Partito Comunista Internazionale

Il Soviet 1919/9

Contro l’intervento alla battaglia elettorale

Nell’imminenza della lotta elettorale, prima di concretare il programma che debba servire di piattaforma, il partito ha un dovere pregiudiziale; deve discutere se debba oppure no partecipare alla lotta stessa. Questo quesito é imposto dall’incalzare dei grandi avvenimenti politici, di cui soprattutto il partito socialista deve tenere conto per regolare la propria linea di condotta.

Altro che le vecchie dispute tra riformisti e rivoluzionari!

Dopo tutto queste due frazioni avverse potevano pure trovare modo di vivere insieme, un poco mostrandosi i denti, un poco azzuffandosi.

Tra gli aderenti alle due frazioni le divergenze erano più di stato d’animo, più di atteggiamenti sentimentali, che di vere, sostanziali differenze di programmi, Tutti infatti indistintamente facevano ugualmente l’atto di fede socialista; il programma massimo (conquista dei pubblici poteri, socializzazione dei mezzi di produzione, ecc.) costituiva per tutti l’ideale lontano da raggiungere, il solo programma socialista.

Se tra le due frazioni (ala destra e sinistra) sorgevano dissidi, era in rapporto al metodo con cui procurare di migliorare le condizioni attuali del proletariato; programma minimo, questo, niente affatto socialista se non nella tendenza, ed accettato e sostenuto oggi specialmente da tutti i partiti borghesi che si affannano a dimostrare la loro straordinaria buona volontà di migliorare la vita degli operai. Questi dissidi sono ormai stantii e sorpassati.

La rivoluzione russa ha dimostrato col fatto (quale migliore dimostrazione?) che il programma massimo socialista, ossia il vero programma socialista, non é una utopia da realizzarsi, forse che si forse che no, in un ipotetico lontano futuro; esso é tanto realizzabile oggi che é stato già realizzato, e per giunta, a marcio dispetto della scienza, senza quei presupposti di sviluppo capitalistico che essa ci aveva insegnato fossero assolutamente indispensabili.

La rivoluzione russa ci ha insegnato che occorre una volontà chiara e precisa che non si lasci deviare e delle forze ben preparate all’azione.

Quale superbo esempio per tutti i socialisti del mondo l’atteggiamento dei bolscevichi russi, i quali, anziché rinunciare al tentativo di far trionfare il programma massimo appagandosi dell’immenso fatto della caduta del regime zarista, intensificano la loro azione, logicamente coscienti che ogni rivoluzione che non sia massimalista, anche se fatta da socialisti e in nome del socialismo, é una rivoluzione borghese, rifiutano ogni alleanza anche dei più affini, e si battono e vincono per il loro ideale! Oh quanto diversi da certi cosiddetti socialisti più o meno nostrani, che per un seggio al parlamento o per un più modesto seggio di consigliere comunale calpestano i principi, gli ideali, e si alleano coi peggiori e più indegni avversari!

Il successo russo ha fatto giustizia di molti preconcetti più o meno sinceri.

Ciò che é stato possibile in Russia può essere possibile negli altri paesi europei. Per i partiti socialisti lavorare nel medesimo senso nel quale i compagni russi hanno combattuto e vinto la loro grande rivoluzione, é imprescindibile dovere.

Non si tratta di discutere sulla possibilità o meno di una società socialista, sulla quale possibilità ipotetica é facile ottenere l’unanimità. Il partito socialista non é un’accademia di cultori di astronomia, esso concreta i suoi postulati teorici solo per trarne le direttive tattiche. Se la rivoluzione massimalista é possibile a breve scadenza, e lo é indiscutibilmente, non vi é altro da fare pel partito socialista che concentrare ogni sua attività per questa finalità.

Fino a che la possibilità di un’azione rivoluzionaria in senso massimalista sembrava molto lontana era giustificabile ed ammissibile che il partito dedicasse molte sue energie alle lotte elettorali borghesi, ispirate al proposito di ridurre le forze della borghesia, impossessandosi in parte delle sue armi. Ora ogni azione impiegata in simili lotte sarebbe colpevole, perché non farebbe che distrarre energie utili e valevoli assai più efficacemente se diversamente impiegate. Per coloro che in buona fede si illudono sui risultati delle lotte elettorali anche in periodo per così dire rivoluzionario, valga di insegnamento il turpe e sanguinoso obbrobrio della costituzione tedesca di Weimar, i cui promotori calunniano e diffamano il socialismo quando affermano di ispirarsi ad esso nella loro azione.

La rivoluzione socialista non si fa colle schede, né coi deputati, né colla composta serenità delle leggi.

Accettare ancora la lotta elettorale e dedicare ad essa della attività come si é fatto per il passato, vorrebbe dire continuare a dare credito e forza a una funzione che é destinata non a scomparire ma ad essere distrutta, soffocata dall’azione socialista. Sarebbe ripetere per essa il medesimo utopistico errore nel quale caddero quei socialisti che in buona fede credettero di dover partecipare alla guerra col nobile scopo di distruggerla, e che non fecero altro che rafforzarla colla loro partecipazione.

Abbattere il potere borghese non si può senza abbattere i suoi organi, tra cui primissima l’assemblea legislativa. Tra conquista rivoluzionaria dei poteri da parte del proletariato, mediante l’azione del suo organismo politico che è il partito socialista, e funzione elettorale, vi é irriducibile antitesi; l’una esclude l’altra. Il partito deve prendere nettamente la sua via e batterla decisamente. Ogni azione elettorale é inutile e dannosa, abbandoniamola tutta ai borghesi: é affare loro.

Dedichiamo ogni nostra attività a rendere il partito saldo ed omogeneo e a costituire intorno ad esso quegli organi che hanno mostrato già altrove di essere veri fattori rivoluzionari con decisa coscienza dei propri finì e salda volontà di raggiungerli.

Il partito non deve partecipare alla lotta elettorale. La frazione massimalista decisamente avversa alla partecipazione di esso e del proletariato rivoluzionario a quelle inutili dispersioni di energie deve ingaggiare la battaglia decisamente per assicurarsi questa prima importante vittoria nel seno del partito, che precederà quella che esso otterrà colla sua energica, chiara, diritta azione rivoluzionaria.