Partito Comunista Internazionale

Il Soviet 1918/1

La costituente?

La fine della guerra ha portato con sé un potente soffio d’innovazione, alle suggestioni del quale nessuno può sottrarsi. Abbiamo visto anche Salandra divenire rivoluzionario!

Per mettere un poco al corrente anche questa travagliata Italia colle convulsioni tremende che si svolgono e si annunziano altrove, si è posta avanti da molte parti una… mezza misura: la Costituente.

Chi la vuole? La vogliono gli interventisti “rivoluzionari” che sentono il bisogno di rendersi un po’ più accetti che non siano alle folle, la vogliono i repubblicani e i socialisti riformisti.

Ma l’ha compresa in un suo programma anche la Confederazione Generale del Lavoro, e in nome di questa l’ha sostenuta alla Camera l’on. Dugoni del gruppo parlamentare socialista, dicendo di parlare anche a nome del nostro partito. La direzione del PS riunita recentemente a Roma non ha fatto però sua la proposta, ed ha invece, in un deliberato che approviamo toto corde,sancito il programma della Dittatura Politica del Proletariato. Non approviamo però che il Gruppo Parlamentare seguiti a fare per proprio conto un’azione politica che, se corrisponde alle vedute delle organizzazioni operaie, non deriva da quella voluta dal Partito di cui il gruppo è emanazione.

Che cos’è la Costituente?

Pas grande chose,direbbero i francesi. E’ un’assemblea nazionale, eletta se vogliamo con suffragio allargatissimo, che, anziché avere la funzione legislativa, sia chiamata a discutere e stabilire una nuova costituzione politica dello Stato. Si tratta dell’applicazione massima del concetto borghese della sovranità popolare.

E’ appunto questo concetto che non raccoglie per nulla la fiducia dei socialisti, è anzi proprio quello la cui demolizione è uno degli oggetti precipui della critica marxista e dell’azione politica socialista.

La sovranità popolare realizzata con la scheda, la libertà e l’eguaglianza politica, sono mere finzioni quando sussiste la divisione della società in classi e la disuguaglianza economica. Le camere elettive, lo Stato, restano costantemente nelle mani di una minoranza dominante e servono esclusivamente agli interessi di essa. Checché ne dicano i postumi chiosatori di Mazzini o di Washington, il dominio di classe, l’oppressione economica, sopravvivono, anzi sono più aspri, nei paesi celebri per le dichiarazioni dei diritti dell’uomo e del cittadino; nelle repubbliche democratiche (in politica) e plutocratiche (in economia) di Francia o d’America.

La critica socialista dimostra a luce meridiana che tutto il bagaglio della filosofia liberale è una ideologia propria della borghesia capitalistica, che se ne serve per giustificare la sua lotta contro i ceppi del regime medioevale, ma altresì l’instaurazione del suo predominio sociale sulle masse lavoratrici e sfruttate.

Non dallo sviluppo e dalla intensificazione delle forme democratiche il socialismo attende la propria realizzazione, ma dalla lotta sociale tra le classi e dalla vittoria rivoluzionaria del proletariato.

Il nefasto affinismo che tanto danno e confusione ha arrecato attraverso la collaborazione tra i socialisti e i democratici borghesi, ha fatto perdere di vista questa fondamentale, programmatica antitesi tra socialismo e democrazia.

Ma oggi tutto un grandioso movimento riconduce il socialismo alle sue massime concezioni, al suo obiettivo integrale, che è l’organizzazione del proletariato in classe dominante.

La rivoluzione socialista si realizzerà quando il potere politico sarà nelle mani dei lavoratori, non solo perché i lavoratori sono la maggioranza, ma perché alla minoranza borghese verrà tolta ogni ingerenza nella formazione degli organi del potere.

La democrazia vuole salvare, in nome del cosiddetto diritto delle minoranze, la rappresentanza delle classi borghesi. Finché queste avranno diritto di rappresentanza, conserveranno anche la maggioranza degli organi elettivi, e manterranno il loro dominio.

Il proletariato socialista vuole invece impadronirsi del potere politico per abolire in un secondo tempo il potere economico della borghesia, e in un terzo tempo la divisione della società in classi, realizzando l’eguaglianza sociale degli uomini.

In Russia abbiamo visto la Costituente che si preparava a fare il gioco delle classi borghesi sciolta con la forza dai Soviet, organi della Dittatura proletaria.

In Germania vediamo di fronte oggi due programmi: quello della borghesia e dei socialisti maggioritari, per la Costituente e la Repubblica democratica; e quello del gruppo Spartacus per il passaggio del potere ai Consigli degli Operai e Soldati.

In Italia già si studiano i movimenti per una difensiva del potere borghese, e i socialisti interventisti, alleati perduti della borghesia, fanno propaganda per la Costituente.

La Confederazione del Lavoro ingenuamente abbocca all’amo, mentre dovrebbe, anche per tassativi impegni assunti, lasciare la soluzione di tale problema al Partito Socialista, organo politico della classe operaia, strumento direttamente designato all’assunzione del potere.

Si vuole una Costituente senza che ci sia stato alcuno spostamento delle basi su cui poggiano gli ordinamenti attuali. Tale Costituente, eletta a cura degli organi amministrativi dello Stato controllati dal presente Governo, sarebbe simile come una goccia d’acqua all’attuale parlamento uscito dal suffragio universale, amorevole levatrice Giolitti.

La maggioranza sarebbe non solo borghese, ma sicuramente monarchica.

La Costituente dunque non ci seduce. I socialisti non alzeranno un dito per essa.

[Censura]

Da “Il Soviet” del 22 dicembre 1918

Guerra rivoluzionaria

Quei rinnegati del socialismo che sono stati favorevoli alla guerra vorrebbero oggi, per giustificare il proprio atteggiamento, abilmente sfruttare i grandiosi avvenimenti che si vanno svolgendo in Russia, in Austria, in Germania.

Essi affermano che la guerra da loro voluta, la sconfitta degli Imperi centrali per la quale hanno combattuto (ai fronti interni), hanno prodotto la Rivoluzione Socialista.

Questo trucco della “guerra rivoluzionaria” deve essere sventato.

É evidentissimo che la guerra ha prodotto situazioni rivoluzionarie; e ciò corrisponde benissimo alle concezioni socialiste. Come lo sviluppo del capitalismo prepara e conduce alla rivoluzione del proletariato, così la guerra, crisi suprema del mondo borghese e delle sue intime contraddizioni, ne accelera la catastrofe finale. Ma come é programma dei socialisti lavorare per la rivoluzione combattendo con la lotta di classe la borghesia – e non aiutandola ad evolversi – così il loro dovere dinanzi alla guerra é quello di avversarla e di lottare contro il militarismo per affrettare la crisi da cui uscirà abbattuto.

La guerra é stata dunque un fenomeno acceleratore della Rivoluzione, come il capitalismo accelera, sviluppandosi, l’avvento del socialismo; ma tra i due termini esiste una antitesi assoluta e tra le classi che li rappresenta nel campo sociale una lotta incessante.

Se la rivoluzione del proletariato avesse potuto fermare la guerra al suo inizio abbattendo tutti i governi della borghesia, come era nella sana visione internazionalista, fiumi di sangue sarebbero stati risparmiati. Ma è ozioso chiamare in fallo la storia con gratuite ipotesi.

Quello che ci preme é svelare il giochetto dei socialpatrioti, tendente a confondere il problema dell’influenza rivoluzionaria della guerra con l’altro vero problema da cui deve emergerà la determinazione delle loro responsabilità: l’adesione dei socialisti alla guerra ha accelerato la Rivoluzione?

No – rispondiamo noi alla luce dei fatti – i socialpatrioti hanno dovunque esercitata un’opera profondamente antirivoluzionaria.

I socialpatrioti hanno sostenuto che era necessario, per la causa del socialismo, l’abbattimento degli Imperi centrali autocratici e militaristi da parte dell’Intesa democratica; dal canto loro i socialpatrioti tedeschi hanno sostenuto che era necessario l’abbattimento dello zarismo.

Gli uni e gli altri assicuravano non potersi raggiungere tale scopo che con la guerra, non essendo da sperare che la minaccia del militarismo tedesco e dello zarismo – dipinti rispettivamente come aggressori – fosse arrestata da una rivoluzione interna.

Le concezioni analoghe dei socialpatrioti si basavano su di una insanabile antitesi che passava tra le classi dominanti russe e tedesche, tra le classi dominanti degli Imperi e dell’Intesa.

Ma venne la Rivoluzione Russa e schiacciò lo zarismo.

Viene la rivoluzione tedesca e annienta l’imperialismo e il militarismo teutonico. Socialisti guerrafondai della Germania e socialisti guerrafondai dell’Intesa si attribuiscono il merito di aver agevolate quelle rivoluzioni colla sconfitta militare del regime abbattuto.

Ma la falsità della loro affermazione emerge limpidissima dalle situazioni storiche analoghe che si sono determinate.

Il militarismo tedesco dopo la Rivoluzione in Russia diviene l’alleato delle classi dirigenti russe, contro cui aveva chiamato il suo popolo alla guerra, e le aiuta nella lotta contro i massimalisti, svelando tutta la sua affinità col nemico di ieri.

I socialisti maggioritari teutonici non protestano, non insorgono, si uniscono anzi ai diffamatori e ai sabotatori della Rivoluzione.

Così oggi, durante la Rivoluzione tedesca – e la vera Rivoluzione sarà per noi compiuta quando i massimalisti avranno trionfato anche in Germania – le borghesie dell’Intesa mostrano chiaramente la loro simpatia per le classi dirigenti tedesche, per i militaristi e i pangermanisti di ieri.

[Censura]

Nessuna differenza tra la politica dei Governi democratici dell’Intesa e quella dei Governi imperialisti tedeschi nei riguardi del “pericolo socialista”. Così la storia fa le nostre vendette e fa giustizia delle menzogna del socialismo intesofilo.

E i socialpatrioti nostrani si rendono solidali coi loro Governi unendosi al coro di vigliacche menzogne contro la grande, la vera opera rivoluzionaria del proletariato tedesco.

La grande verità ci delinea: le borghesie di tutti i paesi si alleano contro il socialismo internazionale rivoluzionario.

E i rinnegati del socialismo che inneggiarono alla guerra facendo opera di sconcia collaborazione coi poteri capitalistici, seguitano ad esserne i mancipi lavorando contro la rivoluzione.

Mentre in Russia come in Germania il socialismo massimalista trionfa per opera di coloro che furono avversi alla guerra, contro i tradimenti dei socialpatrioti e dei riformisti, vediamo la stampa patriottica dell’Intesa fare la rèclame agli Scheidemann e agli Ebert già vituperati come strumenti del Kaiser, e condurre una campagna di vituperio contro Liebknecht e suoi seguaci perché sono tra quelli che hanno splendidamente riscattato l’avvenire del socialismo, che colla guerra si sperò follemente di soffocare.