La via della riscossa proletaria è nella lotta su tutti i fronti
Lavoratori in guardia!
Si attraversa un periodo difficilissimo di lotta economica tra i lavoratori e i loro padroni, e i compiti tattici degli organismi sindacali in una simile situazione acquistano importanza decisiva per l’avvenire del proletariato. Il partito comunista, partito della classe proletaria, ha da tempo chiaramente formulato le sue parole d’ordine e tracciato il programma di azione ch’esso si propone ai grandi organismi sindacali. Ma il partito socialista, che dichiara di essere partito dei lavoratori, che afferma ad ogni momento di essere per i metodi della lotta di classe, non si pronunziò e non disse nulla sul contegno che il proletariato organizzato doveva tenere; e mentre i suoi organi politici tacevano, pose la sua stampa e tutti i suoi effettivi a disposizione del riformismo confederale perché questo sostenesse contro i riformisti le sue posizioni. È venuta in seguito la proposta tattica dei capi confederali, ossia la sospensiva della lotta ingaggiata da molte categorie operaie per addivenire alla famosa inchiesta sulle condizioni dell’industria. Ebbene oggi solo il partito socialista dice sull’argomento una sua parola, ed è di piena adesione alla tattica disfattista confederale, aggiungendovi solo l’equivoco di alcune frasi senza alcun valore concreto, ma che devono servire a far credere agli operai che non si è rinunziato alla eventualità di accettare la lotta «per altro tramite» come dice la tartufesca frase del manifesto socialdemocratico.
Non potrebbe essere più evidente che il Partito socialista italiano non ha ormai più altra funzione da quella di complice delle gesta degli ultrariformisti a cui è infeudato il movimento sindacale; e d’altra non è l’influenza delle «gloriose tradizioni» verbalmente e verbosamente «riaffermate» nei congressi.
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I lavoratori non si lascino ingannare da questo equivoco frasario, e intendano ove è il tranello della tattica social-confederale.
Lasciamo da parte le frasi del manifesto socialista sulla crisi del capitalismo, sull’azione fascista contro il proletariato rurale, sulla tragica situazione dei lanieri e dei metallurgici già in lotta, frasi ad ognuna delle quali risponde un’opera fin qui svolta di disfattismo e di tradimento, dalla propaganda contro l’inevitabilità della lotta finale contro il regime del capitalismo, alla pacificazione con il fascismo, alla complicità con la tergiversazione colpevole della Confederazione innanzi ai problemi incalzanti dell’offensiva padronale e della disoccupazione.
Veniamo all’atteggiamento concreto che Partito socialista e Confederazione assumono in questo manifesto, piattaforma del loro contegno nella imminente convocazione del Consiglio nazionale confederale.
Vi è riaffermato che è giusta l’iniziativa per la inchiesta sulla condizione delle industrie, ciò vuol dire che il Partito socialista accetta il canone di azione sindacale proletaria secondo cui i salari dei lavoratori possono essere diminuiti, a condizione che si diminuiscano, o per essere più espliciti che risultino oggi già menomati, i redditi dei padroni.
Bisogna ripetere la critica a questo concetto incredibilmente antiproletario? Ricordare che la ragion d’essere del movimento sindacale è la sua funzione di compenso nelle oscillazioni del mercato della mano d’opera, contrastando alla concorrenza dei lavoratori che ne fa discendere il prezzo di acquisto, il salario? Che il criterio su cui si basa la tattica delle organizzazioni economiche del proletariato è la «resistenza», ossia il monopolio della mano d’opera e il boicottaggio dei datori di lavoro, come questi all’opposto si organizzano per lo scopo contrapposto di monopolizzare le richieste di lavoro e abbassare il salario; e che quindi il solo criterio di compenso fra queste due forze opposte è il solo continuo conflitto sul terreno degli scioperi, delle serrate, delle trattative, naturalmente, ma in quanto ognuna delle due parti minaccia di passare all’azione effettiva per ottenere collo impiego potenziale della sua forza la capitolazione dell’altra? Questo è l’ABC non del comunismo e del socialismo, ma dello stesso primordiale movimento di organizzazione economica del proletariato.
Oggi dinanzi ad una iniziativa padronale contro le conquiste operaie, i socialdemocratici italiani sostengono che anziché resistere colla forza sindacale di cui la classe proletaria dispone, si devono sospendere le vertenze scaturite sul terreno di una regolazione del conflitto coi criteri che significano l’imbottigliamento definitivo di ogni movimento degli sfruttati contro lo sfruttamento, e sanciscono la intangibilità del profitto capitalistico.
Ed il Partito socialista ratifica questa tattica, deplora solo, con la Confederazione, che il Governo, accettando l’inchiesta, abbia rifiutata la condizione di sospendere le vertenze in corso, ossia la risultante più reazione della proposta confederale, che vuole l’inerzia delle masse, perché la loro azione oggi tende a divenire azione rivoluzionaria contro il regime borghese.
Malgrado questo rifiuto governativo alla integrale accettazione della proposta, malgrado che nella Commissione, già in maggioranza antiproletaria per il modo con cui la concepirono i riformisti suoi ideatori (operai, padroni e Stato, ossia operai, padroni e padroni), entreranno i delegati delle organizzazioni operaie che sono al di fuori del terreno della lotta di classe, malgrado questo l’inchiesta viene accettata: «è bene che sia compiuta», dice con insuperabile impudenza il manifesto firmato dal Partito, mentre l’altro giorno l’Avanti! Parlava della inchiesta come di una manovra tattica confederale, già caduta per l’atteggiamento dei padroni e del governo.
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Si parla in seguito in modo balordo di un’azione contro il rincaro della vita, il protezionismo doganale, in favore dei «consumatori». Non mancheremo di occuparci di questi problemi così insidiosamente prospettati dai socialisti ma va notato subito che il migliore indizio che Partito e Confederazione muovono ormai su di un terreno piccolo borghese e non più classista sta in questo modo di porre il problema dei consumatori. Chi sono questi? Se essi sono lavoratori consumatori basta parlare dei lavoratori e della integrale salvaguardia dei loro interessi, ma se per consumatori si intendono i consumatori della classe borghese o degli strati neutri, questi vanno o combattuti o chiamati a ridestarsi collo svolgimento incondizionato della lotta della classe dei produttori, i quali non pongono delle pastoie, per questo alle loro azioni.
Il C.S.C. alle Organizzazioni operaie
Poiché la C.G.d.L. ed il P.S. hanno lanciato il manifesto, che ieri pubblicammo, i cui compilatori vogliono far credere di essere animati dalla intenzione di chiamare il proletariato a compiere un’azione generale contro l’offensiva padronale, stimiamo opportuno riprodurre la lettera diretta il 15 agosto 1921 dal Comitato Sindacale Comunista alle organizzazioni proletarie, lettera in cui era fissato in chiari termini il valore e la portata della proposta comunista.
Lavoratori Italiani!
Sicuro di interpretare, non solo il sentimento degli operai comunisti, ma quello di tutto il proletariato italiano che vede la minaccia di ore tristissime addensarsi all’orizzonte, il Comitato Sindacale del nostro Partito ha rivolto la seguente comunicazione alle grandi Organizzazioni sindacali nazionali d’Italia.
Alla Confederazione Gen. del lavoro
All’Unione Sindacale Italiana
Al Sindacato Ferrovieri Italiano
«A nome degli operai comunisti e simpatizzanti per le direttive comuniste che militano nelle Organizzazioni sindacali italiane vi presentiamo una formale proposta per un’azione di classe di tutto il proletariato organizzato, diretta a fronteggiare l’attuale critica situazione.
Le conquiste realizzate dai lavoratori italiani con la forza della loro organizzazione e attraverso memorabili battaglie sono poste in pericolo dall’atteggiamento aggressivo delle classi capitalistiche.
Mentre infierisce la disoccupazione e continue serrate rovesciano sul lastrico migliaia di lavoratori che contribuirono ai favolosi guadagni realizzati negli ultimi anni dalla classe padronale, si delinea anche l’attacco alle condizioni di lavoro conquistate dal proletariato riguardo al livello dei salari e alla durata della giornata di lavoro, ai rapporti disciplinari con gli intraprenditori; e continua a imperversare la prepotenza di bande armate borghesi contro le sedi delle Organizzazioni di classe e le esplicazioni della attività di queste.
Nei periodi di progressivo, se pur lento, miglioramento delle condizioni di vita del proletariato, si concepisce che si esplichino azioni parziali e di gruppi per limitate conquiste, e che da talune parti non si veda opportuno trasformare questa azione graduale in una lotta d’insieme di tutto il proletariato che, per conseguire più alte conquiste, potrebbe compromettere, in caso di vicende sfavorevoli, la saldezza delle posizioni già conquistate.
Qualunque sia il valore di questo argomento, non si può più invocarlo quando le condizioni in cui vive il proletariato vanno modificandosi in senso peggiorativo, lasciando prevedere che il movimento, lungi dall’arrestarsi ad un prossimo stato di equilibrio, incalzerà sempre più respingendo le masse lavoratrici ad uno stadio che si riteneva superato da tempo, di depressione e di sfruttamento. In tali condizioni le azioni dei gruppi di proletari isolati sono destinate a certa sconfitta, non conducono che a subire le imposizioni dell’avversario e con questo a rendere nullo il valore sia dei conseguiti vantaggi di lotte precedenti, sia dei fortilizi che le organizzazioni costituiscono, se non si intende portare la lotta al di sopra dei limiti delle singole categorie professionali ed aggruppamenti locali.
Per ciò fare – ed in ogni altra via tattica non vi è come sbocco che la sconfitta e la disorganizzazione – non si deve più limitarsi allo stretto orizzonte delle questioni contingenti e particolari, ma si devono porre i chiari capisaldi di un’azione generale di tutto il proletariato il quale deve essere chiamato a difendere precise posizioni di massima, abbandonando le valutazioni di dettaglio di quella o di questa profferta avversaria, piccolo episodio della grande e generale offensiva padronale, che i primi successi renderebbero più audace.
Proponiamo quindi che le grandi organizzazioni proletarie che sono sul terreno della lotta di classe, impostino una grande battaglia proletaria dichiarando che le questioni che oggi generalmente interessano tutte le categorie dei lavoratori sono elevate dall’organizzazione sindacale a questioni di principio, e che ogni concessione, anche limitata e poco estesa, su tali punti è rifiutata come creazione di un precedente, il quale darebbe battaglia vinta agli avversari.
I punti precisi che la classe operaia dovrebbe, non chiedere, ma difendere sono, secondo le nostre proposte, i seguenti:
a) otto ore di lavoro;
b) rispetto dei concordati vigenti e dell’attuale valore globale dei salari;
e) rispetto dei patti colonici per i piccoli agricoltori;
d) assicurazione dell’esistenza per i lavoratori licenziati e le loro famiglie attraverso la corresponsione di un indennizzo proporzionato al costo della vita e al numero dei componenti la famiglia, tendendo a raggiungere il livello dell’integrale salario per una media famiglia operaia, gravando gli oneri sulla classe industriale, per una quota parte dei salari, e per il resto sullo Stato;
e) integrità del diritto di organizzazione e riconoscimento di questa.
Elevare questi punti a questione di principio significa attuare lo sciopero generale nazionale di tutte le categorie organizzate degli operai e dei contadini, appena su un qualunque fronte delle organizzazioni di classe, per una qualsiasi categoria o in una qualsiasi zona, le classi padronali intaccheranno le posizioni raggiunte dai lavoratori sui detti capisaldi.
Le organizzazioni nazionali del proletariato italiano sono da noi invitate, in nome della causa proletaria, a dare a questa proposta il loro consenso, consultando all’uopo i loro Consigli nazionali.
Noi proponiamo che questi discutano la presente precisa comunicazione, e – qualora la approvino – nominino immediatamente una rappresentanza per il Comitato di agitazione che sarebbe composto dalle organizzazioni sindacati nazionali.
L’importanza della nostra proposta non ha bisogno di ulteriori argomenti. Il dilazionarne l’attuazione vorrebbe solo dire ingaggiare più tardi la lotta in condizioni ancora più critiche delle attuali.
Il proletariato è minacciato seriamente dalla miseria, dalla servitù, dall’abbrutimento, dalla fame.
Dovrebbe, esso, assistere al dissolversi lento dei suoi organismi di battaglia senza saggiare le sue forze tuttora formidabili per sottrarsi al tetro avvenire che lo attende, nel momento in cui nemmeno la stessa classe padronale governante sa mostrargli come la sua acquiescenza si risolverebbe in una qualunque soluzione del terribile problema?
Ai grandi organismi sindacali delle masse operaie e contadine d’Italia la risposta.
Il Comitato Sindacale comunista non aggiunge considerazioni intese a mettere in rilievo le speciali tesi della sua fede politica; esso si limita a dichiarare che i lavoratori comunisti, se la battaglia sarà ingaggiata, saranno al loro posto, nella lotta e nel sacrificio per la causa comune.
IL COMITATO SINDACALE DEL PARTITO COMUN. D’ITALIA
Appello del Partito Comunista ai lavoratori italiani
Nello stesso giorno in cui veniva inviata la precedente lettera il Partito Comunista lanciava ai lavoratori il seguente appello:
Lavoratori d’Italia!
I comunisti lanciando questa proposta e questo appello, assolvono un preciso dovere verso il loro programma e le loro finalità. Essi prendono chiaramente posizione di battaglia, e dicono la chiara parola che scaturisce dalla loro dottrina e dalla loro tattica alle masse tormentate dall’incertezza e dalla esasperazione.
L’atteggiamento che devono tenere i comunisti e tutti i lavoratori coscienti dei loro interessi di classe non potrebbe essere più evidente. Si lascino i bonzi riformisti alle esercitazioni delle inchieste in cui la maggioranza statale e industriale dovrebbe dare la dimostrazione dei «favoritismi e protezionismi che lo Stato accorda alla speculazione e all’affarismo»!!!
Se la «difesa dei consumatori» farà sì che il livello del costo della vita si abbassi, solo dopo, e senza occuparsi di quello che avvenga del «reddito dei capitalisti» il proletariato potrà accettare una proporzionale diminuzione delle sue paghe, che sarà solo apparente.
Ma oggi non si tratta di ciò: oggi la lotta è in pieno corso. Dicono i bonzi: è diminuito il costo della vita per gli operai lanieri, o per i metallurgici? I loro stessi documenti dicono l’opposto, e dicono anzi che per i lanieri i profitti padronali sono in aumento, anziché in diminuzione. Ed allora, se questi lavoratori perdono, la posizione del proletariato è perduta dinanzi al criterio della difesa del tenore di vita, dinanzi allo stesso specioso criterio confederale di diminuire salario e reddito insieme.
Si devono abbandonare questi lavoratori a se stessi, senza gettare sulla bilancia della lotta il peso di tutta la forza organizzata del proletariato, quando il ritirarsi da questa lotta significa il suicidio della organizzazione dei lavoratori, che abdica le sue funzioni e quindi si condanna al dissolvimento?
Non si rinunzi all’intervento nei conflitti del lavoro del coefficiente della forza organizzata proletaria. Gli operai non spezzino colle loro stesse mani un’arma che può ancora essere adoperata. Il proletariato proclami la difesa con tutte le sue forze coalizzate, del principio della intangibilità del salario. Su questa posizione devono essere inchiodati i manipolatori socialdemocratici di criminali diversivi.
Quanto oggi avviene, col passaggio dell’apparente prosperità dell’immediato dopo-guerra, che sembrava consentire al proletariato conquiste economiche che migliorassero la sua situazione nei quadri dell’attuale regime di produzione, alla crisi impressionante di tutto l’assetto economico che viene a colpire unicamente e gravemente le classi lavoratrici, è la prova migliore di quanto affermano in tutto il mondo i comunisti. Nella situazione attuale non vi è la possibilità di realizzare compromessi che concilino gli interessi anche di piccoli gruppi proletari con quelli dei capitalisti, con la sopravvivenza del sistema di produzione borghese.
La salvezza e la difesa degli operai da un domani senza pari peggiore dell’oggi, che sinistramente completerebbe gli strazi della guerra pur ieri finita, stanno nella battaglia a fondo in cui il proletariato ingaggi a tempo tutte le sue forze prima che esse siano paralizzate e disfatte dallo stesso imperversare della crisi.
Non può rifiutarsi di intendere questo chi si dice amico della classe proletaria, chi non sia ligio agli interessi ed alla politica delle classi sfruttatrici.
Lavoratori d’Italia!
Il periodo dei miglioramenti e delle conquiste successive fu anche quello dei grandi e facili entusiasmi, che però, non condussero, per ragioni che qui non è il luogo di esaminare, alla vittoria agognata.
Il periodo delle ristrettezze e delle avversità – se è quello in cui l’avversario appare più forte – è anche quello in cui meglio e più sicuramente la vostra forza di classe troverà la via giusta per realizzare la comune emancipazione.
Lo stesso infierire su di voi, in tutti i campi e in tutte le forme della classe avversaria, è segno infallibile della fine del dominio di questa.
È nei momenti difficili che i forti temprano le loro forze, e che l’apparenza dell’entusiasmo cede il posto alla ferrea decisione di combattere e di vincere. Il morale del rosso proletariato italiano non è abbattuto. Il canto del trionfo morirà nella gola dei bianchi. Il proletariato cerca nella stessa esasperazione del suo soffrire, le vie della sua riscossa.
Lavoratori d’Italia!
Questa via l’Internazionale Comunista ve la addita: essa è nell’azione, nella lotta accesa su tutti i fronti, nella decisione di attaccare senza esitazione poiché si combatte oggi per la vita o per la morte, poiché oggi – più che mai – sono vere le parole dei nostri maestri che nelle battaglie di classe il proletariato non ha altro da perdere che le sue catene. A voi ottenere dai vostri organismi di classe la virile parola di battaglia
avanti, contro le provocazioni e le aggressioni del capitalismo, per la rivoluzione proletaria!
IL PARTITO COMUNISTA
Per il Consiglio Nazionale
Le disposizioni del Comitato Sindacale Comunista
MILANO, 27
Il Comitato sindacale del Partito comunista comunica le seguenti norme in merito alla convocazione del C.N. confederale:
«In seguito alla convocazione del C.N. della Confederazione Generale del Lavoro, convocazione imposta dalle Organizzazioni comuniste, questo Comitato sindacale emana i seguenti ordini ai quali i compagni debbono sottostare disciplinatamente:
1. Le Camere del lavoro dirette da comunisti convochino immediatamente i Consigli generali delle Leghe per discutere circa il C.N. e per nominare i proprii rappresentanti in ragione di uno ogni 2000 soci o frazione non inferiore ai 2000. Si deve concedere il diritto alle minoranze. È inteso che dove la discussione sulla offensiva padronale sia avvenuta recentemente è inutile la convocazione; e i rappresentanti potranno essere nominati in base ai risultati della votazione sulla proposta comunista. Il nome e l’indirizzo dei rappresentanti comunisti deve essere urgentemente segnalato al nostro Comitato con il numero dei voti a loro assegnati:
2. I rappresentanti comunisti nei Consigli delle Leghe e delle Camere del lavoro dirette da avversari chiedano che si convochi il Consiglio generale delle Leghe per discutere sul C.N. e nominare i rappresentanti. Chiedano sempre il diritto alla minoranza e controllino che la proporzione dei voti sia rigorosamente rispettata. In caso che si verifichino irregolarità o imbrogli se ne dia immediatamente comunicazione al nostro Comitato (palazzina ex-Dazio, Porta Venezia, Milano) che provvederà a segnalarli alla Commissione per la verifica dei poteri. I rappresentanti delle minoranze comuniste comunichino subito il nome e l’indirizzo al nostro Comitato, con il numero esatto dei voti assegnati;
3. Le Federazioni nazionali di categoria, in base al vigente statuto confederale, devono procedere alla nomina dei loro rappresentanti a mezzo di referendum o dei singoli C.N.. Le Leghe dirette da comunisti chiedano telegraficamente alle singole Federazioni che la nomina sia fatta per referendum e segnalino contemporaneamente la forza numerica della Sezione e il numero dei soci che hanno votato in assemblea pro e contro la proposta comunista per un’azione generale. Copia della richiesta deve essere inviata immediatamente anche a questo Comitato il quale, in base a queste comunicazioni, potrà conoscere quante sono le Sezioni sul nostro indirizzo in ogni singola Federazione;
4. I Gruppi comunisti, ove sono costituiti, o i comunisti isolati operanti in Leghe o in Sindacati di mestiere diretti da riformisti, chiedano la immediata convocazione dell’assemblea generale dei soci per discutere della proposta comunista e dell’atteggiamento che dovranno tenere al C.N.C. i rappresentanti delle singole Federazioni di mestiere. Copia della deliberazione con il numero dei voti pro e contro la nostra proposta deve essere telegraficamente trasmessa alla singola Federazione di mestiere e al nostro Comitato. La comunicazione della deliberazione presa dovrà essere data anche alla Camera del Lavoro locale. Deve essere comunicato al nostro Comitato quali Leghe o Sindacati di mestiere non abbiano discusso in assemblea generale la proposta comunista, specificando se la convocazione dell’assemblea era stata o meno chiesta in tempo e a norma dello statuto, ai rispettivi Comitati direttivi;
5. Per quanto sia superfluo, ricordiamo che in ogni consesso deliberativo (assemblea di Lega o Sindacato di mestiere, Consiglio delle Leghe della Camera del Lavoro, C.N. della Federazione di mestiere, ecc.) i comunisti devono sostenere i seguenti punti, sui quali si deve chiedere sempre la votazione per appello nominale:
a) Contro l’offensiva padronale: Accettazione della proposta del C.S.C. per un’azione di carattere generale di tutto il proletariato italiano. È opportuno a questo proposito che i nostri compagni sviluppino ampiamente il contenuto del nostro appello alle grandi organizzazioni sindacale italiane dimostrandone la efficacia e la necessità di adozione;
b) Sui problemi della unità proletaria e delle adesioni all’Internazionale sindacale rossa, si chieda la convocazione di un Congresso straordinario della Confederazione da tenersi nei primi mesi del prossimo anno per discutere in merito. Ciò perché sia possibile una larga discussione sugli importantissimi problemi in mezzo al proletariato organizzato.
A questo primo comunicato altri ne seguiranno da parte del C.S.. Intanto tutti i comunisti devono ritenersi mobilitati per la grande battaglia che in nome dei diritti del proletariato italiano daremo al prossimo Consiglio nazionale. Per la difesa e la riscossa proletaria, viva lo sciopero generale nazionale!».
Le disposizioni della C.G.d.L.
MILANO, 28
Secondo quanto ci era stato prima comunicato, il Consiglio nazionale confederale avrebbe dovuto radunarsi a Verona il 6 novembre.
L’organo confederale Battaglie Sindacali pubblica ora che il Consiglio nazionale si radunerà nei giorni 5, 6 e 7 novembre.
Lo stesso giornale, all’avviso di convocazione, fa seguire le norme statutarie che regolano la nomina dei rappresentanti.
Le disposizioni sono:
1. Ogni Federazione nazionale, come pure ogni Camera del lavoro, che abbia direttamente, od a mezzo delle proprie sezioni, prelevate le marche confederali dell’anno 1920 e che abbia riconfermato la propria adesione alla Confederazione per l’anno 1921, ha diritto di mandare il proprio rappresentante al Consiglio,
2. Le Federazioni nazionali potranno nominare un rappresentante ogni 15 mila soci, o frazione non inferiore a 1500. le Camere del lavoro ne potranno nominare uno ogni 20 mila soci, o frazione non inferiore a 2 mila.
Le Federazioni e le Camere del lavoro che non raggiungono un numero di soci superiore alla frazione stabilita, avranno diritto di nominare un rappresentante.
I rappresentanti saranno nominati tenendo conto delle minoranze.
3. Non potranno essere delegati a rappresentanti al Consiglio i soci che non appartengono da almeno tre anni all’organizzazione operaia, o da almeno un anno all’organizzazione confederale per quelle di più recente costituzione dalla data della loro fondazione;
4. Ha diritto di partecipare al Consiglio, con voto consultivo, chi abbia fatto parte del Consiglio direttivo dall’epoca dell’ultimo Congresso confederale, o ne faccia attualmente parte e che non sia investito di mandato di rappresentanza, purché sia ancora inscritto ad un’organizzazione confederata;
5. La votazione sarà presa sulla base dei quadri del Congresso di Livorno, e delle Federazioni rappresentate nel 1920.