I nittiani e l’"Alleanza del lavoro"
Per dimostrare come la campagna che andiamo svolgendo per la difesa dei veri caratteri rivoluzionari del fronte unico proletario e contro il pericolo che l’alleanza delle forze operaie sia fatta degenerare in una speculazione dell’opportunismo non sia fondata su arbitrarie supposizioni, non è male rilevare quanto dice, commentando l’avvenimento dell’accordo tra gli organismi sindacali italiani, uno dei giornaloni nittiani, il Mondo.
Secondo questo foglio è un fatto di grande importanza la possibilità che gli assertori del riformismo come D’Aragona e Baldesi affianchino gli anarco-sindacalisti Borghi e Sbrana, e il giornale se ne chiede i motivi. Li ravvisa da un lato nel pericolo che le organizzazioni corrono per la offensiva fascista, e dall’altro in una circostanza abbastanza sintomatica, se si pon mente alla fonte del commento; lo orientamento politico della Confederazione del lavoro, che oggi assume un atteggiamento indipendente da quello del partito socialista e si emancipa dalle direttive di questo per avviarsi francamente sulla via della collaborazione. Dice testualmente il Mondo: «Così oggi difficilmente si può ripetere che la Confederazione segua pedissequamente il partito, l’antico appunto dei sindacalisti». E aggiunge: «Proprio oggi in cui il timone della nave confederale si sposta a destra è possibile un avvicinamento ad essa degli elementi estremo-sindacalisti».
Secondo il giornale gli uomini esperti e intelligenti che dirigono la Confederazione del lavoro con una grande elasticità di atteggiamenti si propongono a un tempo di valorizzare l’influenza del movimento operaio nella politica nazionale «sino ad aver parte nella composizione del governo» e nello stesso tempo si tengono in riserva la «non esclusione» dello sciopero generale che assicura loro l’alleanza dei sindacalisti, riservandosi di manovrare in modo da fare approcci sicuri a destra, ma senza perdere il seguito delle masse, abituate alle enunciazioni nette.
Vi sarebbero qui da fare molte considerazioni di portata generale. Ma noi vogliamo solo trovare nel linguaggio dell’ufficioso nittiano che lavora per il ministero collaborazionista di domani un documento di quanto siano andati affermando sui fini dei capi riformisti. La elasticità di atteggiamenti può spiegarsi nel senso che è oggi possibile una azione comune degli organismi proletari sul terreno della lotta antiborghese delle masse, senza che occorra precisare pregiudizialmente se si tratta solo di difendere le conquiste realizzate del proletariato o di rovesciare il potere della borghesia, di garantire semplicemente la esistenza della organizzazione sindacale o di attaccare le istituzioni capitalistiche. Ma la elasticità che va dalla collaborazione ministeriale alla vaga affermazione di un «non escluso» sciopero generale, non è che la elasticità della insidia, e non può aver complici i sindacalisti rivoluzionari e gli anarchici, a meno di permettere le più severe conclusioni sul senso della attuale tattica dei libertari.
Non può non essere evidente che l’unione delle forze proletarie, se non si chiarisce bene la sua portata e la sua impostazione, potrebbe divenire un coefficiente delle manovre dei socialriformisti, che tendono ad arrivare alla dedizione definitiva, nelle braccia della collaborazione, di ogni criterio di lotta di classe, senza che durante lo svolgersi della manovra i lavoratori abbiano ad aprire gli occhi facendo giustizia di chi li conduce alla rovina.
Il fronte unico proletario deve essere tale da essere considerato con avversione non solo dal borghese fascista e mussoliniano, ma anche dal suo congenere sufficientemente più antipatico che fa la sua politica con la equivoca organizzazione di intrigo parlamentare e di giornalismo demagogico avente capo a Francesco Nitti: l’artefice della situazione che ha procurato al proletariato italiano la combinazione del disfattismo socialdemocratico e della nascita del fascismo. L’unione delle forze proletarie deve essere fatta contro tutti i reazionari, anche contro quelli dissimulanti le loro insidie sotto la viscida prosa dei fogli che scontano cambiali politiche e non politiche sulla fruttuosa impresa della manipolazione d’un ministero Nitti-Modigliani.
Relazione di Zinoviev all’Esecutivo di Mosca
MOSCA, 27.
Nella seduta di ieri Zinoviev ha fatto la relazione sulla attività del Comitato esecutivo negli ultimi cinque mesi.
Egli disse che il c conta oggi 42 sezioni. La attività del Comitato esecutivo si è esplicata sempre nel senso di rendere più strette le relazioni spirituali e di organizzazione tra le varie sezioni. Vennero così create la corrispondenza internazionale di stampa e la commissione internazionale di controllo.
Nostri rappresentanti furono inviati ai congressi nazionali della Cecoslovacchia, Italia, Spagna, Belgio, Russia, Francia.
L’organizzazione interna dell’Esecutivo è stata completata con la nomina di una commissione speciale per i problemi del prossimo e dell’estremo Oriente, per l’Oriente arabo e per l’America del Sud e del Nord.
Furono ammesse quali nuovi membri le sezioni del Canada, di Fiume e dell’Irlanda.
Nella Cecoslovacchia, Spagna, Belgio, Australia e Africa del Sud parecchie sezioni si sono riunite in un unico partito.
L’Esecutivo è stato ingrandito ancora con la creazione di una commissione per lo sport e la ginnastica, e di un’altra per le cooperative.
L’Internazionale dei Sindacati rossi, nel momento attuale costituisce piuttosto una tendenza nel movimento sindacale se non proprio una organizzazione perfetta.
Si deve lottare contro qualsiasi velleità di dissolverla.
L’Internazionale giovanile lavora in stretto contatto con l’Esecutivo del «Comintern» e con le sezioni nazionali.
In Germania, l’applicazione delle direttive del terzo congresso del «Comintern» non hanno incontrato lievi difficoltà. Da qualche parte si è interpretata la deliberazione del terzo congresso quale una conversione a destra. È chiaro che questa è una interpretazione errata.
In Germania ci siamo separati dal partito operaio comunista tedesco e dalla comunanza comunista. Il Gruppo Levi non significa altro che l’entrata di una parte degli intellettuali e di funzionari del Partito sulla via della borghesia.
La tattica dell’Esecutivo di fronte al Partito socialista d’Italia si è dimostrata esatta.
Quantunque il gruppo Lazzari non sia comunista esso sostituisce una opposizione nostra contro il riformismo. Il gruppo Lazzari, Maffi, Riboldi nel seno del Partito socialista italiano adempie degli impegni presi nel terzo Congresso; ciò considerato c’è da augurarsi che si potrà riuscire a strappare dalla influenza serratiana tutti gli elementi rivoluzionari.
Mediante parecchi raggiri Serrati cerca di fare credere alle masse di essere un amico della Terza Internazionale, ed egli continua a chiamare ancora il suo giornale il giornale della Terza Internazionale. Varie migliaia di compagni soffrono nelle galere, ma ciò non esclude la possibilità che la borghesia ed il Partito socialista cerchino insieme di costringere il Partito comunista ad un lavoro illegale.
Il Partito socialista in Italia è in via di decomposizione. Serrati diventa ogni giorno di più il lustrascarpe di Turati.
Lo sviluppo del Partito comunista è soddisfacente, e quando il proletariato italiano si sarà convinto che il Partito socialista è un partito opportunista noi conquisteremo indubbiamente la direzione delle masse proletarie in Italia.
Il congresso del Partito comunista francese ha approvato alla quasi unanimità le tesi che furono preparate d’accordo con l’Esecutivo.
Tuttavia nelle loro applicazioni si presentano certe difficoltà che derivano dalle vecchie ideologie dei socialdemocratici.
Data la grande importanza della Francia noi dobbiamo dedicare la nostra maggiore attenzione alla situazione francese, ed è per questo che è stato messo all’ordine del giorno uno speciale comma al riguardo.
I nostri compagni in Cecoslovacchia hanno messo in pratica tutte le deliberazioni del terzo congresso mondiale.
Parecchi errori furono commessi, ma non sono errori di principio e possono essere rettificati. Il fatto che noi abbiamo la maggioranza del proletariato e non la direzione dei sindacati è un difetto che deve essere eliminato. Attendiamo che il Partito comunista cecoslovacco si metta in contatto con tutti gli strati del popolo lavoratore e diventi la espressione tangibile della volontà di esso.
Dopo alcune altre dichiarazioni sulla situazione in Inghilterra ed in America, sulla guerra civile che continua in Irlanda, sui moti nazionalisti nell’India, Zinoviev rileva l’importanza della costituzione di un unico metodo di lotta per il proletariato del mondo intiero e le masse proletarie, di operai e contadini dell’Asia meridionale e orientale.
Questo, ha concluso Zinoviev, è stato il lavoro compiuto dal Comitato Esecutivo.