Partito Comunista Internazionale

Il Soviet 1919/28

I socialisti e il ministero Nitti

Quando furono annunciate le dimissioni del ministero Orlando e la successiva combinazione ministeriale Nitti-Tittoni, noi esprimeremo il nostro parere sull’avvenuta crisi affermando che tale cosa dovesse essere valutata dal proletariato col più completo disinteressamento, non potendo qualsiasi cambiamento di uomini al governo borghese apportare quelle modifiche dei rapporti di classe, che sono la finalità della sua azione.

Mentre intanto il nuovo governo si appresta a imbastire il formidabile suo programma di grandi riforme si sono venuti svolgendo alcuni avvenimenti che non possono non meritare una parola di commento.

Si vengono gradatamente attenuando l’incanata dei bollenti componenti del fascio parlamentare e i furibondi propositi delle varie associazioni di combattenti; ed una voce circola e si accredita sempre più e trova eco frequente nei giornali borghesi: il ministero ha le simpatie e l’appoggio del gruppo parlamentare socialista.

Questo per pudore non poté delegare alcuno dei suoi membri a far parte del ministero Nitti, per pudore continuerà a fingere di essere all’opposizione; di fatto però sarà il più fiero oppositore dei suoi oppositori e sotto tale veste pudica ne sarà il sostenitore. Contro questa voce chiaramente espressa nessuno dei membri del gruppo ha creduto per proprio conto o per conto della collettività emettere una sola parola di protesta.

La notizia dunque o è vera e rivela accordi espliciti intercorsi tra il gruppo socialista e l’on. Nitti, o è verosimile e si poggia sul contegno del gruppo stesso il quale autorizza simili congetture.

Nell’un caso o nell’altro, nei riguardi del partito, la cosa non può passare sotto silenzio, che potrebbe rivelare una tacita acquiescenza.

Non è il caso di risollevare le vecchie polemiche, che han fatto il loro tempo e che hanno tanto di barba, sulla possibilità della partecipazione dei socialisti ai ministeri borghesi. Non ci compiacciamo di ricerche archeologiche. Se vi ha ancora qualcuno nel partito che ha di simili nostalgie, vada a prendere posto in un museo, ambiente più confacente ai suoi gusti.

La vecchia questione è seppellita da tempo né alcuno potrà ridestarla in vita.

L’on. Nitti, che si adombra quando lo si accusa di giolittismo, si sbaglia di grosso se crede di poter riprendere i metodi nefasti di politica che vanno ormai consacrati con la parola di giolittismo.

Chiami pure come suoi collaboratori i più autentici pescicani della industria e dell’agricoltura, a noi ciò non interessa punto, anzi fino ad un certo punto fa un certo piacere, in quanto rende più evidenti e chiari i rapporti che intercedono tra governi borghesi e classe capitalistica.

Non creda però che possa attirare a sé i socialisti cogli zuccherini delle cosiddette libertà nella politica interna e con qualche riforma elettorale, per la quale tanto si dà da fare l’on. Turati, il quale per essa ha trasferito il suo gabinetto di lavoro a palazzo Braschi, ove a quanto riferisce la stampa borghese con evidente compiacenza ha quasi quotidiani colloqui coi vari deputati che a quella riforma di pura marca socialista si interessano quanto lui.

Sono passati troppi anni da quando l’on. Giolitti riusciva a far votare al gruppo parlamentare anche i bilanci militari per concedere in cambio qualche paroletta dolce sulla libertà di lavoro senza che il partito intervenisse, o quando fattosi ancora più audace relegava senz’altro Marx in soffitta colla compiacente annuenza del gruppo stesso.

Oggi il proletariato ha ben altre forze e ben altra coscienza e il partito socialista ha ben altro senso di responsabilità verso di esso e ben altro grado di coscienza politica.

Il socialismo non è più una nebulosa vaga, un sogno, una lontana aspirazione, esso è una realtà vittoriosa.

Il partito deve tenere l’occhio fisso e le sue energie deste, per il domani prossimo: non può e non deve volgersi indietro.

Chi non sente quanto sia intensa la sua vitalità ed il suo vigore e quale debba essere il suo ritmo prenda altra via.

Più che mai la necessità della convocazione del Congresso Nazionale diviene urgente!

Oche ungheresi per gli allocchi italiani

   Il Giornale d’Italia ha da Fiume un’intervista col Dottor Hosvalt, giornalista ungherese proveniente da Budapest.

   Tra le altre cose interessanti il dottore ha dichiarato che “nei dintorni della capitale ungherese un’oca si paga cinquemila corone”.

   Egli narra di aver potuto a grandi stenti raggiungere Fiume attraverso la Jugoslavia, travestito, parlando croato e con duemila corone in tasca.

   Noi compiangiamo di cuore il povero giornalista che lungo così penoso viaggio non ha potuto nutrirsi che di una semplice zampa di oca, non raggiungendo il denaro di cui disponeva la cifra necessaria, secondo le sue stesse informazioni, all’acquisto neppure di mezza oca.

   Oh! gli orrori del bolscevismo!