Prime contestazioni
Derivante queste poche note a poca distanza dall’ordine di cessazione dello sciopero generale nazionale. Durante la lotta, le polemiche dovevano tacere.
Oggi lo svolgimento di essa deve essere messo all’ordine del giorno delle discussioni proletarie. La nuova esperienza, lungi dal segnare un arresto dell’attività di classe del proletariato, come afferma la stampa di quella borghesia che ha vissuto ore di sbigottimento e di quel fascismo che non tarderà a sgonfiarsi, sarà utile, preziosa per il proletariato italiano nella marcia verso più ardue tappe.
Sulla base di elementi che sono in nostro possesso circa l’andamento del movimento e circa l’opera dei dirigenti – fino a questo momento non si ha di essi altra dichiarazione che l’appello con cui si apriva lo sciopero – si possono fin da ora fissare alcuni punti sui quali ritorneremo ed ampiamente.
Lo sciopero non è fallito
Se il modo di proclamazione fosse stato meno inadeguato, per non dire peggio, fin dal primo momento tutte le masse operaie avrebbero risposto compatte. A mano a mano che ai lavoratori è giunta la notizia, il lavoro è stato abbandonato, i servizi sono stati paralizzati. Con documentazioni inoppugnabili dimostreremo quanto siano menzognere le pretese defezioni di città e di categorie. Il proletariato con le organizzazioni rosse deve solo essere meglio inquadrato e guidato. Il fascismo e la reazione non hanno fatto breccia nel campo dei lavoratori: hanno avuto ore di esitazione e di rinculo davanti all’azione proletaria su tutto il fronte nazionale. Se le forze mobilitate della classe lavoratrice fossero state meglio dirette e utilizzate, la controffensiva di cui molte manifestazioni si sono avute si sarebbe verificata. La parola è alla cronaca. I lavoratori apprendano a giudicare per altre occasioni le voci disfattiste diffuse dagli organi borghesi, confrontandole con le notizie di quanto è effettivamente avvenuto.
Lo sciopero è stato ben preparato
I lavoratori di tutta Italia sapevano bene che allo sciopero nazionale sostenuto dai comunisti erano avversi per principio i socialisti di tutte le tendenze, dalla Confederazione del Lavoro all’Alleanza del Lavoro. Frazioni di questi organismi non facevano un’aperta propaganda demolitrice di quest’arma di lotta proletaria, ma nemmeno ne valorizzavano l’impiego come sarebbe stato necessario per darle efficienza piena; la gran parte di esse apertamente derideva l’idea dello sciopero generale nazionale.
Il proletariato, per non rimanere incerto alla notizia della proclamazione dello sciopero ad opera di quegli stessi che l’avevano denunciato come folle e disastroso, avrebbe dovuto essere messo in presenza di un’aperta dichiarazione che almeno la maggioranza dell’Alleanza del Lavoro si era pronunciata per lo sciopero generale. Invece il mistero e il segreto era divenuto il segreto di Pulcinella per la strana pubblicazione in anticipo del “Lavoro ” di Genova… Quanto meno lo sciopero avrebbe dovuto coincidere con un avvenimento clamoroso della lotta di classe che, sollevando l’interesse dei lavoratori di tutto il paese, spiegasse anche loro il mutamento di rotta dell’Alleanza del Lavoro. Invece precisi inviti dei comunisti all’azione per lo sciopero metallurgico, per lo sciopero del Piemonte della Lombardia, per i fatti di Romagna, furono tutti fatti cadere per proclamare lo sciopero generale a data fissa… e segreta.
Il Partito Comunista ha rispettato l’impegno al segreto ma ha fatto a tempo utile tutte queste riserve. Ritorna la memoria la frase di Colombino: “Faremo lo sciopero metallurgico per dimostrare che esso non può condurre ai risultati sperati dai suoi proponenti”. Ne riparleremo.
Lo sciopero mancava di direttiva
La proposta comunista tante volte precisata ed esposta alle grandi organizzazioni e alla Alleanza del Lavoro, era anche chiara e precisa nel fissare gli scopi e i mezzi del movimento. Invece da altri campi si è risposto prima con il cianciare di sciopero insurrezionale e politico, nel senso che non si doveva iniziarlo se non si era matematicamente sicuri di arrivare alla rivoluzione sociale; poi, col preparare dietro le quinte lo sciopero tendente a influire sulla crisi ministeriale per mandare i socialisti al governo: lo sciopero legalitario di Turati. Il manifesto dell’Alleanza propendeva per questa seconda tesi, malgrado precedenti e formali dichiarazioni di cui si potrà parlare. Esso non fissava rivendicazioni chiare come punto d’arrivo della lotta né indicava i mezzi, che, anzi, diffondeva uno spirito pacifista pericolosissimo nel momento dell’azione. Questo sciopero servirà a chiarire nel proletariato le idee fondamentali della lotta di classe. Non sciopero pacifico e legalitario, che si perde nel miraggio che il proletariato si salvi dalla reazione a mezzo di un diversivo parlamentare; non uno sciopero rivoluzionario nel senso dei rivoluzionari di cartapesta che hanno per ingiusta divisa il ” o tutto o nulla ” e per pratica ( da cui sono impotenti a staccarsi) soltanto un termine: ” il nulla “, uno sciopero invece di avanzata su posizioni ulteriori di lotta e di combattimento per un sempre migliore inquadramento e armamento politico e militare delle masse, per la consolidazione di una loro unità di fronte, veicolo ad una potente e vastissima unità di organizzazione del Partito rivoluzionario di classe, arma insostituibile della rivoluzione proletaria.
Lo sciopero è stato stroncato da chi ne aveva la dirigenza
Ancora una volta, come Milano, l’inettitudine dei dirigenti proletari ha favorito il bluff fascista. Non si doveva cessare lo sciopero, non fosse altro perché i fascisti lo avevano intimato. Dimostrare l’impotenza fascista, affermare la mobilitazione generale proletaria, ecco un risultato di alto conforto per il rinnovamento delle forze morali e materiali delle masse. Sarà vero che il governo ha trattato con fascisti e socialisti perché gli uni prorogassero l’ora dell’ultimatum che sarebbe stato interessante vedere attuato, e gli altri promettessero di chiudere dopo poche ore il movimento.
Malgrado la bravata fascista, e la viltà socialista, il proletariato è in piedi: il proletariato non è battuto. Esso saprà troppo tardi il valore della prova che ha dato: esso continua la lotta su due fronti, per la sua vittoria immancabile.