con la rappresentanza di ogni Sindacato e Lega e convocazione al più presto possibile del Congresso Nazionale dell’Alleanza proletaria con rappresentanza diretta di tutti i sindacati locali e di categoria per la discussione e accettazione dei punti che precedono e la costituzione di un organismo centrale che sia diretta emanazione delle masse proletarie italiane.

L’esito delle votazioni su questo ordine del giorno dovrà senza indugio essere comunicato, oltre che alla Sede centrale del Sindacato Ferrovieri, al Comitato sindacale comunista.

I nostri oratori si ispireranno al contenuto del manifesto pel fronte unico proletario e soprattutto nel sostenere i suddetti caposaldi insisteranno sul fatto che la loro accettazione non implica l’adesione alle particolari tesi politiche del Partito Comunista, ma corrisponde solo alle esigenze dell’azione comune di tutto il proletariato, tracciate in modo tale che né comunisti, né socialisti, né anarchici, né in genere i lavoratori di qualunque fede politica, possono avere pregiudiziali contro di esse.

IL COMITATO ESECUTIVO

IL COMITATO SINDACALE

Attività sindacale fra i lavoranti del legno in Sicilia

DA PALERMO

In seguito al magnifico risveglio del lavoranti in legno di Marsala, di Castelvetrano e di Palermo, in tutti i principali centri della Sicilia, l’organizzazione dei LAVORANTI IN LEGNO risorge, lasciando ovunque bene a sperare.

A Catania – nonostante il caos che si è creato nella Camera del Lavoro Confederale causato dai metodi dei socialdemocratici dell’Avvocato Peppino Sapienza e Maria Giudice, la Lega dei Lavoranti in Legno continua a svolgere tutta la propria attività, dimostrando in tal modo la bontà della nostra causa.

Dal sopralluogo fatto dal Segretario Interregionale della FILIL, compagno Fontanesi Renato, è emerso in modo evidente che tutta la responsabilità dell’attuale disorganizzazione è dei dirigenti social-riformisti.

Sarebbe opportuno conoscere le conclusioni dedll’inchiesta fatta dal sig. Villani ispettore del baraccone confederale.

A Siracusa – con l’intervento del Segretario Interregionale della FILIL, è finalmente stata ricostruita la sessione dei Lavoranti in Legno è nominato al nuovo consiglio direttivo che è composto di ottimi compagni.

A Messina – l’apatia dei lavoranti in legno non ha mai permesso ai nostri compagni di costituire una forte organizzazione. L’altra sera nel salone della Camera del Lavoro, ebbe luogo una simpatica riunione di compagni.

Era pure presente il segretario interregionale della FILIL venuta espressamente da Palermo. La cordiale discussione fu lunga, ebbe a conclusione venne liberata di riprendere in attivo il lavoro di riorganizzazione.

A Caltanissetta – anche a Caltanissetta, si sta svolgendo da parte dei nostri compagni un attivo lavoro di propaganda per organizzare i lavoranti in legno. Il segretario interregionale della FILIL ha partecipato sere orsono ad una riunione che ebbe luogo alla Camera del Lavoro. La discussione fu lunga, e ad essa parteciparono i compagni di Firenze, Fontanesi ed altri.

Dopodiché si formò un piccolo gruppo di lavoranti in legno. Speriamo che pure nella nostra città sorga presto la Lega dei lavoranti in legno, e che essa serva da esempio alle migliaia di solfatari, che solo perché disorganizzati vengono retribuiti con salari di fame e lavorano ben dodici ore.