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Norme per le elezioni politiche

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Norme per le elezioni politiche

Non esiste per noi, oggi, una questione elezionistica od antielezionistica. Essa potrà tornare ad affacciarsi alla discussione nel III Congresso dell’Internazionale Comunista. Ma oggi la Sezione italiana della III Internazionale obbedisce, disciplinata ed unita, alle norme fissate a Mosca lo scorso anno. Il Comi­tato Esecutivo del Partito, riunendosi per prendere deliberazio­ni in merito alla prossima lotta elettorale non ha indugiato nep­pure un minuto nell’esaminare se il Partito potesse, date le spe­ciali sue condizioni organizzative appena all’inizio, astenersi dalla partecipazione ai comizi di Maggio.

Ed è passato immediatamente a fissare le norme per la partecipazione votando il seguente ordine del giorno:

“Il Comitato Esecutivo del Partito Comunista d’Italia, di­scutendo in merito alle elezioni generali politiche, nell’urgenza di diramare disposizioni anche prima della convocazione del CC, il quale rivolgerà un manifesto-programma al proleta­riato, dichiara che, in forza della disciplina ai deliberati della Internazionale, il Partito Comunista parteciperà alle elezioni con le precise finalità e criterii contenuti nelle tesi approvate dal Secondo Congresso mondiale di Mosca e delibera :

a) che il Partito Comunista scenda in lotta, di massima, in tutte le circoscrizioni, con assoluta intransigenza, con liste bloccate, adottando come contrassegno per le schede l’emblema della Repubblica dei Soviet, ossia la falce ed il martello nella corona di spighe;

b) che in ogni circoscrizione si raduni subito un convegno di rappresentanti delle federazioni provinciali interessate – non più di due delegati per ciascuna – per procedere alla organizzazione della lotta, designando una rosa di candidati la quale deve comprendere un numero di nomi superiore della metà a quello dei deputati da eleggere nella circoscrizione, dan­done comunicazione al Comitato Esecutivo entro il 14 corrente perché questo possa compilare la lista definitiva;

c) possono essere candidati tutti i soci effettivi del Parti­to che ne fanno parte fin dalla costituzione;

d) in tutte le circoscrizioni s’inizierà immediatamente la raccolta delle trecento firme con autenticazione notarile necessarie per la successiva presentazione delle liste”.

È inutile ripetere quanto già scrivemmo in previsione della prossima convocazione dei comizi elettorali. Questi sopravven­gono in un momento assai critico per il nostro partito. Diffi­coltà d’ogni sorta dovremo superare, dato anche che non in tutte le province s’è tenuto il congresso costituente federale, e che le casse delle sezioni e delle federazioni sono vuote, lette­ralmente vuote. Né il CE potrà contribuire, anche in minima parte, alle spese elettorali. Poiché siamo spregiudicati in mate­ria, non ci prenderemo le scalmane per la preparazione eletto­rale. Conserviamo intatta la nostra salute per le più grandi e decisive battaglie. Ma ciò non vuol dire che dovremo disinte­ressarci della lotta, il che varrebbe dire non parteciparvi, avere una sconfitta colossale senza neppur l’onore di aver combattuto, fare il sabotaggio alla disciplina di partito con l’aria di ri­spettarla.

Naturalmente le nostre elezioni saranno fatte ad economia. Abbiamo sempre ripetuto che esse non danno neppure lonta­namente il pensiero della maggioranza vera del paese, giacché il regime democratico, che ha in mano la forza dello Stato e la banca e la stampa, preclude ai lavoratori la via della libera, espressione del loro pensiero politico. Decine di migliaia di lavoratori rivoluzionari sono in galera e non usciranno se non ad elezioni avvenute, centinaia di migliaia di nomi di la­voratori presumibilmente elettori sovversivi sono stati cancella­ti dalle liste elettorali dai comuni borghesi; e là dove i comuni erano socialisti, per viltà di questi e per l’azione delle guardie regia e bianca, subentrarono i commissari regi o pre­fettizi a preparare le liste elettorali. Migliaia di lavoratori, nel giorno della votazione, non potranno gettare la scheda nell’urna, perché in servizio sulle ferrovie, sulle tramvie, nei porti, sugli oceani, nell’esercito, nella marina.

Coloro che partecipano alle elezioni Sono gli stessi che ve­diamo ogni giorno indrappellati a compiere le spedizioni puni­tive, la guandia bianca, cioè la regia guardia in borghese, e i nullafacenti di tutte le industrie, del più ignobile commercio, della sanguinaria Agraria, della petulantissima, ed immonda stampa.

Ma i lavoratori ed i comunisti non devono mancare a nessun comizio avversario. Debbono dire la loro parola, che è quella di tutto il Partito, alle canaglie della borghesia, ed ai pavidi socialisti italiani che hanno ammesso il principio della “resi­stenza passiva”. Faremo della propaganda, per quanto ci sarà concesso dalla finzione democratica.

Il nostro pensiero e la nostra attività vanno oltre la misera competizione elettorale.

Ci soffermiamo a dire il nostro pensiero in questa contin­genza, perché non vogliamo perdere una occasione per pro­pagandare i principii comunisti.

Né dobbiamo meravigliarci troppo se la democrazia, conce­dendo il “suffragio universale”, impedisca ai lavoratori di esercitare il diritto di voto. Lo Stato democratico esercita la sua dittatura. Ciò è marxisticamente logico.

E giustifica la dittatura proletaria, la quale – peraltro – escludendo dall’elezione dei Soviet la borghesia e tutti coloro che non compiono un lavoro produttivo per la collettività (ma­teriale o spirituale) non mentisce, attraverso una formula tendenziosamente classista, la sua profonda concezione di classe.

Il CE del PCd’I.