PARTE II – MESSE A PUNTO DE IL SOVIET
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PARTE II
MESSE A PUNTO DE IL SOVIET
«La partecipazione alle elezioni per gli organismi rappresentativi della democrazia borghese e l’attività parlamentare, pur presentando in ogni tempo contini pericoli d deviazione, potevano essere utilizzati per la propaganda e la formazione del movimento nel periodo in cui, non delineandosi ancora la possibilità di abbattere il dominio borghese, il compito del partito si limitava alla critica ed alla opposizione. Nell’attuale periodo aperto dalla fine della guerra mondiale, dalle prime rivoluzioni comuniste e dal sorgere della III Internazionale, i comunisti pongono come obiettivo diretto dell’azione politica del proletariato di tutti i paesi la conquista rivoluzionaria del potere, alla quale tutte le forze e tutta l’opera di preparazione devono essere dedicate.
«In questo periodo è inammissibile ogni partecipazione a quegli organismi, che appaiono come un potente mezzo difensivo borghese destinato ad agire tra le file stesse del proletariato, e in antitesi alla struttura e alla funzione dei quali i comunisti sostengono il sistema dei consigli operai e la dittatura proletaria.
«Per la grande importanza che praticamente assume l’azione elettorale, non è possibile conciliarla con l’affermazione che essa non sia il mezzo per giungere allo scopo principale dell’azione del partito: la conquista del potere; né è possibile evitare che essa assorba tutta l’attività del movimento, distogliendolo dalla preparazione rivoluzionaria…»
Da Tesi della frazione comunista astensionista del P.S.I., maggio 1920.
La circolare Zinoviev non apparve sulla stampa socialista che nei primi mesi del 1920; era d’altra parte chiarissimo, in ripetute martellanti dichiarazioni dei principali esponenti bolscevichi, che la questione tattica del “parlamentarismo rivoluzionario” passava in secondo piano di fronte ai problemi cruciali della formazione del partito sulla base della linea di demarcazione invalicabile della presa violenta del potere, della dittatura proletaria, e della centralizzazione che di tutto ciò rappresentava, per Lenin, Trotski e tutti i veri comunisti, la necessaria premessa: quindi, dell’antidemocrazia di principio.
Per gli astensionisti della Frazione Comunista del P.S.I., era della massima importanza chiarire che, su quei punti di dottrina, non solo non v’era per essi alcuna esitazione, ma che la loro proclamazione e difesa costitutiva il vero centro di gravità della corrente rappresentata, con larga base nazionale, dal Soviet. La Frazione si opponeva al massimalismo elettorale, che nelle questioni di principio sbandava paurosamente e faceva della partecipazione alle elezioni, contro le direttive dei bolscevichi, una pregiudiziale tanto imperiosa da imporre l’unità con la destra riformista e il sacrificio di una reale e non retorica preparazione rivoluzionaria delle masse nell’arroventato dopoguerra. Ma si opponeva anche all’anarchismo, al sindacalismo-rivoluzionario e all’operaismo, negatori in vario modo e misura del partito e della dittatura o, persino, della lotta politica. Importava ribadire – come appunto nei due testi che pubblichiamo, preludio al Secondo Congresso mondiale – come l’astensionismo comunista discendesse non da principi teorici divergenti dal marxismo più ortodosso, ma, nel quadro di quest’ultimo, riaffermato in tutta la sua estensione e potenza, da una valutazione del peso negativo e addirittura rovinoso della tradizione elettoralistica nei paesi a capitalismo avanzato e a secolare struttura politica democratica.
In essi, e solo in essi – dove la prospettiva era la rivoluzione proletaria pura, diversamente che nella Russia zarista, o nei paesi in cui la rivoluzione borghese attendeva ancora di compiersi – l’astensionismo costituiva, a nostro avviso, un indispensabile strumento di preparazione ideologica delle masse alla battaglia rivoluzionaria, un mezzo decisivo di selezione dalla Destra e dal più equivoco Centro nel seno dei vecchi partiti socialisti, e un banco di prova della serietà dell’adesione alla III Internazionale fuori dagli entusiasmi superficiali e dalle fin troppo interessate «mode»: insomma, un reagente pratico nella profilassi contro il longuettismo dei Longuet e il cripto-longuettismo dei Cachin, dei Frossard, dei Serrati o degli Smeral.
Il tempo ha dato amare conferme di quella valutazione critica – in franca e serena polemica con Mosca, ma in perfetto parallelismo con le grandi tesi di principio vigorosamente proclamate dai bolscevichi – e i testi che riproduciamo possono a buon diritto considerarsi anticipatori di un futuro in cui essa diverrà non il tema di un dibattito, ma uno dei punti fermi della riscossa proletaria e della sua vittoria mondiale.