Partito Comunista Internazionale

Il Sindacato Rosso (I) 1922/12

Per l’Alleanza del lavoro

La Centrale del Sindacato Ferrovieri italiani ha diramato alle sue sezioni le disposizioni opportune perché queste si facciano iniziatrici della costituzione dei Comitati locali per l’Alleanza del lavoro.

Gli organismi sindacali che seguono le direttive comuniste dovranno ovunque partecipare alle adunanze e comizi indetti con il procedimento scelto dagli iniziatori, riconoscendone le deliberazioni.

Tanto nelle adunanze di delegati dei vari Sindacati, che nei diversi comizi in cui a nome di organizzazioni sindacali interverranno a parlare, i comunisti dovranno ampiamente spiegare e proporre formalmente i caposaldi contenuti nel manifesto del nostro partito per il fronte unico, provocando un voto attraverso il quale il Comitato locale o il comizio dell’Alleanza del Lavoro proponga qui caposaldi agli organi centrali dell’Alleanza.

Tanto potrà essere fatto presentando il seguente ordine del giorno:

«I delegati delle organizzazioni sindacali di … oppure i lavoratori di … appartenenti a tutte le organizzazioni sindacali, affermano che l’Alleanza del Lavoro deve essere basata sui caposaldi che seguono, i soli che possono darle un valore effettivo, ed invitano a farli propri su base nazionale tanto il Comitato Nazionale dell’Alleanza che tutti gli organismi aderenti:

a) impegno solenne ed effettivo al reciproco appoggio in un’azione comune tra tutti i sindacati locali e di categoria in difesa di qualunque di essi venga colpito dalle manifestazioni dell’offensiva padronale;

b) difesa dei postulati che rappresentano il diritto all’esistenza del proletariato e delle sue organizzazioni, e in prima linea della causa dei disoccupati e del mantenimento di tutti i patti di lavoro e del livello dei salari;

c) impiego dei mezzi dell’azione diretta sindacale con la diretta preparazione dello sciopero generale nazionale di tutte le categorie di lavoratori;

d) costituzione dei Comitati locali con la rappresentanza di ogni sindacato e lega a qualunque organismo nazionale aderisca e convocazione al più presto possibile del Congresso Nazionale dell’Alleanza proletaria con rappresentanza diretta di tutti i sindacati locali e di categoria per la discussione e accettazione dei punti che precedono e la costituzione di un organismo centrale che sia diretta emanazione delle masse proletarie italiane».

L’esito delle votazioni su questi ordini del giorno dovrà senza indugio essere comunicato, oltre che alla Sede centrale del Sindacato Ferrovieri, al Comitato sindacale comunista.

I nostri oratori si ispireranno al contenuto del manifesto per il fronte unico proletario, e soprattutto nel sostenere i suddetti caposaldi insisteranno sul fatto che la loro accettazione non implica l’adesione alle particolari tesi politiche del Partito comunista, ma corrisponde solo alle esigenze dell’azione comune di tutto il proletariato, tracciate in modo tale che né comunisti, né socialisti, né anarchici, né in genere i lavoratori di qualunque fede politica, possono avere pregiudiziali contro di esse.

IL COMITATO ESECUTIVO

IL COMITATO SINDACALE

Per l'alleanza del lavoro

Il Partito Comunista deve rendere subito pubbliche alcune dichiarazioni intorno alla costituzione testé avvenuta in Roma della “Alleanza del Lavoro” fra le organizzazioni sindacali italiane.

Il Partito Comunista si dichiara lieto che questo incontro sia avvenuto, pur confermando tutte le proprie osservazioni circa le modalità e il contenuto di esso. Gli organi dirigenti del Partito daranno ulteriormente precise disposizioni ai militanti comunisti e ai lavoratori che seguono le direttive del Partito, perché sostengano attraverso la loro attività nelle varie organizzazioni sindacali i criteri che valgono a dare all’unione delle forze proletarie un contenuto effettivo di decisa azione per la riscossa proletaria contro l’offensiva borghese e ad evitare la degenerazione di una simile unione in senso opportunistico e collaborazionista.

Per il momento dobbiamo constatare che sebbene le minoranze comuniste sindacali della Confederazione e del Sindacato Ferrovieri abbiano formalmente chiesto alle rispettive Centrali sindacali di poter essere rappresentate al Convengo per portarvi la voce delle forti correnti proletarie sindacali che ad esse fanno capo, tale diritto non è stato concesso e solo per tale motivo la voce dei comunisti è mancata nella riunione. I lavoratori giudicheranno da questo dove siano i veri fautori della unità proletaria.

Dovendosi oggi costituire il Consiglio Nazionale della “Alleanza del Lavoro” colle rappresentanze delle varie organizzazioni aderenti, il Comitato Sindacale Comunista e il Comitato Ferroviario comunista rinnovarono le richieste perché la rappresentanza di ciascun organismo sia designato con criteri proporzionali in modo che vi siano compresi elementi delle varie frazioni esistenti nei Sindacati. Se anche questo invito sarà respinto, il Partito Comunista impegna parimenti “la disciplina sindacale incondizionata” di tutte le forze che lo seguono alle decisioni del Comitato nazionale della “Alleanza del Lavoro” e continuerà in seno ai vari organismi a sostenere le direttive per un fronte unico effettivo e di azione e le sue critiche ad ogni tattica che se ne allontani.

Poiché è stata resa pubblica una dichiarazione dell’Unione Sindacale che accusa di contraddizione la linea di condotta del Partito Comunista, il C.E. dichiara che, come ogni persona di buona fede può constatare, esso non ha mai messo come condizione alla sua iniziativa per il fronte unico la subordinazione di questo alla dirigenza del Partito Comunista. Il Partito Comunista non pone per il fronte unico nessuna condizione: né quella di una sua diretta influenza su di esso, né quella dell’accettazione dei capisaldi di programma e di tattica proprii del metodo comunista: esso domanda solo che il fronte unico sia effettivo e fondato sull’azione salda di tutto il proletariato; che i suoi obiettivi contengano la difesa del tenore di vita proletaria e che i mezzi di azione siano quelli di ordine sindacale fino allo sciopero generale.

Fino a qual punto la precisa campagna del Partito Comunista abbia influito sul tenore degli accordi di Roma per quanto è detto nel comunicato diramato e per quelle che sono le vedute dei vai organismi che vi partecipano, il Partito Comunista si riserva di dimostrarlo obiettivamente alle masse con la sua critica indipendente; il che non toglie che l’accordo stesso sia considerato dal Partito come un primo utile passo e che il Comitato che ne uscirà possa contare sull’adesione delle forze comuniste, che associano a questo compito quello di vegliare a che lo sforzo proletario non sia volto a fini ingannevoli, e l’azione di classe non degeneri nella collaborazione borghese e non serva come un elemento della concorrenza parlamentare tra i vari gruppi in gara per la formazione del Governo.

IL COMITATO ESECUTIVO

Per l’Alleanza del Lavoro

La Centrale del Sindacato Ferrovieri Italiani ha diramato alle sue sezioni le disposizioni opportune perché queste si facciano iniziatrici della costituzione dei Comitati locali per l’Alleanza del lavoro.

Gli organismi sindacali che seguono le direttive comuniste dovranno ovunque partecipare alle adunanze e comizii indetti con il procedimento scelto dagli iniziatori, riconoscendone le deliberazioni.

Tanto nelle adunanze di delegati dei vari sindacati, che nei comizi in cui a nome di organizzazioni sindacali interverranno a parlare, i comunisti dovranno ampiamente spiegare e proporre formalmente i caposaldi contenuti nel manifesto del nostro partito per il fronte unico, provocando un voto attraverso il quale il Comitato locale o il comizio dell’Alleanza del lavoro proponga quei caposaldi agli organi centrali dell’Alleanza.

Tanto potrà essere fatto presentando il seguente ordine del giorno:

I delegati delle Organizzazioni sindacali di … oppure i lavoratori di … appartenenti a tutte le organizzazioni sindacali, affermano che la Alleanza del lavoro deve essere basata sui caposaldi che seguono, i soli che possono darle un valore effettivo, ed invitano a farli propri su base nazionale tanto il Comitato Nazionale dell’Alleanza che tutti gli organismi aderenti:

a) impegno solenne ed effettivo al reciproco appoggio in una azione comune tra tutti i sindacati locali e di categoria in difesa di qualunque di essi venga colpito dalle manifestazioni dell’offensiva padronale;

b) difesa dei postulati che rappresentano il diritto all’esistenza del proletariato e delle sue organizzazioni, e in prima linea della causa dei disoccupati e del mantenimento di tutti i patti di lavoro e del livello dei salari;

c) impiego dei mezzi dell’azione diretta sindacale con la diretta preparazione dello sciopero generale nazionale di tutte le categorie di lavoratori;

d) costituzione dei Comitali locali con la rappresentanza di ogni Sindacato e Lega e convocazione al più presto possibile del Congresso Nazionale dell’Alleanza proletaria con rappresentanza diretta di tutti i sindacati locali e di categoria per la discussione e accettazione dei punti che precedono e la costituzione di un organismo centrale che sia diretta emanazione delle masse proletarie italiane.

L’esito delle votazioni su questo ordine del giorno dovrà senza indugio essere comunicato, oltre che alla Sede centrale del Sindacato Ferrovieri, al Comitato sindacale comunista.

I nostri oratori si ispireranno al contenuto del manifesto pel fronte unico proletario e soprattutto nel sostenere i suddetti caposaldi insisteranno sul fatto che la loro accettazione non implica l’adesione alle particolari tesi politiche del Partito Comunista, ma corrisponde solo alle esigenze dell’azione comune di tutto il proletariato, tracciate in modo tale che né comunisti, né socialisti, né anarchici, né in genere i lavoratori di qualunque fede politica, possono avere pregiudiziali contro di esse.

IL COMITATO ESECUTIVO

IL COMITATO SINDACALE

I lavoranti in legno proclamano lo sciopero in difesa dei salari

Da Padova

Venerdì 17, gli industriali dello stabilimento BISI di Vigodarzere, avendo annunziato alle operaie addette al reparto confezionatore casse da imballaggio che avrebbero diminuiti sensibilmente i prezzi dei cottimi, facendo comprendere che tale provvedimento si sarebbe poi ripercosso su tutti gli operai, in segno di protesta e ritenuta vana ogni discussione su questo punto, dato anche che le condizioni generali sono tutt’altro che buone e che già da tempo indietro i mandarini della Camera del Lavoro di Padova avevano fatto concludere un accordo con la ditta per l’aumento di mezz’ora di lavoro in cambio di altra diminuzione di tariffe; le operaie per tutta risposta piantarono in asso gli industriali, astenendosi dal lavoro.

Riuniti tutti gli operai dello stabilimento in una numerosa assemblea alla Camera del Lavoro di Padova, domenica mattina, presente il compagno Brustolon, per la Federazione Nazionale, venne deliberato di stare pronti per dare la solidarietà al gruppo femminile, considerato che la sconfitta dlle donne si sarebbe immediatamente ripercossa su tutti gli altri reparti.

Tuttavia venne deliberato di iniziare le trattative con gli industriali per tentare l’accordo. Riuscito vano anche quest’ultimo tentativo, fatto la mattina del lunedì, gli operai, riuniti nel pomeriggio in un numeroso comizio, tra il più vivo entusiasmo proclamarono lo sciopero di solidarietà, decisi a non entrare nello stabilimento fino a vittoria completa. La proclamazione dello sciopero è stata accolta con vivissima simpatia da tutto il proletariato che finalmente vede una categoria in una zona calpestata dal fascismo, che da tempo deve subire ogni sorta di rappresaglie padronali, senza trovare da parte dei dirigenti le organizzazioni, nessuna forma di ribellione, ritrovare se stessa, segnando la via del risveglio per le altre categorie. La lega, che è guidata dai nostri compagni, è decisa di adoperare ogni mezzo per vincere la lotta ingaggiata, sicura che solo con questa tattica si potrà vincere la tracotanza padronale da una parte, e scuotere dal sonno pacifista inoculato dai riformisti locali, alla disgraziatissima massa di questa zona.

Gl' Industriali del legno all'offensiva. La denuncia del Contratto di Lavoro

Da Bologna

L’associazione industriali del Regno, rappresentato dall’arricchito di guerra Ferruccio Stagni, ha portato a fine il proprio progetto reazionario, denunciando il contratto di lavoro, e motivando tale provvedimento on la gravissima crisi nell’industria del legno. Una vera esagerazione se si pensa che attualmente i disoccupati sono tali e quali, per numero e categoria come nella primavera del 1920; il che dimostra della infondatezza delle ragioni che hanno portato e rivela la intesa fra i grandi industriali che in questi giorni e ovunque con un’unica parola d’ordine, hanno iniziato l’offensiva generale. Non vorranno pretendere gli industriali di Bologna, diminuendo le paghe agli operai, di riuscire a fare concorrenza agli stabilimenti della Lombardia, perché ci sarebbe da ridere confrontando quelli ai nostri. Intanto, per ben coprirsi da eventuali agitazioni da parte degli operai, l’ineffabile pescecane, presidente dell’associazione, Sig. Stagni, ha in queste settimane già licenziato il già ridottissimo personale (6 in tutto!). Di modo che, se la lotta vi sarà, egli potrà tranquillamente fare la voce grossa e resistere da gran signore, mentre. Come al solito, la peggio toccherà ai piccoli industriali del legno. È risaputo del dissidio profondo che esiste fra i grossi e i piccoli industriali e la prova migliore la si è avuta proprio il giorno in cui dovendosi discutere della denuncia del contratto di lavoro, gli industriali del legno, convocati in adunanza, si sono trovati in numero di 8 su 150 e più iscritti, a deliberare di un provvedimento di tanta importanza.

Davanti ad una imposizione padronale, i lavoratori del legno si sono riuniti in una imponentissima assemblea il giorno 12 marzo 1922. Il Segretario fece un’ampia relazione, prospettando la situazione attuale e confutando con solide argomentazioni la lettera degli industriali, cui questi hanno affidato il compito di accreditare le loro ragioni.

Quindi, per la C.E. della Camera Confederale del Lavoro, portò la parola di solidarietà nella lotta che si sta iniziando e dichiarò che la C.C.d.L. sarà a fianco dei lavoratori in legno.

L’On.le Guidi, portando il saluto dei comunisti, si disse orgoglioso di appoggiare una simile causa, che è la causa di tutti gli sfruttati, e terminò invitando i lavoratori del legno a stringersi attorno al loro baluardo di difesa, che è l’organizzazione.

Furono applauditissimi. Inoltre parlarono altri in difesa del patto del lavoro. Il Segretario, a nome del C.D. presentò il seguente ordine del giorno che venne approvato all’unanimità: “I lavoratori in legno di Bologna, convocati in assemblea generale straordinaria, il giorno 12 marzo 1922, sentita la relazione esposta dal segretario sulle comunicazioni riguardanti la disdetta del contratto di lavoro in vigore da parte degli industriali, mentre constata che al sempre crescendo costo della vita, le attuali sanzioni sancite nel concordato sono insufficienti, tanto da essere in questo momento la parte operaia a dover chiedere, a ragione, una maggiore compensazione per fronteggiare le necessità più impellenti, protestano contro l’assurda pretesa degli industriali la cui denuncia del contratto di lavoro, prelude l’affamamento dei lavoratori, e poiché non tenendo conto l’attuale sacrificio che fanno già i lavoratori in legno, a tener fede al vecchio concordato, gli industriali vogliono imporre condizioni impossibili e disastrose; deliberano di confermare l’attuale concordato, dando mandato al comitato di preparare una seria agitazione, non escludendo ALCUN MEZZO per il mantenimento delle nostre conquiste.