अंतर्राष्ट्रीय कम्युनिस्ट पार्टी

Il Sindacato Rosso (I) 1923/12

Compito attuale dei Comunisti nelle varie fasi sindacali

E’ fuor di dubbio che la classe lavoratrice italiana da qualche tempo ha ripreso animo nella difesa dei propri diritti. Molti sono già, non solo sintomi, ma episodi che valorizzano l’ipotesi di questo promettente e benefico risveglio.

Dalle elezioni delle Commissioni, Interne nelle quali trionfarono i candidati antifascisti e fedeli al principio della lotta di classe, al fervido entusiasmo con cui accettano d’usare la potente arma dello sciopero nelle contese cogl’imprenditori, balza evidente la rinascita nelle masse dello spirito desideroso di lotta che da tempo scorgevano sopito fra il disorientamento, lo sbandamento dalle linee di combattimento, il rilassamento generale.

Questa significativa ripresa d’azione sindacale, che per gran parte ha luogo sotto l’usbergo dei sindacati fascisti, ci consigliano alcune considerazioni particolari circa l’atteggiamento dei comunisti, astraendo dalle pure ragioni di principio.

Rammentiamo en passant – quanto buona ed efficace sia stata la tattica adottata nell’entrare anche noi nei Sindacati fascisti allorquando quelli classisti, per le note cause che riteniamo per ora superfluo indicare perdettero la loro efficienza, languirono o per azione violenta distrutti. Ora incomincia a dare copiosi frutti la nostra formola di rimanere sempre vicini alla massa, di seguirla per indirizzarla coi nostri criteri ogni qualvolta si presenta l’occasione, starLe dappresso per vigilarne lo stato d’animo, avere sempre con essa contatto perchè solo così possiamo dimostrarle in contingenze diverse come il nostro programma è la concretezza delle sue vaghe aspirazioni ed il nostro metodo quello infallibile le per la realizzazione.

L’entrata dei comunisti nelle Согрогаzioni rappresenta, un colossale cavallo di Troia nella fortezza nemica.

Essi hanno fiancheggiato ogni movimento che avesse per scopo il miglioramento per l’operaio, il quale movimento sovente ha assunto le forme caratteristiche delle agitazioni passate quand’erano dirette dai rossi. Difatti gli scioperi di Monfalcone e dell’Arsenale del Lloyd Triestino, l’agitazione nel posto di Genova, lo sciopero tessile a Napoli, l’indefinibile vertenza edile di Torino hanno valorizzato grandemente il metodo lotta di classe e se queste agitazioni non furono vittoriose, una delle cause è quella che i fascisti vistisi impigliati nell’aborrito metodo – a doppio taglio per loro fecero macchina indietro con mezzi così meschini che lasciarono nella massa l’impressione del tradimento.

I nostri compagni che trovansi fra le masse devono approfittare di queste circostanze che scaturiscono abbondantemente dalla contraddizione esistente tra l’affermazione e la pratica del sindacalismo collaborazionista.

Le argomentazioni a loro disposizione sono infinite e nessuno meglio di loro che
apprendono immediatamente gli stati d’animo degli operai possono creare quelle situazioni precarie pei capi fascisti.

Le lotte nelle officine pel mantenimento nelle C. I. degli elementi classiste le conseguite vittorie hanno recato un grave colpo morale agli organismi sindacali fascisti, hanno rianimato, gli operai nel ricontrarsi ancora quasi tutti fedeli ai principi rossi, dopo l’oppressione dello scoramento ora fortunatamente dileguantesi. A queste forme di lotte s’alterneranno le, agitazioni salariali, per oгагі, есс. Il pacifismo che doveva avvenire tra capitale e lavoro rimarrà una chimera nelle premesse del sindacalismo fascista.

Di fronte a questo intensificarsi di azioni di classe e del riacceso spirito di combattività operaia, per le situazioni nuove che vengono create e per le diverse pieghe che potranno prendere gli avvenimenti sia in senso logico o per compressione dei capi fascisti i nostri compagni devono attentamente vigilare affinché siano sempre in grado di indicare alle masse i mezzi per conseguire una determinata aspirazione e gl’intendimenti fascisti quando questi contrastano con interesse dei lavoratori.

Il fronte unico classista realizzato nei riguardi delle C. I, è una norma che verrà anche in seguito praticata sempreché trattasi di una lotta antifascista.

Ma nell’avvenire si presenteranno alle eventualità che chiameranno in causa il nostro punto di vista ad esempio: lo sciopero proclamato dalle organizzazioni fasciste. Senz’ alcuna titubanza i compagni sono impegnati ad appoggiarlo operando per la maggior riuscita.

Bisogna tener presente che la struttura delle Corporazioni stabilisce che i capi di esse non vengono eletti dalle masse ma sono fiduciari dei loro organi superiori tanto sindacali che politici. Inoltre lo sciopero non è ammesso da codesti Enti, poiché ogni vertenza tra capitale e lavoro v’ha conclusa armonicamente con l’obbligo d’ambo le parti in contesa d’accettarlo e praticarlo anche se non sarà di loro gradimento.

Ne viene di conseguenza che lo sciopero se proclamato dai capi, essi implicitamente rinnegano i principii informatori delle Corporazioni o se imposto, per le pressioni della massa che ha inteso rompere il cerchio della cieca disciplina, ed allora i capi lo subiranno per forza maggiore e nel contempo lo saboteranno frustrandone il valore per contrapporre la tattica della collaborazione:

Potremmo citare parecchi casi in cui si verificarono i nostri asserti, ma essi sono così recenti che saranno certamente ancora vivi nella memoria dei compagni.

Dobbiamo quindi evitare che mercè il disfattismo fascista gli scioperanti sian sconfitti, sbaragliati.

Nella maggior parte dei casi gli scioperi vengono effettuati perchè richiesti dalla massa, e da questo momento i nostri devono centuplicare la loro attività incominciando col proporre che venga nominato un Comitato d’agitazione.

E’ una diffusa e vecchia tradizione questa nel campo classista che incontrerà sicuramente larghi consensi. Non è di somma importanza la fede politica dei componenti il Comitato d’agitazione, poiché comune è il desiderio e l’interesse che la controversia abbia un esito vittorioso per le maestranze. A contatto con la dura realtà gli elementi operai fascisti dirigenti lo sciopero, comprenderanno quanto è fallace la teoria collaborazionista e spinti dagli stessi sentimenti e bisogni della massa che è di vincere a qualunque costo essi saranno costretti a frantumare l’ideologia fascista dell’armonia per usare appieno della « forza >> originata dallo sciopero.

Non è da escludersi che i capi fascisti tenteranno egualmente di stroncare lo sciopero, cercando d’influenzare i loro seguaci perchè desistano dal proseguire l’azione intrapresa facendo magari appello alla disciplina.

E’ indispensabile in simile circostanza che i nostri smascherino il tentativo disfattista di questi capi sicché sorgerà spontaneo il dilemma per gli operai f-scisti nel Comitato d’ agitazione: o seguire i capi o la massa i propri compagni di lavoro in lotta per comuni rivendicazioni..

E logico supporre che sceglieranno il secondo corno.

Se accadrà diversamente s’avrà guadagnato nella chiarificazione, e dimostrerà la parte fascista d’essere ancora imbevuta delle illusioni che il susseguirsi degli avvenimenti faranno cadere, poiché esse si basano su erronee concezioni sentimentali che nella realtà sono inciampi.

Conseguentemente gli scioperanti non si rassegneranno ad abbandonare la battaglia e procederanno alla nomina del Comitato d’Agitazione con elementi risolulamente disposti all’azione anticapitalista i quali non potranno essere che i sinistri rivoluzionari. Forti del consenso delle masse essi non dovranno temere l’eventuale reazione fascista antioperaia. Anzi ne ritemprerà l’energica volontà a lottare e determinando un orientamento sempre più spiccato per la rientrata nei sindacati rossi

Queste linee direttive, tracciate sommariamente, siamo certi, verranno applicate dai comunisti seppure importerà loro sacrifici, con quell’abilità ed abnegazione che s’addice ai militi di un partito d’avanguardia che porterà il proletariato alla riscossa ed alla vittoria.

D.

Unità Sindacale o Unità di azione?

Il comunicato che l’I. S. R. ha in questi giorni pubblicato gli articoli di Fimmen e da quanto il nostro «Periscopio» ha rilevato a quello pubblicato dal «Tranviere», giornale ufficiale del Sindacato italiano Tranvieri, dicono chiaro la nuova situazione che gli avvenimenti vanno maturando. La politica di guerra dell’Intesa, le disastrose condizioni del proletariato, la reazione internazionale che tolse al proletariato di taluni Stati ogni libertà, il tentativo (in diversi posti lo scopo fu raggiunto) di addossare al proletariato tutte le spese di guerra, la offensiva capitalista che ha ridotto il proletariato in condizioni peggiori dell’ante guerra, hanno spinto il proletariato all’estremo limite della rinuncia. Ormai cedere di più vuol dire tornare alla schiavitù più nera, accompagnata dalla barbarie che il Fascismo porta ovunque per cui la necessità della lotta con premessa di essa l’unità sindacale.

Questo in sintesi il contenuto degli articoli di Fimamen e non ha chi non veda come si collimi con quanto noi in un manifesto lanciato il 24 marzo 1921 dopo l’attentato del Diana, dicevamo fin da allora il nostro grido era: non piegate! da un pazzesco atto si vuol trarne motivo per una reazione contro voi e i dirigenti vostri stanno per commettere l’errore generale di Bologna. . Ricordate che la situazione vostra esige lotta aspra, se non opporrete la più energica resistenza piomberete nella barbarie e nella schiavitù.

Fummo facili profeti ma inascoltati, or anche chi ci condannava, ci derideva, dice le stesse cose Fimmen il Segretario di Amsterdam (l’internazionale che ha dichiarato guerra I’I. S. R. sente come torto aveva e quel monito che noi lanciammo allora, che ripetemmo nella parola d’ordine Unità Sindacale, che si trasformò, nel campo internazionale in Fronte Unico, trova anche lui consenziene. Pieno di passione è un suo articolo non solo ma per dimostrare la possibilità pratica egli intende accordarsi coi Sindacati aderenti a Mosca per una lotta in comune preludio all’unità sindacale. Ebbene si; noi agognamo il giorno che si possa chiamare costui il compagno Fimmen. Ebbene si, noi concordiamo con lui, si faccia da ciascuno e da tutti, sacrificio di qualche cosa di nostro, nel supremo interesse dei proletariato. Guai a chi ciò non sa fare, egli è un nemico, chi per ambizione, per cattivo puntiglio non sente questa inderogabile necessità tremenda responsabilità si assume dinanzi al proletariato il quale vuole l’unità, la sente come condizione di vita sua. Possono esserci, vi sono anzi concezioni diverse di intendere la lotta, vi sono modi di concepire l’organizzazione proletaria in forme e con metodi diversi, ma deve tutto questo avere tale forza da impedire l’unità?..

No, cento volte no. Francoforte, Parigi, Berlino, Mosca dicono forte no. Nei loro comizi tenuti in queste città e da organizzazioni e da rappresentanti d’officina ha dominato la voce dell’unità,cosi a Francoforte a fianco dei comunisti vi erano operai socialdemocratici, a Parigi non si chiede che tessera hanno ma che officina rappresentano. In Francia, Germania, Russia, Amsterdam, Belgio, la campagna per l’unità trova aderenti, in Italia?

In Italia ci siamo noi che vediamo avverarsi quanto si propose dalle nostre centrali, ma che tutto saremmo disposti a sacrificare nell’interesse del proletariato, purché si veda non offesa la nostra dignità, non violato il nostro diritto, non anteposto l’interesse collettivo all’interesse del singolo, in una parola sia la nostra organizzazione la vera famiglia a cui tutti devono ubbidienza e in cui tutti sono rispettati e ascoltati, e noi, colla fede e coi propositi che sempre affermammo altamente, ancora oggi gridiamo

Vogliamo l’Unità Proletaria!

Né ci nascondiamo le difficoltà che si incontrano e pensiamo sia impossibile superarle di colpo.  Vi è tutto un passato e un presente fatto di asprezze, vi è tutta una lotta di accuse reciproche determinate da  situazioni, vi è tutta una tattica seguita che non permette (a meno che si sia dei finti) l’unità immediata. Perchè l’unità sia, occorre che un periodo di tempo abbia nella vita stessa, nella battaglia diuturna, dimostrata la possibilità dell’unione, orbene, diversità forti ci dividono da altre scuole ma possibilità di postulati comuni e di metodo comune ci possono essere, le elezioni per le commissioni interne, la lotta per la libertà di organizzazione, la difesa dei diritti operai nell’officina, la solidarietà Internazionale, la guerra al fascismo, la guerra alla guerra, il soccorso rosso, tutti punti che danno la possibilità di intesa e di preparare nella lotta in comune l’unità sindacale.

Ci si riunisca, si dichiari solennemente il rispetto agli statuti, si reintegrino nei loro diritti e organismi e singoli, si dimentichi se occorre, si rammenti se bisogna, ma sopratutto si ricordi che, come il manifesto delle commissioni di Mosca dice promessa necessaria all’azione
proletaria è l’unione della classe nei sindacati preludio ad essa, il fronte unico Sindacale.

Ieri eravamo noi soli e inascoltati, oggi con noi sono i proletari tutti con noi e l’autorevole voce di Edo Fimmen: La Confederazione è con noi? Battaglie Sindacali che di Fimmen hanno molto pubblicato, pubblicheranno i suoi ultimi articoli? Ad ogni modo noi ancora una volta all’invito all’unità, al Fronte Unico (invito partito da un segretario di Amsterdam rispondiamo: Presente.

I socialdemocratici, i socialisti come rispondono? Si ricordi, la risposta non per noi ma per il proletariato.

L. R.